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Abbiamo incontrato Dargen D'Amico per il lancio dell'album "Doppia Mozzarella". Da Sanremo con "Ai-ai" alla cover con Pupo, siamo tornati a casa con un BONSAI

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

19 febbraio 2026

Abbiamo incontrato Dargen D'Amico per il lancio dell'album "Doppia Mozzarella". Da Sanremo con "Ai-ai" alla cover con Pupo, siamo tornati a casa con un BONSAI
Dargen D'Amico si nasconde dietro i suoi occhiali da space-cowboy, tra ironia e imbarazzo, mentre presenta “Doppia Mozzarella”, forse il suo ultimo disco senza AI. Tra provocazioni sull’intelligenza artificiale, Gaza e l’Ucraina, e la cover con Pupo e Fabrizio Bosso, la musica torna artigianale, calda, umana, necessaria

di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

Jacopo Matteo Luca D’Amico è fondamentalmente un timido, forse è per questo che porta sempre quei suoi occhiali da sole e alle conferenze stampa quando ti guarda lo fa da dietro i suoi occhiali da space-cowboy. Ti guarda da dietro Dargen, il suo alter-ego. Forse anche quel suo modo di non prendersi troppo sul serio, di scherzare su quel che l’ufficio stampa gli aveva suggerito di non affrontare, sulla “madre Rai”, quel suo imbarazzarsi di fronte ai giornalisti è parte di quella musica così raffinata nella produzione, sempre più proiettata verso l’analogico, verso l’artigianale. Lo abbiamo messo un po’ in difficoltà a Dargen con una domanda che forse si aspettava prima o poi qualcuno gli avrebbe fatto e ci ha risposto sinceramente, alla fine della conferenza stampa. D’altronde la musica è come una pietanza, non certo come una vendetta che va servita fredda, ma calda, come una pizza sfornata poco prima di mettersi a tavola. Una pizza con “Doppia Mozzarella”, come il titolo del suo nuovo album presentato nella Dream Factory di Corso Garibaldi con tanto di pizzaiolo che, mentre Dargen si è concesso in un lungo dialogo con i giornalisti, ha preparato un banchetto a base di mozzarelline, pizze e tanto buon cibo perfetto per corrompere chi avrà la possibilità di votare le canzoni in gara sul palco dell’Ariston.

Dargen pensatore di Rodin
Dargen pensatore di Rodin

Ne abbiamo ascoltato in anteprima due tracce e dobbiamo dirvi che a nostro avviso erano due bombe molto pesanti. Un sollievo tornare a sentire finalmente musica realizzata con strumenti veri, con una melodia, un’armonia e un arrangiamento quasi del tutto analogico. “Musica per le proprie orecchie”, un modo di dire che invece dovrebbe tornare ad essere verità quando ormai anche la Polizia di Stato pubblica foto di eventi reali, come ad esempio il poliziotto ferito da un martello durante gli scontri di Torino, ma rimaneggiate ingenuamente per renderle più definite e meno sgranate, con il risultato di lasciarci sotto la lingua un sapore metallico di intelligenza artificiale e di distopia. Di questo più o meno si è parlato durante la conferenza stampa con Dargen, che da dietro i suoi occhiali, a cavallo di uno sgabello di design pop-art americana, con un vestito a metà tra un kimono e un abito da sera, “non” ha preso per i fondelli la Polizia di Stato e le sue discutibili scelte comunicative, tantomeno la Rai, che lo ha chiamato a tornare sul palco dell’Ariston dopo due anni. No, no. Ma perché “non” parlare di tutte queste cose con il sarcasmo e l’imbarazzo che lo contraddistingue da tutti gli altri cantanti in gara alla kermesse sanremese? Perché il brano con cui canterà di fronte a milioni di Italiani s’intitola “Ai Ai” che al tempo stesso è il verso che parodizza ed esorcizza il dolore ed il pericolo, ma pure lo segnala. “Ai ai”, poi, è ovviamente l’intelligenza artificiale, per Dargen (su questo argomento prende una posizione netta,) è un ostacolo all’arte e alla verità. E sarà sempre più difficile distinguere quel che è vero da quel che è falso. “Doppia mozzarella”, d’altronde, come ci ha detto Dargen, è l’ultimo disco che realizzerà senza l’intelligenza artificiale. Addirittura Dargen avrebbe voluto spacciare il testo del singolo come realizzato dall’intelligenza artificiale, ma poi, il suo ufficio stampa gli ha sconsigliato di farlo onde evitare la squalifica. Certo che, farlo, sarebbe comunque stato una provocazione capace di rimanere nella storia. Chissà che non decida di ribellarsi e di farlo lo stesso.

Il BONSAI che ci ha regalato Dargen
Il BONSAI che ci ha regalato Dargen

Ovviamente staremo a vedere. Dargen, poi, ha anche parlato della Palestina, e del fatto che certamente ne parlerà, dato che ormai gli italiani sembrano essersi dimenticati che da quelle parti c’è ancora un massacro in corso nonostante il cessate il fuoco. Alla luce della triste storia dell’atleta ucraino che alle Olimpiadi invernali è stato squalificato dalla oscura burocrazia della macchina celestiale di Milano-Cortina, a causa di un innocuo casco commemorativo degli atleti compatrioti caduti in guerra contro la Russia. Una guerra dimenticata da tutto e da tutti. La guerra condotta da Mosca contro Kyiv, d’altronde non sembra aver scandalizzato molto il cantante Pupo, che nella serata delle cover canterà “Su di noi” insieme a Fabrizio Bosso e allo stesso Dargen, al quale abbiamo domandato cosa ne pensi di questa cosa, dato che, se è vero che ci siamo dimenticati di Gaza, è ancor più vero che dell’Ucraina ce ne siamo dimenticati due volte: “Io non mi sono dimenticato assolutamente dello scempio che hanno fatto e continuano a fare le istituzioni russe (in Ucraina)” ha risposto Jacopo alla nostra domanda. “Non mi dimentico neanche che noi, come stato italiano, siamo complici del genocidio a Gaza, eppure io partecipo comunque a Sanremo. Penso che la musica debba avere un significato che vada oltre la strumentalizzazione e che dia davvero la possibilità di sentirsi parte di qualcosa di più profondo. Un senso di fratellanza, sorellanza, di comunione. Per me è fondamentale in questo momento… cercare di dare alla musica, all’arte e anche allo sport un senso di speranza, perché è davvero faticoso in questo momento trovare qualcosa di solito a cui aggrapparsi”. Forse è anche per questo che alla fine della conferenza stampa Dargen ha donato a tutti i giornalisti un Bonsai, simbolo, forse, di quella speranza che manca e che la musica sa come curare e tenere viva in ognuno di noi, nonostante tutto.

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