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La storia di Fedez, la voce di Masini e qualcosa di più: con “Male necessario” i due cantanti hanno già vinto Sanremo 2026

  • di Marika Costarelli

  • Foto di: ANSA

25 febbraio 2026

La storia di Fedez, la voce di Masini e qualcosa di più: con “Male necessario” i due cantanti hanno già vinto Sanremo 2026
Con le sue strofe Fedez riesce a “separare l’ego dall’io” e Masini ci piazza un ritornello dei suoi. Il risultato è clamoroso: il duetto è un unicum generazionale difficile da replicare

Foto di: ANSA

di Marika Costarelli

Ci sono esibizioni che funzionano. E poi ci sono quelle che restano. Quella di Marco Masini e Fedez sul palco del Festival di Sanremo 2026 con “Male necessario” appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non era scontato. Mettere insieme due mondi così diversi, il cantautorato viscerale e romantico di Masini e il linguaggio crudo, diretto, contemporaneo di Fedez, poteva essere un’operazione di laboratorio. Invece è diventata una sintesi potente, autentica, sorprendentemente coerente.
Fin dalle prime note si è percepita una tensione emotiva vera, non costruita. Masini ha portato la sua cifra inconfondibile: quella voce che non canta soltanto, ma graffia, vibra e si spezza esattamente dove deve spezzarsi. Fedez ha risposto con un’interpretazione misurata, meno provocatoria del solito ma più consapevole, quasi a voler dimostrare che la maturità artistica passa anche dalla sottrazione. Se, infatti, nel brano presentato all’Ariston l’anno scorso, “Battito”, c’erano ancora residui di un Fedez performativo (ricordiamo la performance con le lenti a contatto nere), con “Male necessario” la performance scompare e rimane l’essenza, la più pura, quella che richiede coraggio per essere mostrata. “Dovrei separare l’ego dall’io” è, infatti, la frase che sintetizza al meglio la nuova direzione del cantante. La performance vede Fedez denudarsi completamente accanto a un Masini che lo accompagna come farebbe un padre che cerca di “raddrizzarlo” ma non troppo, lasciando spazio agli errori necessari, con fiducia.

La storia è quella di Fedez, è difficile non intuirlo, ce n’eravamo già accorti leggendo il testo e con ad esibizione svolta non è rimasto alcun dubbio: Masini fa un passo indietro, ma non scompare affatto, non potrebbe, anzi rafforza la potenza che la canzone porta già con sè. Anche quest’anno il rapper utilizza il palco dell’Ariston per fare “mea culpa” e buttarci addosso un flusso di coscienza che ne mostra i lati più fragili. “Come un latitante a un passo dall’arresto, ora non ho più bisogno di scappare io” è la chiusura del ritornello di Masini, che suggella le intenzioni del brano. “Male necessario” è una canzone che parla di fragilità, di errori inevitabili e di ferite che un po' fortificano e un po' lasciano vuoti. In un Festival spesso dominato dall’estetica, loro hanno scelto la sostanza. Nessun effetto speciale invasivo, nessuna scenografia urlata: solo due artisti, una storia da raccontare e un crescendo emotivo che ha trovato il suo apice nell’ultimo ritornello, quando le due voci si sono intrecciate senza sovrastarsi. La cosa più interessante è stata proprio questa: l’equilibrio. Masini non è stato l’ospite nobile e Fedez non è stato l’innovatore che rompe gli schemi. Sono stati due interpreti sullo stesso piano, uniti da un pezzo che ha fatto da ponte tra generazioni diverse. Chi è cresciuto con le ballate anni ’90 ha ritrovato un’emozione familiare (il “marchio” di Masini era ben visibile, soprattutto nei ritornello); chi vive di playlist e streaming ha riconosciuto un linguaggio sincero e non patinato.

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Fedez e Marco Masini a Sanremo

E c’è un altro elemento che rende questa performance interessante: la narrazione attorno ai due protagonisti. Masini è da sempre sinonimo di intensità, di canzoni che scavano nelle crepe. Fedez, invece, è abituato a stare dentro il rumore: mediatico, social, politico. Metterli insieme su un brano che parla di cadute, responsabilità e consapevolezza significa anche riscrivere la percezione pubblica di entrambi. Non è stato solo un “featuring”, ma un dialogo tra epoche della musica italiana. Masini rappresenta una stagione in cui l’emotività maschile era drammatica, quasi teatrale. Fedez arriva da un’epoca in cui la vulnerabilità si espone, si racconta, si analizza. In “Male necessario” queste due visioni si sono fuse: il dolore, non come condanna, ma come passaggio obbligato per crescere. E il pubblico? In platea e sui social si è vista una reazione rara: consenso trasversale. Fan storici di Masini e ragazzi che seguono Fedez su Instagram a commentare lo stesso momento, lo stesso ritornello. Sanremo, quando funziona, è questo: un cortocircuito generazionale che diventa esperienza collettiva.

Dal punto di vista performativo, la scelta di non strafare è stata la vera carta vincente. Luci calde, centralità delle voci, un arrangiamento che cresce senza esplodere inutilmente. Tutto calibrato per lasciare spazio al testo. E in un’epoca in cui spesso la performance vive di clip di 15 secondi, loro hanno costruito un racconto di tre minuti che chiedeva attenzione e l’ha ottenuta. Se il Festival 2026 sarà ricordato per un momento capace di unire emotività e maturità artistica, questo è un candidato serio. Perché “Male necessario” non è stata solo una canzone in gara, ha rappresentato quel momento in cui mettiamo da parte i telefoni e ci riconnettiamo con la nostra vulnerabilità, per poi tornare a nascondercene magari, ma durante quei 3:18 minuti siamo nudi, proprio come chi canta. Quello del duo è stato coraggio di osare e dosare. Portare a Sanremo un brano che non cerca l’applauso facile ma scava nel disagio dell’imperfezione, è una scelta precisa. È un modo per dire che la vulnerabilità non è debolezza, ma materia narrativa. Questo è un messaggio contemporaneo e forse quello più importante che una canzone potrebbe lanciare oggi. E sul palco dell’Ariston questa scelta ha pagato.

Alla fine dell’esibizione, l’Ariston ha acclamato all’unanimità, non solo per rispetto verso un grande nome della musica italiana o per curiosità verso una delle figure più discusse del pop contemporaneo. Era l’applauso la vera performance e ha rappresentato quel frangente di tempo in cui la musica riesce ancora a sembrare protagonista. In un Festival che spesso divide, Masini e Fedez hanno unito. E se “Male necessario” doveva dimostrare qualcosa, lo ha fatto: a volte le collaborazioni migliori nascono proprio dall’incontro tra differenze vere. E quando funzionano così, non sono solo duetti, sono dichiarazioni d’intenti.
La prima serata del Festival di Sanremo è un gigantesco spoiler: sappiamo già chi saranno vincitori. In mezzo a una kermesse di canzoni belle, ma che forse non fanno “tremare” abbastanza, ce n’è una che va dritta al punto ed è proprio lei, LA canzone di questo festival 2026. Il brano mette d’accordo la sala stampa e si classifica provvisoriamente tra i primi 5. Con la sala stampa dalla loro parte, il giudizio del pubblico non potrà che avvalorare una vittoria quasi certa, se non all’interno della kermesse, certamente fuori. Masini e Fedez giocano una partita a parte perché il loro brano colpisce dritto al cuore e fa perfino male, ma è letteralmente un “Male necessario”.

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