Toh, guarda chi si rivede: Marco Lodola. Passati i tempi in cui la sua arte veniva contestata per i costi in Commissione di Vigilanza Rai, ora sono arrivati quelli della celebrazione: è sua infatti l'opera omaggio a Pippo Baudo inaugurata all'ingresso dell'Ariston. Il Pippo nazionale a braccia spalancate: un'installazione luminosa che accoglie il pubblico nel teatro più chiacchierato d'Italia, almeno a febbraio.
Artista internazionale le cui opere sono esposte in tutto il mondo, Marco Lodola non è solo l'autore del tanto decantato omaggio a Pippo Baudo: è anche il creatore del presepe laico che rimase chiuso e imballato in uno sgabuzzino di Viale Mazzini. Il motivo? Il costo, 36mila euro, e il suo essere poco cristiano, dato che reinterpretava la natività in chiave musicale: la Vergine Maria con le fattezze di Gigliola Cinquetti, Giuseppe con quelle di Lucio Dalla, i pastori come Pavarotti e Freddie Mercury.
Ma qui bisogna andare indietro nel tempo, fino al Natale 2020: in un'Italia ancora in pieno Covid, emergenze e chiusure. Voluta dal dirigente Nicola Sinisi, responsabile del Canone e dei Beni Artistici, l'opera non era piaciuta all'Ad Fabrizio Salini, che l'aveva abbandonata in magazzino.
Il presepe laico che giaceva solo soletto a Viale Mazzini era presto finito su Striscia la Notizia, ma soprattutto al centro di un'interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai, quando l'Onorevole Massimiliano Capitanio (Lega), Segretario della Commissione di Vigilanza Rai, aveva annunciato un'interrogazione parlamentare per fare chiarezza sulla vicenda. A partire dal reale valore dell'opera e dei costi corrisposti all'artista, oltre ai dubbi sulla reinterpretazione di “uno dei cardini del Cristianesimo”.
Risultato? Nell'immediato, Lodola si era ripreso il presepe: nel frattempo, anziché allo stesso piano del cavallo di Viale Mazzini, l'installazione aveva trovato posto agli Uffizi di Firenze, ammirata dai visitatori di tutto il mondo. Poi, qualche mese dopo, ci fu la rimozione di Sinisi, il quale aveva accusato i vertici Rai di aver mentito.
Durante l'Audizione a giugno 2021 infatti, Sinisi aveva prima spiegato che il prezzo pagato dalla Rai per il presepe laico, era quello dei costi vivi (materiali, trasporto e lavoro), poi aveva rimarcato che il progetto era stato sostenuto dall'azienda che però, a un certo punto, a causa delle polemiche che stavano nascendo, lo aveva scaricato per questioni di opportunità. Infine, aveva accusato i vertici Rai di aver scritto il falso in risposta alla Commissione parlamentare, dato che nel documento si leggeva che la direzione Beni Artistici aveva comunicato al Gr Rai che il 9 dicembre 2020, si sarebbe svolta l'inaugurazione del presepe laico. Il Gr aveva effettivamente realizzato un servizio andato in onda, ma Sinisi respingeva ogni responsabilità: la sua ultima comunicazione sul presepe risaliva a fine novembre, quando il progetto era ancora in corso.
La storia del presepe laico si concluse quindi così: con uno scandalo e un dirigente colpevole di aver difeso l'opera di uno stimato artista e, soprattutto, di aver contestato i piani alti.
Michele Anzaldi, all'epoca dei fatti Segretario della Commissione di Vigilanza Rai (Italia Viva),ricorda bene la vicenda del presepe laico: “Non lo accetta la portineria di Viale Mazzini, e lo prende il museo più importante d'Europa”, ironizza.
Sei anni dopo, è andata decisamente meglio al Pippo Baudo di Marco Lodola, che non solo è stato scartato, ma persino nel plauso generale: alla presenza dei figli di Baudo, del conduttore Carlo Conti e del direttore dell'Ariston Walter Vacchini. Evidentemente, in tempi sanremesi, Lodola è tornato ad essere un artista stimato, in quel di Viale Mazzini: aveva già curato una scultura luminosa di Amadeus e Fiorello nel 2024, oltre che l'illuminazione della facciata dell'Ariston.
Nel frattempo, c'è da scommettere che mentre Sinisi se n'è dovuto andare, molti degli uomini Rai che saluteranno il Pippo nazionale durante il Festival 2026, c'erano anche nel 2020: è il lodo Sanremo, bellezza. Il Festival ha le sue ragioni che la ragione non conosce.