Cristina D'Avena c'è. MOW ha portato la regina delle sigle alla cioccolateria Novi per chiederle tutto quello che ci passava per la testa: Sanremo, la cover di Occhi di gatto insieme alle Bambole di pezza, le sigle che ama di più e come si fa, dopo tanti anni di carriera, ad essere ancora amata da intere generazioni.
Nel frattempo, come una vera rock star, alla finestra dello spazio di fronte all’Ariston, al bar Gelaté, arrivavano sempre più persone per vederla.
LE ANIME DI CRISTINA: I CARTONI ANIMATI E IL ROCK CON LE BAMBOLE DI PEZZA
Fuori è pieno di gente che vorrebbe entrare, dai bambini ai loro nonni: com'è possibile?
I bimbi mi seguono perché io canto Capitan Tsubasa, che è il remake di Holly e Benji. Quindi i bimbi di oggi tra Doraemon, Siamo fatti così, Capitan Tsubasa impazziscono e la sanno tutta. Me la cantano per strada, mi fermano. Infatti quel bimbo lì mi ha riconosciuto subito perché secondo me la mamma gli avrà detto: “Hai capito che c'è Capitan Tsubasa?”. E lui subito ha detto: “Eh, vedi?”
Ti chiedono anche dei personaggi?
Sì, i bimbi soprattutto. Che è questa nuovissima generazione che mi segue ormai da un po' di anni, da quando abbiamo ritrasmesso Doraemon, che secondo me è uno dei cartoni animati più belli, degli ultimi tempi e che conosciamo tutti, grandi e piccini
È bello che tu riesca a fare questo e allo stesso tempo un duettone con le Bambole di pezza
Io non vedo l'ora di cantare Occhi di gatto e di portarla sul palco dell'Ariston, perché è una canzone che conoscono tutti. Assieme alle Bambole di pezza, vorrei portare una ventata di felicità, di gioia, e non tanto per tornare indietro nel tempo, ma anche per proiettarci sul futuro. Perché i giovani di oggi hanno veramente bisogno di leggerezza, di vivere con un po' meno responsabilità: viviamo in una società che pesa a noi, figurati a un ragazzo giovane che ogni tanto si disorienta. Allora io dico sempre, anche quando faccio i miei concerti: "Ragazzi, basta, pensiamo a noi e soprattutto viviamo con un po' di leggerezza".
I PUFFI, GARGAMELLA E CANTARE CON PATTY PRAVO
Qual è la canzone o il progetto di cui oggi sei più fiera?
Un progetto importantissimo che è Duets. Io ho cantato con 40 artisti della musica italiana, quasi tutti quelli del Festival se posso proprio dirlo. Il primo disco del progetto è Duets, poi c'è stato Duets Forever. Fabrizio Moro ha interpretato I Ragazzi della Senna, Ermal Meta Piccoli Problemi di Cuore, ho cantato con Alessandra Moroso, ho cantato con Patty Bravo. Ragazzi, io con Patty Bravo!
Ci racconti qualcosa di questa collaborazione?
Vi dico una cosa simpaticissima: quando io le ho chiesto i Puffi, ovviamente nella canzone dei Puffi c'è anche Gargamella. Quindi lei mi ha chiamato dicendo: “Scusa, ma io devo anche cantare Gargamella?”. Ho detto: “Ma no, tu devi solo cantare i Puffi, la voce di Gargamella no!”. Si era un po' preoccupata, invece fu bravissima e cantammo questa canzone dei Puffi in maniera strepitosa; la voce di Gargamella poi me la fece Fabio De Luigi.
I SOCIAL HANNO FATTO ANCHE COSE BUONE
Tornando ai giovani: secondo te i social hanno un ruolo, in questo peso della società di cui parlavi?
Per fare una battuta: è ovvio che bisogna essere sempre belli! Però adesso con i social l'apparenza è un problema; siamo un po' tutti nell'occhio del ciclone con i social. Oltre al fatto che è tutto facile, tutto immediato. Però una cosa la devo dire: si parlava di questi giovani che sul palco di Sanremo erano molto leggeri; ecco, questo è un vantaggio dei social. Perché avendo i social, ormai si parla, si fanno video: perciò secondo me i ragazzi adesso vanno sul palco con un pelino più di serenità, cosa che io non avrei mai fatto. Io sarei morta sul palco perché sono di vecchia generazione, una che sul palco si emoziona, non sono una “scialla”, non sono così. Invece i ragazzi sono belli tranquilli, e questo devo dire che non è un male.
Ma quindi un'ansietta pre-esibizione ce l'hai?
Qui per fortuna non siamo in gara, anche se c'è comunque il televoto, la stampa, per cui un po' di “garetta” c'è. Mi piacerebbe arrivare su col mio Occhio di gatto; speriamo. Però a parte questo, l'ansietta ce l'ho sempre, anche quando faccio i miei concerti. Sono fatta così.
Però l'ansia, l’emozione, alla fine ti danno anche la spinta, no?
Sì, ma anche il fatto di fare le cose sempre con molta attenzione, con amore: io cerco di arrivare sul palco pronta, a stare attenta che tutto vada bene. Che le luci siano giuste. Poi magari succede un gran casino, però ci si prova.
TUTTE LE SIGLE DI CRISTINA
Non hai l'impressione che oggi i cartoni e i film d'animazione vengano visti da persone di tutte le età, rispetto a quando hai iniziato?Assolutamente sì, e sono contenta di questo perché io sono sempre stata un po' una portatrice di questa cosa. È vero quando si dice che il cartone ti fa tornare bambino, ma ti dà degli input anche quando sei adulto.
Anzi magari li riguardi poi da grande, cercando delle cose che forse prima non avevi colto
Proprio così. Ed è per questo che quando faccio i concerti vengono in tantissimi: un pubblico di tutte le età, dai bimbi ai ragazzi degli anni '80 che magari hanno figli. Io parlo veramente a tutte le età ed è bello, perché ci si capisce: io e il pubblico parliamo la stessa lingua, perché siamo cresciuti insieme. Avevo 15 anni quando ho iniziato a cantare e chi mi segue dagli anni '80 era piccolo anche lui, perciò siamo veramente cresciuti insieme
Quante sigle hai cantato?
Una marea, quasi 800
Le tue preferite?
Adoro le 5 sigle di Sailor Moon, Occhi di Gatto tutta la vita, L'incantevole Creamy. E poi, ad esempio, per parlare degli ultimi, Piccoli Problemi di Cuore, Rossana, sono altri cartoni animati molto importanti. Io sono molto orgogliosa delle mie sigle, perché sai è una musica che io porto avanti da sempre e ci ho sempre creduto. E dopo 43 anni sono ancora qua e canto a Sanremo Occhi di Gatto.
CRESCERE INSIEME AI FANS
Qual è il complimento più bello che ancora oggi, a distanza di tempo, ti porti addosso?
Ce ne sono tanti, ma mi dicono sempre: sei parte di me, sono cresciuta con te. Mi fa sentire come un'amica dei giochi, e quindi di quei momenti un po' leggeri. A volte anche le signore o le nonnine mi dicono: "Sono cresciuta con te": lì per lì ci rimango, poi penso che a 3 anni ho cantato il moscerino, quindi è ovvio che le nonne mi ricordano.
Tu sei cresciuta facendo questo: dallo Zecchino d'Oro a Sanremo venerdì sera
È vero, sono nata per questo: perché tutto quello che ho fatto fino ad oggi, l'ho fatto perché mi è arrivato. È come se una stella seguisse la mia vita e mi facesse fare delle cose, cioè i telefilm -non so se vi ricordate Arriva Cristina-, le sigle, le trasmissioni, le partecipazioni.
Ma tu ce l'hai fatta perché hai accolto tutto quello che arrivava? Perché ti sei mossa?
Perché è sempre arrivato, perché è stato proprio un destino: è stata proprio una strada segnata, passo dopo passo. Dobbiamo ricordare Alessandra Valeri Manera, questa donna che ha creato tutto questo, da Bim bum bam, arrivando fino ai telefilm e sigle. Mi ha lasciato un patrimonio di grande amore.
Pensi che oggi gli artisti giovani abbiano la stessa fanbase forte come quella che, ad esempio, hanno avuto gli artisti della tua generazione?
Ma forse anche di più. Prima c'era la televisione, ti sceglievano perché guradavano Rai Uno piuttosto che Mediaset, ma adesso non ci sono solo Rai Uno e Mediaset: ci sono i social, i canali tematici. Perciò quindi, quando un ragazzino ti segue, ti apprezza e ti ammira è perché ti ha scelto tra tanti. Però quello che dico ai giovani è: la fanbase dovete sapervela tenere. Va coccolata, rispettata, va amata. Io mi sono sempre fermata a fare autografi, ho sempre fatto un sorriso a tutti e lo faccio tuttora dopo 43 anni. Ma non perché lo debba fare, è perché è insito in me: io, Cristina D'Avena, lo sono diventata grazie al pubblico, altrimenti sarei stata Cristina D'Avena, una persona normale che beve la cioccolata.