La lotta politica, la bandiera tricolore, l'immigrazione, il lavoro sottopagato, la destra che si prende i temi della famiglia e del patriottismo mentre la sinistra sta a guardare. J-Ax arriva nello spazio di MOW e spacca Sanremo. Il direttore di MOW, Moreno Pisto, lo ha intervistato ne La T Space di Joydis: “La politica è il cuscinetto della finanza. Le battaglie devono essere dal basso verso l’alto”. Qui al Festival ha portato l’Italian Starter Pack, ma senza pensare agli italiani: “Volevo scrivere una canzone per spiegare agli stranieri che o non sanno niente dell’Italia, o ne hanno un’immagine da cartolina”. E ci sono ancora tante battaglie per cui vale la pena combattere.
L'Italian Starter Pack
Tu nella tua canzone dici “Ti passo la canna del gas”. L’Italia è un po’ alla canna del gas?
«Sì, la povertà è qualcosa che è sempre dietro l’angolo. Io ho voluto fare questo gioco: come dire, è vietato ma fa niente, ti passo la canna... del gas. Perché sarebbe vietato, in teoria, no? Sottopagare la gente sarebbe vietato, come in teoria è vietata la droga in Italia».
Infatti nella canzone dici anche che siamo furbetti ma alla fine siamo italiani. È una riflessione su questo?
«La canzone non l’ho scritta pensando agli italiani. L’ho scritta pensando agli stranieri. Volevo scrivere una canzone per spiegare agli stranieri che o non sanno niente dell’Italia, o ne hanno un’immagine da cartolina tipo Eat Pray Love, o il classico film con la signora di mezza età in Toscana che si innamora del figaccione. Allora ho detto: devo spiegare a loro qual è lo starter pack italiano. E così ho scritto la canzone. E alla fine, in questi ultimi anni, è un paradosso ma mi fa molto ridere, il nostro essere reazionari e immobili ci ha premiato. Perché nel momento in cui tutti gli altri occidentali fanno un passo veloce in una direzione sbagliata, il nostro essere refrattari al cambiamento ci ha quasi premiato».
La politica
Quanto ti dà fastidio questa deriva verso l’autoritarismo, questo “trumpismo” che sta prendendo il mondo? La democrazia è un po’ fuori moda?
«Ma è un giochino! Io non sono convinto che sia Trump a comandare. Non sono convinto che la politica comandi più. La politica è la fluffer della finanza. È tenuta in ostaggio dalla finanza. Uno può dire: “Io ti tasso se non paghi i tuoi dipendenti”. E questi ti dicono: “Io chiudo, io ti tolgo migliaia di posti di lavoro”. E quindi la politica deve per forza fare la fluffer alla company e alla corporation di turno. Devono dargli la possibilità di pagare le tasse in Europa dove vogliono, perché sono ricattabili per colpa di come abbiamo impostato la finanza».
Questa come si chiama? Oligarchia?
«Sì, per me è un’oligarchia dei miliardari. E comunque riescono a distrarre le masse con una lotta orizzontale, destra contro sinistra, ma la lotta vera dovrebbe essere basso contro alto».
Che bella questa cosa che mi stai dicendo. Tra l'altro dirla pubblicamente, in un contesto come Sanremo, è potentissima. Gli artisti non dicono più un caz*o questo è il problema.
«Ma la possiamo dire! Ma ti dico di più, che non gliene importa niente a nessuno. Questa è una cosa che io quando la dico nelle interviste, anche in programmi di sinistra, viene bypassata. È incredibile come la gente non si incaz*i. L'Italia è un paese pieno di partite Iva, mandano avanti l’economia le partite Iva italiane, ma com’è possibile che la partita Iva debba pagare più del 54% di tasse e la multinazionale che fa i telefonini che abbiamo in tasca tutti venga permesso di pagare il 13-14%, se non il 3%?».
La famiglia, il patriottismo, il tricolore
Perché in Italia la legalizzazione delle droghe leggere non potrà mai essere affrontata? Perché prima di farlo bisogna partire dall’educazione, altrimenti finisce come in Thailandia. Sei d’accordo?
«Sì, poi io distinguerei. Non so se sono per la legalizzazione di tutte le droghe. Certo sono per rivedere le leggi sul possesso: secondo me uno che ha una dipendenza non può essere punito come un criminale. In un Paese con così tanti alcolizzati funzionali è quasi stupido che la cannabis non sia legale, perché è scientificamente provato che fa meno danni dell’alcol ed è meno potente dell’alcol. Quindi, al posto di finanziare una microcriminalità, anzi una grande criminalità, facciamo in modo che la venda lo Stato. E poi quei soldi li investiamo in programmi per recuperare la gente dalle dipendenze».
Però guarda che è tutto molto ribaltato. Di sicuro non sono uno di destra, però tengo moltissimo al valore della famiglia. Adesso se lo dici sei fascista...
«Allora voglio dire una cosa alla sinistra che mi ha triggerato in una maniera incredibile. Non capisco perché abbiano lasciato che la destra si appropriasse della famiglia come tool promozionale. Perché la famiglia è forse l’ultimo baluardo per fottere il sistema. È il tuo welfare personale. Sei meno attaccabile, ad esempio, dalla banca. È un cuscinetto morale ed economico, e in più è un’unità che permette a più persone di vivere pagando una casa sola, delle tasse su una casa sola... È l’ultima tua difesa verso lo Stato che poi si prende possesso della tua vita privata».
Anche i simboli, il tricolore, il patriottismo. Amare la nazione è una cosa diversa dal nazionalismo.
«Il patriota dice: “L’Italia è di chi ci è nato”. Io dico: “L’Italia è di chi la ama, non di chi ci è nato”. Però vedi, questa è una distorsione del concetto di patriottismo. Io comunque sul palco di Sanremo porterò bandiere. Perché quella bandiera è anche mia. È di mio nonno che ha combattuto in guerra, dei miei zii che hanno fatto i partigiani ed è pure di un altro mio zio che ha sbagliato ed ha combattuto dall’altra parte».
Si parla tanto di muri, di fermarli nei porti, di non farli arrivare. Io sono per una cosa di cui non parla nessuno: la legalizzazione dell'immigrazione. È un concetto potentissimo, la gente si mette le mani nei capelli e dice: “No, arrivano a frotte!”. Ma in realtà da tutto il mondo arrivano in Italia senza problemi, tranne che da una parte precisa del mondo. Questo è razzismo.
«Un’altra stron*ata che ti dicono per non farti pensare è che poi devi competere nel mondo del lavoro con un numero di persone che in realtà è totalmente funzionale e gestibile. Ma non pensi che se poi apri un’attività devi competere con multinazionali a cui è permesso di sottopagare in Cina, a cui è permesso di importare qui senza pagare dazi e di competere con il tuo negozio artigianale. Questa è la vera cosa che dovrebbe farti arrabbiare, non quello che arriva e magari fa un lavoro che tu non vuoi più fare o non vuoi far fare ai tuoi figli».
Referendum della giustizia
Non posso esimermi da questa domanda: referendum della giustizia?
«È un tema polarizzante. Il concetto dietro ci starebbe anche, ma non mi piace la soluzione che hanno trovato per sceglierlo. È problematica l’attuazione. È giusta la separazione, però il modo con cui verranno scelti mi lascia un po’ così. Quindi ci sto ancora pensando».
Sanremo
Tu hai una storia fortissima, hai buttato giù muri, tolto tabù. Nella tua vita di artista, Sanremo ha quell’importanza che potrebbe avere per gli altri.
«Oggi Sanremo ha più importanza che nel passato. In un mondo dove la gente è bombardata continuamente di informazioni e quindi sviluppa anticorpi, è difficile catturare l’attenzione. Nel mio mondo, essendo ormai un artista che ha più di 50 anni, devo scendere a patti con la realtà. Non posso sedermi su quello che ho fatto. Prima di tutto nel mio mestiere quello che hai fatto conta relativamente: conta per quelli della tua età, forse, ma per il mercato conta cosa hai fatto negli ultimi sei mesi. Come per i registi: conta qual è il tuo ultimo film. E oggi l’unico momento che catalizza tutta l’attenzione italiana sulle canzoni è Sanremo. Quindi non è importante: è importantissimo. Non lo era quando ero giovane e avevo altri strumenti per far conoscere la mia musica».