Il vero fascismo non è Pucci. È la risata. La risata del pubblico, perché Pucci non fa ridere. Nemmeno le risate preregistrate riderebbero. Risate di Pavlov di un’epoca in cui la cultura meme ci sta mutando in esseri incapaci di concentrarci per oltre tre secondi, e quindi intrattenimento algoritmico: della serie rido perché ridono tutti. Battute a prova di ingenuo che si sente acuto e intelligente perché presume di essere scorretto: il cattivista che si antepone al buonismo. Essere scorretti è arte. Non certo il conformismo che accomuna gli scaccolatori che vanno per la maggiore: Pucci, lui e tanti altri cosplayer delle grasse risate a comando. Quelle loro battute che ti dicono: sei nel posto giusto, qui non succede niente, e prendiamo in giro quelli brutti, sfigati, emarginati, e quindi tu non sei loro. Una risata di conferma, mai di rischio, mai di terrore su questa realtà che, in quanto tale, è abisso quotidiano: stiamo su funi sospese nel vuoto e ridere serve anche per questo. Applauso automatico, il riflesso del ginocchio dal medico. Bum. Tutti vivi. Figli illegittimi dei like, con le loro non-battute in cui vengono colpiti solo quelli che contano di meno. Non è politicamente scorretto, non è sarcasmo: sarcasmo è lasciare una stanza più scomoda di come l’hai trovata.
Questa è l’epoca del grande rito collettivo della rassicurazione. Persone che non escono mai di casa, se non per eventi già approvati dal loro sistema nervoso. Spettacolo di regime emotivo: sai già che riderai, sai già dove, sai già perché. Vai al palazzetto del comico duro, ridi, esci e dici all’intervistatore: La cosa più geniale che abbia mai visto”. Trasgressiva, addirittura. È come intervistare i fedeli fuori dalla messa e chiedergli se Dio esiste. Ovvio che dicono di sì. Siamo nell’epoca dell’intrattenimento disciplinare. Risata come olio di ricino, lubrificante del consenso. Ridi per non pensare. Ridi per sentirti parte. Ridi per non disturbare nessuno. Il pubblico ride non perché è colpito, ma perché è d’accordo, solo per salvarsi dalla ghettizzazione con hashtag. Applausi all’assenza di pericolo, che viene scambiata per libertà d’opinione: alzatori del dito medio, ma perfettamente allineati. Il sarcasmo vero non ti fa sentire migliore. Ti fa sentire scoperto. E se uno spettacolo ti fa uscire dicendo “è stato bellissimo” senza averti tolto niente, allora è solo una risata che obbedisce.“
E ora la lezione del petulante risvegliatosi in me: Lenny Bruce, anni Cinquanta. America in giacca, riga da una parte, e i processi alla morale della commissione McCarthy che bandiva ogni artista abbastanza coraggioso da essere etichettato come comunista, agente sovietico, elemento disturbante. Parlava di pomp*ni. Non per fare il trasgressivo da bar elegante di Milano, ma per dire: la nostra rispettabilità è una recita. E per le sue parole anti-establishment si faceva arrestare. Oggi la linea è chiarissima e fa paura vederla, e ci consoliamo con la dicotomia destra-sinistra, come fossero isole opzionali in cui salvarsi. Non c’è niente e noi non contiamo niente. E se guardi le news, mettendo da parte i tuoi pregiudizi politici, te ne accorgi. E ora mi viene in mente Totò, ma non quello delle crudeli foto restaurate dall’AI: lui faceva ridere, scherniva l’ipocrisia dei profumati, del potere. Anche Petrolini sputava in faccia alla retorica. L’avanspettacolo era arte povera che menava fendenti veri. Oppure Verdone, quando era Verdone, costruiva maschere che ti facevano ridere e subito dopo ti facevano chiedere: ma quello sono io. Renato Pozzetto smontava l’apartheid borghese con una lentezza assassina. Per non parlare del genio assoluto: Maurizio Milani, che vedevamo in Rai, in prima serata. Lui non cercava l’applauso. Non si atteggiava a duro della comicità caustica: le sue battute moralmente impresentabili non avevano spiegazioni né paracadute. Milani non chiedeva consenso. Ridi dopo. O non ridi affatto. Ed era proprio questo il punto. Lui creava il sottovuoto: ridevi, preoccupandoti. Milani ti metteva in una posizione scomoda e spariva. Era così avanti che oggi verrebbe accusato di tutto, da tutti a destra sinistra con interrogazioni e reel parlamentari. Milano, colpevole di cinismo, scorrettezza, ambiguità, mancanza di messaggio positivo. Maurizio Milani è così avanti che nella tv contemporanea che verrebbe accusato di fare comicità. Ma consoliamoci perché Milani è vivo e vegeto ed è tornato a fare ridere, sempre a modo suo, come ospite ricorrente della seconda serata. Lo vedo prendere il treno da Codogno e lasciare i suoi badili incustoditi, per andare a registrare. E intanto mentre leggi queste inutili parole, le risate continuano e cercano la tua adesione. Senti come ridono, senti come se la godono. Hai presente quella frase sulla risata che ci seppellirà? Sì, è proprio così: una risata ci seppellirà, e avrà l’odore della merda.