“Tutto bene, anche se tutto brutto”, mi scrive un collega da Sanremo: e se sembra tutto brutto a lui che è lì, figuriamoci a noi che il Festival ce lo guarderemo da casa. A noi che non abbiamo nemmeno l'atmosfera di isteria generale che circonda l'Ariston in questi giorni; la bolla della cittadina ligure che per una settimana sembra il centro di gravità di questo Paese. La sensazione è che davvero la febbre sanremese sia scesa: me lo conferma un messaggio di chi è al Festival, ma l'impressione era nell'aria. Lo hanno scritto in tanti, nei social e negli articoli: la “settimana santa” televisiva stavolta è sgonfia, l'impressione è che si sia livellato tutto.
Effetto del “normalizzatore” Carlo Conti, un conduttore il cui stile è l'assoluta linearità dritta verso il fondo della scaletta: approccio che, nel suo caso, si traduce in una felicissima chiusura nei tempi previsti per quanto riguarda l'orario, ma anche in un'assenza di spettacolarità per quanto invece riguarda lo show in senso stretto. Si aggiunga poi un Sanremo in cui gli annunci sono sembrati un ritorno di già visto, cosa che ha abbassato di molto le aspettative.
Del resto, Carlo Conti è uno che si collega con Fabio Fazio e racconta che lui non si emoziona mai, che finito il Festival vuole solo andare in albergo per dormire come un sasso: e telespettatori cari, se non vi arriva così l'eccitazione per il grande evento, non so come altro potrebbe farcela sentire. Di certo, manca l'entusiasmo di Amadeus: dopo un anno in cui l'eredità era ancora viva, questa seconda edizione (la quinta totale) diretta da Carlo Conti è quella di passaggio per una nuova gestione. Se poi sarà anche una nuova era per il Festival, si vedrà.
Al di là del dato nostalgico, comunque, o della tecnicità di Conti che è sempre attento a mantenere tutti gli equilibri, ve n'è un altro di dato, spesso ignorato: l'hype del grande evento è stato cannibalizzato dalle Olimpiadi invernali.
Due eventi tanto importanti in sequenza infatti, appena un giorno di “riposo” tra l'uno e l'altro, finiscono inevitabilmente per divorarsi tra loro. Se l'attenzione è sulle Olimpiadi invernali, difficilmente Sanremo riuscirà a prendersi altrettanto spazio: soprattutto con un padre come Conti, che tende già per natura a sbrigare la pratica senza troppi fronzoli. Quest'anno l'unicità di Sanremo è stata scalzata dai giochi invernali di Milano e Cortina che non solo si sono portati a casa la quota dello spettacolo atteso, ma pure la quota polemica che tiene alta l'attenzione su quanto ruota intorno allo sport.
Grazie alle celebre, o meglio famigerata, telecronaca di Paolo Petrecca, le Olimpiadi invernali hanno tenuto banco al di là delle gare: le critiche, Ghali che non viene nominato, lo sciopero dei giornalisti di Rai Sport, la solidarietà degli altri giornalisti Rai, i retroscena, gli sfottò in tv. Le Olimpiadi si sono moltiplicate: dalle piste innevate, si sono diramate nei social, negli articoli di costume, nelle polemiche. Esattamente quello che dovrebbe fare anche Sanremo che al contrario, il massimo che ha partorito sinora è un'uscita di Laura Pausini sull' Eurovision e il Pucci gate, già ampiamente superato nonostante il Presidente del Senato Ignazio La Russa continui a prendere a cuore la questione.
Le Olimpiadi hanno tolto al Festival parte dell'attenzione che, al contrario, avrebbe avuto in maniera naturale: con il mondo che ci guardava invece, avrebbe dovuto conquistarsela. Magari con annunci interessanti, nomi nuovi come ospiti: qualcosa che riusciva ad Amadeus, ma non a Carlo Conti. E ora Sanremo, senza l'hype che lo precede, deve camminare solo sulle sue gambe.