La prima band al femminile del Festival di Sanremo è passata al T-Space, lo spazio allestito con Jodis a pochi metri dal Teatro Ariston: MOW ha intervistato le Bambole di pezza, che sono arrivate al Festival per spaccare. L'energia dei loro concerti, la cover con Cristina D'Avena, la presenza di poche donne al Festival, il “flow” sanremese: con loro abbiamo parlato di tutto questo, e anche di più. Ecco cosa ci hanno raccontato.
LA PRIMA BAND FEMMINILE DI SANREMO
In sala stampa una giornalista ha attaccato Carlo Conti dicendo di aver invitato poche donne, che ne pensate?
Morgana: Purtroppo è un tema che va avanti da anni. Nell'ultimo decennio ha vinto solo Angelina Mango nel 2024, ma spesso erano uomini vincitori o, addirittura come l'anno scorso, i primi cinque classificati erano tutti uomini. Purtroppo non si capisce qual è il motivo, a me piacerebbe capire e approfondire l'argomento, ma fatto sta che la condizione non è paritaria. Detto questo, quest'anno ci sono le Bambole di pezza, che sono la prima band femminile a calcare questo palco: ruolo che portiamo con orgoglio e di cui siamo felici, e speriamo che ce ne siano sempre di più in futuro.
BAMBOLE DI PEZZA E CRISTINA D'AVENA: LA COPPIA PERFETTA
Ho intervistato Cristina D'Avena ed era felicissima di duettare con voi. Come l'avete incastrata?
Martina: In realtà, dopo aver pensato a chi portare per la serata delle cover, ci è venuta in mente lei. Tra le proposte, abbiamo proprio pensato: “Caspita, bomba: lei è perfetta”.
Perché?
Martina: Perché è in contrapposizione alla malinconia del nostro pezzo, che parla di qualcosa di intimo, di unione, di affontare momenti difficili. Allo stesso tempo però, la “bambola di pezza” come oggetto rimanda alla nostra infanzia. Perciò abbiamo pensato che il mondo dei cartoni animati, per rappresentare il fatto che comunque siamo delle persone gioiose, fosse l'ideale.
Avete già abbattuto il muro di pressioni, paure sul come andrà, su come gestire la situazione qui a Sanremo?
Caterina: Parli di suonare o di fare tutto questo baraccone qui? (indica l'ambiente intorno, ndr). Suonare si, c'era un po' di tensione prima della serata; la seconda siamo andate sciolte e ci siamo divertite. La terza con Occhi di Gatto divertimento puro; il resto, il contorno, ci stiamo abituando. Per inerzia: andiamo avanti e basta.
IL PRIMO SANREMO NON SI SCORDA MAI
Com'è trovarvi in mezzo a tutto questo “flow”?
Morgana: Per noi che siamo state sempre abituate al “do it yourself”, che ci promuovevamo e spingevamo da sole; per noi ora, avere tutte queste attenzioni dall'esterno, è bellissimo. È una conquista, e ce la stiamo proprio godendo: speriamo che continui. Poi quello che ci piace, la cosa principale, è portare i nostri spettacoli live; però anche avere attenzioni e andare nelle radio eccetera, ci fa piacere.
Come si fa a prendere tutta l'energia di un live e trasportarla qua, dove vi esibite con l'orchestra e la gente seduta?
Martina: A un concerto delle Bambole di pezza, di solito la gente seduta non c'è. Però l'Ariston ha una magia tutta sua che ti trasporta lo stesso, anche se siamo in un universo completamente diverso rispetto a un nostro concerto. Penso che il modo migliore per poter trasmettere la propria energia, sia essere autentiche: noi a questo teniamo tantissimo, a mostrarci sempre per quello che siamo. E infatti speriamo di riuscire a far capire chi siamo, anche solo guardandoci tre minuti in televisione. Non è facile riuscirci, in così poco tempo.
Ci raccontate com'è nata la canzone? Avete scritto qualcosa appositamente per il Festival?
Martina: In realtà è da un po' che pensavamo di partecipare a Sanremo, perciò in questi anni stavamo aspettando che arrivasse il pezzo giusto. Quando abbiamo sentito questa canzone, ci siamo dette: “Sviluppiamola, proviamo a creare qualcosa”, e quando poi l'abbiamo ascoltata fatta e finita, abbiamo deciso di provarci.
Cos'è che vorreste che arrivasse alla gente?
Caterina: Intanto. che arrivi l'impatto di cinque donne che suonano insieme, che è la prima volta che si vede a Sanremo e speriamo sia la prima di una lunga serie. Ma vogliamo anche che arrivi la bellezza di avere degli strumenti; non solo di essere donne, ma proprio di essere una band che fa musica insieme. Di ispirare magari donne, ragazze, bambine, ma anche bambini, a prendere in mano degli strumenti e suonare. Ci piace tantissimo quando ai concerti vengono genitori con i bambini e ci dicono che i loro figli hanno iniziato a suonare guardando noi; è una cosa che ci commuove molto.