image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • Olimpiadi
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
  • MotoGp
  • Tennis
  • Formula 1
  • Calcio
  • Volley
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Mowida
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • olimpiadi
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
  • motogp
  • tennis
  • Formula 1
  • calcio
  • Volley
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • mowida
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Culture

Pucci rinuncia a Sanremo, ma non è lui il fascista: lo sono le risate all’olio di ricino di chi va ai suoi spettacoli. La finta comicità e il conformismo spacciato per libertà d’espressione

  • di Gianni Miraglia Gianni Miraglia

  • Foto: Ig Andrea Pucci

8 febbraio 2026

Pucci rinuncia a Sanremo, ma non è lui il fascista: lo sono le risate all’olio di ricino di chi va ai suoi spettacoli. La finta comicità e il conformismo spacciato per libertà d’espressione
Andrea Pucci, targhetta del comico sulla camicia, non sarà a Sanremo. Carlo Conti lo ha voluto, ma lui ha rinunciato. C’è voluto poco perché tutti ricordassero a Conti lo stile delle battute del co-conduttore. Un posizionamento, quello di Pucci, ben chiaro. Ma non è lui ad essere fascista: lo sono tutti quelli che vanno ai suoi spettacoli e ridono. Perché Pucci, oltretutto, non fa nemmeno ridere

Foto: Ig Andrea Pucci

di Gianni Miraglia Gianni Miraglia

Il vero fascismo non è Pucci. È la risata. La risata del pubblico, perché Pucci non fa ridere. Nemmeno le risate preregistrate riderebbero. Risate di Pavlov di un’epoca in cui la cultura meme ci sta mutando in esseri incapaci di concentrarci per oltre tre secondi, e quindi intrattenimento algoritmico: della serie rido perché ridono tutti. Battute a prova di ingenuo che si sente acuto e intelligente perché presume di essere scorretto: il cattivista che si antepone al buonismo. Essere scorretti è arte. Non certo il conformismo che accomuna gli scaccolatori che vanno per la maggiore: Pucci, lui e tanti altri cosplayer delle grasse risate a comando. Quelle loro battute che ti dicono: sei nel posto giusto, qui non succede niente, e prendiamo in giro quelli brutti, sfigati, emarginati, e quindi tu non sei loro. Una risata di conferma, mai di rischio, mai di terrore su questa realtà che, in quanto tale, è abisso quotidiano: stiamo su funi sospese nel vuoto e ridere serve anche per questo. Applauso automatico, il riflesso del ginocchio dal medico. Bum. Tutti vivi. Figli illegittimi dei like, con le loro non-battute in cui vengono colpiti solo quelli che contano di meno. Non è politicamente scorretto, non è sarcasmo: sarcasmo è lasciare una stanza più scomoda di come l’hai trovata.

Andrea Pucci
Andrea Pucci Ansa

Questa è l’epoca del grande rito collettivo della rassicurazione. Persone che non escono mai di casa, se non per eventi già approvati dal loro sistema nervoso. Spettacolo di regime emotivo: sai già che riderai, sai già dove, sai già perché. Vai al palazzetto del comico duro, ridi, esci e dici all’intervistatore: La cosa più geniale che abbia mai visto”. Trasgressiva, addirittura. È come intervistare i fedeli fuori dalla messa e chiedergli se Dio esiste. Ovvio che dicono di sì. Siamo nell’epoca dell’intrattenimento disciplinare. Risata come olio di ricino, lubrificante del consenso. Ridi per non pensare. Ridi per sentirti parte. Ridi per non disturbare nessuno. Il pubblico ride non perché è colpito, ma perché è d’accordo, solo per salvarsi dalla ghettizzazione con hashtag. Applausi all’assenza di pericolo, che viene scambiata per libertà d’opinione: alzatori del dito medio, ma perfettamente allineati. Il sarcasmo vero non ti fa sentire migliore. Ti fa sentire scoperto. E se uno spettacolo ti fa uscire dicendo “è stato bellissimo” senza averti tolto niente, allora è solo una risata che obbedisce.“

E ora la lezione del petulante risvegliatosi in me: Lenny Bruce, anni Cinquanta. America in giacca, riga da una parte, e i processi alla morale della commissione McCarthy che bandiva ogni artista abbastanza coraggioso da essere etichettato come comunista, agente sovietico, elemento disturbante. Parlava di pomp*ni. Non per fare il trasgressivo da bar elegante di Milano, ma per dire: la nostra rispettabilità è una recita. E per le sue parole anti-establishment si faceva arrestare. Oggi la linea è chiarissima e fa paura vederla, e ci consoliamo con la dicotomia destra-sinistra, come fossero isole opzionali in cui salvarsi. Non c’è niente e noi non contiamo niente. E se guardi le news, mettendo da parte i tuoi pregiudizi politici, te ne accorgi. E ora mi viene in mente Totò, ma non quello delle crudeli foto restaurate dall’AI: lui faceva ridere, scherniva l’ipocrisia dei profumati, del potere. Anche Petrolini sputava in faccia alla retorica. L’avanspettacolo era arte povera che menava fendenti veri. Oppure Verdone, quando era Verdone, costruiva maschere che ti facevano ridere e subito dopo ti facevano chiedere: ma quello sono io. Renato Pozzetto smontava l’apartheid borghese con una lentezza assassina. Per non parlare del genio assoluto: Maurizio Milani, che vedevamo in Rai, in prima serata. Lui non cercava l’applauso. Non si atteggiava a duro della comicità caustica: le sue battute moralmente impresentabili non avevano spiegazioni né paracadute. Milani non chiedeva consenso. Ridi dopo. O non ridi affatto. Ed era proprio questo il punto. Lui creava il sottovuoto: ridevi, preoccupandoti. Milani ti metteva in una posizione scomoda e spariva. Era così avanti che oggi verrebbe accusato di tutto, da tutti a destra sinistra con interrogazioni e reel parlamentari. Milano, colpevole di cinismo, scorrettezza, ambiguità, mancanza di messaggio positivo. Maurizio Milani è così avanti che nella tv contemporanea che verrebbe accusato di fare comicità. Ma consoliamoci perché Milani è vivo e vegeto ed è tornato a fare ridere, sempre a modo suo, come ospite ricorrente della seconda serata. Lo vedo prendere il treno da Codogno e lasciare i suoi badili incustoditi, per andare a registrare. E intanto mentre leggi queste inutili parole, le risate continuano e cercano la tua adesione. Senti come ridono, senti come se la godono. Hai presente quella frase sulla risata che ci seppellirà? Sì, è proprio così: una risata ci seppellirà, e avrà l’odore della merda.

More

Sanremo 2026, Andrea Pucci è la prima scelta sorprendente di Carlo Conti, ma per i motivi sbagliati. Ecco cosa sta succedendo con il nuovo co-conduttore del Festival

di Irene Natali Irene Natali

la vendetta di carlo conti

Sanremo 2026, Andrea Pucci è la prima scelta sorprendente di Carlo Conti, ma per i motivi sbagliati. Ecco cosa sta succedendo con il nuovo co-conduttore del Festival

Sanremo 2026, altro che turcata! Can Yaman co-conduttore all’Ariston è la scelta giusta di Carlo Conti. E il motivo è semplicissimo…

di Irene Natali Irene Natali

bello che balla?

Sanremo 2026, altro che turcata! Can Yaman co-conduttore all’Ariston è la scelta giusta di Carlo Conti. E il motivo è semplicissimo…

La Rai manda l’uomo forte di Sanremo da Silvia Toffanin in segno di pace? Carlo Conti a Verissimo su Canale 5

di Irene Natali Irene Natali

amici come prima

La Rai manda l’uomo forte di Sanremo da Silvia Toffanin in segno di pace? Carlo Conti a Verissimo su Canale 5

Tag

  • Andrea Pucci
  • Festival di Sanremo
  • Comicità
  • comico
  • Fascismo

Top Stories

  • Ecco perché crollano gli ascolti di Sanremo 2026. Carlo Conti conduce un Festival senza spettacolo e la formula “Tale e Quale” non funziona più. Si salva solo una cosa…

    di Irene Natali

    Ecco perché crollano gli ascolti di Sanremo 2026. Carlo Conti conduce un Festival senza spettacolo e la formula “Tale e Quale” non funziona più. Si salva solo una cosa…
  • Abbiamo parlato di sesso, amore e libertà con Fabrizio Corona a Sanremo. Comincia così la nuova stagione di MOW Privé by Escort Advisor, il videocast in cui facciamo ciò che ci piace: rompere i tabù

    Abbiamo parlato di sesso, amore e libertà con Fabrizio Corona a Sanremo. Comincia così la nuova stagione di MOW Privé by Escort Advisor, il videocast in cui facciamo ciò che ci piace: rompere i tabù
  • Mario Adinolfi totale su Sanremo: "Un Festival bello come una messa, Fedez il più cristiano di tutti". E su Fabrizio Corona in politica: "Pronto a fargli da professore Schettini"

    di Irene Natali

    Mario Adinolfi totale su Sanremo: "Un Festival bello come una messa, Fedez il più cristiano di tutti". E su Fabrizio Corona in politica: "Pronto a fargli da professore Schettini"
  • Addio Striscia la Notizia? Dopo l'ultima puntata, possiamo dirlo: la promozione in prima serata è stata davvero il delitto perfetto di Pier Silvio Berlusconi

    di Irene Natali

    Addio Striscia la Notizia? Dopo l'ultima puntata, possiamo dirlo: la promozione in prima serata è stata davvero il delitto perfetto di Pier Silvio Berlusconi
  • Bambole di pezza a MOW: “Siamo la prima band di donne a Sanremo, veniamo dal ‘do it yourself’, puntiamo ai concerti”

    di Irene Natali

    Bambole di pezza a MOW: “Siamo la prima band di donne a Sanremo, veniamo dal ‘do it yourself’, puntiamo ai concerti”
  • MasterChef 15 scappa da Sanremo per salvare gli ascolti e rimanda la finale: ecco quando e cosa verrà trasmesso al suo posto

    di Irene Natali

    MasterChef 15 scappa da Sanremo per salvare gli ascolti e rimanda la finale: ecco quando e cosa verrà trasmesso al suo posto

di Gianni Miraglia Gianni Miraglia

Foto:

Ig Andrea Pucci

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore [email protected]

Next

Dai serial killer su Netflix a The Beauty su Disney+: com’è l’ultima serie di Ryan Murphy? L’ossessione per la bellezza diventa horror

di Ilaria Ferretti

Dai serial killer su Netflix a The Beauty su Disney+: com’è l’ultima serie di Ryan Murphy? L’ossessione per la bellezza diventa horror
Next Next

Dai serial killer su Netflix a The Beauty su Disney+: com’è...

  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy