Questo Sanremo sarà un festival democristiano. I più informati dicono che la nuova Democrazia Cristiana sia Fratelli d’Italia, cosa ne pensa di questo Carlo Conti? “Non ci capisco nulla di politica. E comunque più che democristiano è cristiano e democratico. Cristiano, perché credo che ci siano dei riferimenti alla mia modestissima fede e democratico perché è per tutti e aperto a tutti”. Ed è aperto a tutti nonostante Ignazio La Russa, vice-presidente del senato e seconda carica dello stato abbia dovuto domandare all’imperativo che Pucci venisse reintegrato nel Festival a “sorpresa”. Alla faccia dell’inclusività, Carlo Conti! Beh, Ignazio, ma se si è autoescluso, sarà libero di fare quello che vuole no? Eh no, Carlo, la libertà è obbligatoria! Che fastidio, avrà pensato Conti. Certo che la politica cerca sempre di metterci il becco in queste cose. Perché la televisione di stato trasmette un Festival come quello di Sanremo che è una cerimonia popolare della musica e plasma ogni anno l’immaginario collettivo dei nuovi italiani.
E quindi i padri devono tramandare ai figli qualcosa, stabilire una continuità tra il loro passato e il nostro presente. Carlo Conti in questa cerimonia è il sacerdote che benedice il passaggio di questo testimone tra la generazione passata e quella presente per conservare. Il nuovo Sandokan, Can Yaman e il vecchio Sandokan, Kabir Bedi. Tredici Pietro, che deve prendere il posto di Gianni Morandi. C’è bisogno di conservare quel che è stato, di colmare un vuoto, creare delle nuove icone che prendano per mano il pubblico senza metterlo in pericolo. Quel che è stato ha giovato alla nazione e il talento si tramanda di padre in figlio. Luca D’Alessio e Gigi D’Alessio, Leo Gassman e Alessandro, il figlio di Vittorio. Sono la stessa cosa. E’ un momento storico quello che stiamo osservando. La cesura tra un’epoca e quella successiva si sta per concludere. E la Democrazia Cristiana non c’è più, ma qualcuno ne ha preso il posto. Forse un po’ più a destra, ma ad ogni modo, questa nuova Dc, osserva attentamente gli sviluppi e si compiacerà di Sal Da Vinci, che porta con una potenza incredibile un pezzo che parla della scelta del matrimonio.
“Per sempre sì”. Una roba da matti per i giovani di oggi, ma l’inverno demografico di cui parlava Papa Francesco va combattuto, anche a colpi di neomelodico. Per fare questo ci va un vero professionista del settore, e Sal Da Vinci lo è. Non ci stupiremmo se al Pentagono, o alla Cia vi fosse un dossier sulla sua operazione storica di rivitalizzazione del matrimonio in Italia tramite la musica neomelodica. La sua potenza intrinseca è qualcosa di tellurico e scientificamente inspiegabile. Sal Da Vinci è palesemente un supereroe della tradizione. Dunque, prepariamoci, perché Sanremo 2026 non sarà “solo” una democristianata (con tutto il rispetto e l’ammirazione che abbiamo per la santissima DC), ma pure un momento storico per tutti gli italiani patrioti e devoti a nostro Signore Gesù Cristo. E ora che la messa è finita, andate in pace.