image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • Olimpiadi
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
  • MotoGp
  • Tennis
  • Formula 1
  • Calcio
  • Volley
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Mowida
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • olimpiadi
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
  • motogp
  • tennis
  • Formula 1
  • calcio
  • Volley
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • mowida
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Culture

Odiare Michela Murgia (anche dopo la sua morte) è farle un onore. Lo spiega lei in “Lezioni sull’odio”, l’ultimo libro uscito per Einaudi

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

  • Foto: Ansa

24 febbraio 2026

Odiare Michela Murgia (anche dopo la sua morte) è farle un onore. Lo spiega lei in “Lezioni sull’odio”, l’ultimo libro uscito per Einaudi
Odiare Michela Murgia, ma seriamente. Non sono come avrebbe meritato, ma come ci ha invitato a fare. Riconoscere e chiamare col suo nome un sentimento che a sinistra è ormai considerato tabù e che Michela Murgia provava con rigore da santa (sì, perché anche i cristiani possono odiare). Su “Lezioni sull’odio” appena uscito per Einaudi

Foto: Ansa

di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

A dar retta ad Alessandro Giammei, che firma il “preambolo” di questo libricino appena uscito per Einaudi, Michela Murgia doveva odiare un sacco di persone: “Michela Murgia odiava (e odia ancora) chi crede di vivere nel migliore dei mondi possibili. Odiava senza pudore i fascisti, i padroni, i prevaricatori. Odiava chi ritiene che la discriminazione e la persecuzione siano legittime opinioni, o che il bello e il buono siano cose da custodire gelosamente invece che responsabilità da condividere”. L’aspetto certamente veritiero di questa frase è che Michela Murgia odi ancora chi odiava un tempo. Forse in un’altra dimensione, forse in altra forma, ma persino gli atei saranno costretti ad ammettere che tutto quell’odio permea anche parte della sua opera e dei suoi interventi e che dunque, alla maniera di un “presente storico”, permane con o senza l’autrice, morta nel 2023 troppo presto, ma non senza far rumore. L’aspetto certamente furbo è mettere insieme “discriminazione” e “persecuzione”. La prima è effettivamente un’opinione (e tutte le opinioni sono legittime), la seconda un’azione violenta e dunque sbagliata. Ma non è certo Giammei lo scrittore da recensire in questo caso. 

A prestare ascolto al preambolo di Giammei, Michela Murgia ha fatto ciò che faceva Gramsci con i fascisti e ciò che San Paolo auspicava facessero i romani con i propri nemici (“accumulare carboni ardenti” sulla loro testa). E su questo, indubbiamente, Michela Murgia è stata tra le migliori odiatrici del panorama letterario nazionale. Persino un po’ televisivo. Michela Murgia manca nel senso in cui manca chi odiava davvero, chi faceva davvero le rivoluzioni, che commetteva davvero i crimini e chi salvava davvero le nazioni. Detto altrimenti, per chi sapeva usare le parole ma non si limitava alle parole. Michela Murgia è stata tante cose, non da ultima una guru per certa sinistra. Ma di certo non è stata una fuffa guru. Ciò che ha sostenuto, per quanto a volte difficilmente apprezzabile, lo ha sostenuto con odio autentico. E bisogna darle atto di questo. 

Allora questo Lezioni sull’odio (Einaudi, 2026) è un libro riuscito, a suo modo autobiografico. Forse troppo scolastico, ma è un peccato veniale di una che, ricorda proprio all’inizio, di mestiere ha anche fatto l’insegnante di religione. Non credo abbia ragione quando sostiene che l’odio sia un tabù nella nostra società. È un po’ la stessa cosa che viene detta, a volte, riguardo al dolore. Il dolore è un tabù. Declinazione naturale, e cioè social, di questa tesi: il dolore delle malattie femminili (endometriosi e così via) è un tabù. Ma questo non vuol dire in nessun modo che il dolore sia un tabù, alla stessa maniera in cui dire che mangiare carne di cane è un tabù in Occidente non rende mangiare la carne in generale un tabù. L’odio, dunque non è un tabù. Ciò che è diventato un tabù nel corso degli ultimi cinquant’anni circa è semmai l’odio di sinistra. 

"Lezioni sull'odio" di Michela Murgia (Einaudi, 2026)
"Lezioni sull'odio" di Michela Murgia (Einaudi, 2026)

L’odio di sinistra, coltivato da Antonio Gramsci e dagli operaisti, da Marx e Lenin, è stato proibito dalla sinistra stessa. La sinistra non è diventata incapace di odiare, è solo incapace di ammettere che quei sentimenti hanno cittadinanza nei loro libri, nelle loro manifestazioni e nei loro account social. L’odio, questo motore immobile della politica, è stato sfrattato, ma non per questo è sparito. È ancora lì e alimenta i migliori e i peggiori sentimenti. Mi odio per la rabbia che provo quotidianamente per certe ingiustizie, ma la mia stessa rabbia è una forma di odio benedetta. Michela Murgia lo sa e racconta come abbia scoperto che l’odio faceva parte di lei ed era, in fondo, persino cristiano. “Addirittura, tra i venti e i ventiquattro anni, non feci mai la comunione perché tutte le settimane odiavo qualcuno, e me ne rendevo conto la domenica durante il Confiteor. Ogni domenica mi ripetevo: «Anche oggi non son degna di accostarmi all’eucarestia»” (Seconda lezione). 

Sulla violenza agita dice invece cose profonde e sagge. Una di queste: “L’odio, quello vero, non ha bisogno dell’insulto, esattamente come non ha bisogno della stupidità del suo bersaglio”. Un’altra: “Molto più efficace [dell’insulto, ndr], lo abbiamo visto, è la maledizione. Ma la maledizione è anche molto più difficile da usare consapevolmente, perché per maledire occorre avere stima morale e governo intellettuale della parte violenta di sé”. E bellissima, contestualmente, la storia di Grazia Deledda che cancella ogni traccia della storia della sua famiglia, che mai l’ha appoggiata nella sua attività di scrittrice. Una maledizione tra le peggiori, se non la peggiori: la damnatio memoriae. Pure è vero, come scrive Murgia, che si tratta di una non-violenta violenza, che non sempre corrisponde alla natura più oscura della maledizione (con i suoi sacrifici e i pegni di sangue). 

L’esercizio che propone Michela Murgia alla fine di queste tre lezioni è ciò che di più complesso si possa chiedere a un uomo: provare l’odio. Imparare a provarlo, riconoscerlo e nominarlo. Battezzarlo, e cioè dargli, come vorrebbe un filosofo odiato da molti studenti, Saul Kripke, vita da quel momento in avanti. E dunque non renderlo una brace che vegeta nello stomaco, un sentimento nascosto, ma un sentimento manifesto, quasi una virtù sociale.

Tag

  • Michela Murgia
  • Cultura
  • Letteratura
  • Libri
  • recensione

Top Stories

  • Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre decideranno. Giudicarla è sgradevole”

    di Riccardo Canaletti

    Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre decideranno. Giudicarla è sgradevole”
  • La classifica dei libri più letti nel 2025 è una tragedia: tranne il Premio Strega non ci sono romanzi italiani (ma Cazzullo e Alberto Angela sì). Paolo Di Paolo: “Il libro dei giornalisti è diventato una specie di totem ingombrantissimo”

    di Riccardo Canaletti

    La classifica dei libri più letti nel 2025 è una tragedia: tranne il Premio Strega non ci sono romanzi italiani (ma Cazzullo e Alberto Angela sì). Paolo Di Paolo: “Il libro dei giornalisti è diventato una specie di totem ingombrantissimo”
  • Addio Striscia la Notizia? Dopo l'ultima puntata, possiamo dirlo: la promozione in prima serata è stata davvero il delitto perfetto di Pier Silvio Berlusconi

    di Irene Natali

    Addio Striscia la Notizia? Dopo l'ultima puntata, possiamo dirlo: la promozione in prima serata è stata davvero il delitto perfetto di Pier Silvio Berlusconi
  • Pier Silvio Berlusconi scappa dalle Olimpiadi, toglie la fiction di Gabriel Garko e piazza una turcata all'ultimo minuto: ma Canale 5 non aveva deciso di fare concorrenza alla Rai? La tv è sempre più piatta...

    di Irene Natali

    Pier Silvio Berlusconi scappa dalle Olimpiadi, toglie la fiction di Gabriel Garko e piazza una turcata all'ultimo minuto: ma Canale 5 non aveva deciso di fare concorrenza alla Rai? La tv è sempre più piatta...
  • Falsissimo, ma davvero Marina e Pier Silvio Berlusconi “hanno chiamato la Rai” per cancellare l’intervista di Corona da Giletti a Lo Stato delle cose?

    di Irene Natali

    Falsissimo, ma davvero Marina e Pier Silvio Berlusconi “hanno chiamato la Rai” per cancellare l’intervista di Corona da Giletti a Lo Stato delle cose?
  • Pucci rinuncia a Sanremo, ma non è lui il fascista: lo sono le risate all’olio di ricino di chi va ai suoi spettacoli. La finta comicità e il conformismo spacciato per libertà d’espressione

    di Gianni Miraglia

    Pucci rinuncia a Sanremo, ma non è lui il fascista: lo sono le risate all’olio di ricino di chi va ai suoi spettacoli. La finta comicità e il conformismo spacciato per libertà d’espressione

di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

Foto:

Ansa

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore [email protected]

Next

Ma lo avete visto La Russa che chiede l'intervento riparatore per Pucci a Sanremo? Conti continua a smarcarsi dalla politica, ma la destra lo rincorre. E ora arriva pure il comunicato (in forma di storia su Instagram) di Giorgia Meloni

di Irene Natali

Ma lo avete visto La Russa che chiede l'intervento riparatore per Pucci a Sanremo? Conti continua a smarcarsi dalla politica, ma la destra lo rincorre. E ora arriva pure il comunicato (in forma di storia su Instagram) di Giorgia Meloni
Next Next

Ma lo avete visto La Russa che chiede l'intervento riparatore...

  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy