È il tuo ultimo Festival di Sanremo, tu vuoi chiudere in bellezza e allora, per startene tranquillo, chiami al tuo fianco uno di quei nomi su cui sai già che andrai a colpo sicuro. Una cantante di fama internazionale, che riempie stadi in Italia e nel mondo, per di più nata artisticamente proprio al Festival nel lontano 1993.
Quando ha scelto Laura Pausini come co-conduttrice, Carlo Conti si sarà detto: chi meglio di una che si rifiuta di cantare Bella Ciao perché la ritiene divisiva? Una che si rifiuta di farlo in un programma spagnolo per giunta, El Hormiguero, perché la ritiene troppo politica, ignorando che per metà della gente che la stava guardando, Bella Ciao è diventata la canzone dei ladri de La Casa di Carta.
Carlo Conti, lui che è uomo pragmatico e di scaletta, avrà pensato che finalmente ne aveva trovata una che non gli si sarebbe presentata sul palco con nastrini, slogan, rivendicazioni, tentativi di monologhi sui massimi sistemi: finalmente, una che canta e basta. Evvai, ché qua si chiude la puntata tranquilli e si torna in albergo, senza rotture in sala stampa il giorno dopo.
Solo che Carlo Conti si ritrova già la prima polemica apparecchiata ben bene. È bastata un'intervista al Corriere della Sera, non esattamente stampa antagonista: “Levante ha dichiarato che in caso di vittoria non parteciperebbe all' Eurovision per la presenza di Israele”. Nemmeno il tempo il tempo di aspettare che la frase terminasse con un punto interrogativo, che la Laura nazionale ha risposto: “Io ci andrei. Un capo di Governo non rappresenta ciascuno dei suoi cittadini. Credo che sia sbagliato penalizzare un artista, che magari nemmeno dichiara la sua idea per colpa di chi governa”. E insomma, ci risiamo: Bella Ciao ha camminato affinché Eurovision Song Contest potesse correre. Prima domanda quotata in sala stampa all'Ariston: Pausini, ma lei ci andrebbe ancora all'Eurovision?
Tanto è bastato per inaugurare la prima polemica sanremese: Laura Pausini è finita in trend su X, riempita di commenti su Instagram. Del resto, l'Eurovision non è un semplice evento musicale: ha sempre avuto una forte componente geopolitica, basti vedere le alleanze durante le votazioni, e si è sempre proposto come evento che celebra l'uguaglianza tra i popoli e le persone. All' Eurovision si va proprio in rappresentanza del proprio Paese, non come semplici concorrenti: saltare questo passaggio, significa o spostare il punto della questione, oppure non averla proprio compresa. Non a caso, appena la Russia ha invaso l'Ucraina, è stata esclusa: chi protesta contro la presenza di Israele all'Eurovision, contesta anche il doppio standard.
All' Eurovision si sfila portando una bandiera, proprio come ai giochi olimpici: dunque la questione non è individuale né può esserlo. A latere, la questione è anche: ma un Paese come Israele, ce lo manderebbe un dissidente a farne le veci? Proprio mentre è responsabile di quello che l'Onu ha dichiarato senza mezzi termini essere genocidio, oltretutto.
Alla fine, per non sbilanciarsi politicamente, Laura Pausini è inciampata comunque sull'umanità: perché la contestazione all' Eurovision è una protesta contro il genocidio, non contro gli artisti. È il problema della complessità, quando invece si vorrebbe cantare e basta.
Se questo è l'inizio, un pensiero a Carlo Conti. Ma soprattutto, ripensando a Bella Ciao e El Hormiguero: ma che fine ha fatto la versione italiana annunciata da Mediaset?