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Sanremo 2026, ma che fine hanno fatto le band? Carlo non fa i Conti con un pezzo di storia del Festival che vi raccontiamo noi: dai Timoria e i Bluvertigo ai Maneskin e gli Eiffel65

  • di Marika Costarelli

18 febbraio 2026

Sanremo 2026, ma che fine hanno fatto le band? Carlo non fa i Conti con un pezzo di storia del Festival che vi raccontiamo noi: dai Timoria e i Bluvertigo ai Maneskin e gli Eiffel65
A Sanremo 2026 ci saranno tutti. Tutti tranne le band. Ma sono un pezzo di storia del Festival all’Ariston, spesso il pezzo più bello. Dai Bluvertigo ai Timoria, dai Nomadi agli Eiffel65. I gruppi fanno bene a Sanremo e alla musica e noi vogliamo ricordarvelo in questo articolo totale sulla storia delle band a Sanremo

di Marika Costarelli

La 76esima edizione del Festival di Sanremo è alle porte. I big in gara stanno scaldando i motori, i co-conduttori fremono all’idea di pronunciare le parole: “dirige l’orchestra…” e Carlo Conti è pronto a far rientrare ogni qualsivoglia polemica all’orizzonte e a difendere il Festival, come un buon portiere suole fare con la sua porta durante un match dei mondiali. Tutto pronto, tutti presenti, ma c’è “un” grande assente quest’anno: le band! Dove sono finiti “i complessi”, come li chiamerebbero i boomer? Pare che il direttore artistico quest’anno se ne sia dimenticato; ci pensiamo noi di MOW a rinfrescarvi un po’ la memoria. D’altronde il palco dell’Ariston è stato il trampolino di lancio per molti gruppi musicali, così come è vero che lo stesso palco è sempre stato specchio della discografia del tempo. E, in effetti, anche la discografia italiana attuale pare aver dimenticato che si può fare musica anche all’interno di un collettivo dove ci sia gente che sappia suonare qualche strumento e che sappia addirittura settarlo un autotune, non solo usarlo! Ma facciamo qualche passo indietro, per la gioia dei Millennial!

Nel 2000 l’Ariston accoglie dei giovanissimi Subsonica nella categoria Campioni con “Tutti i miei sbagli”, una bomba elettronica dirompente nel tempio del melodramma che è il Festival a quei tempi. Ma il 2000 è anche l’anno sanremese di Tiromancino e Riccardo Sinigallia che, partecipando nella categoria Giovani, iniziano a tracciare le loro “Strade” verso il pop con sfumature indie che avrebbe conquistato il pubblico. Nel 2001 ci sono anche coloro che all’Ariston avevano preso la residenza: i temutissimi Matia Bazar che si piazzano terzi in classifica con la loro “Questa nostra grande storia d’amore”, solo perché sopra di loro ci sono niente popò di meno che Giorgia ed Elisa, vincitrice da appena esordiente. E come dimenticare i Sottotono e le loro “Mezze verità”, un hip-hop melodico con venature di ballata urbana, o i Bluvertigo fronteggiati da un Morgan smaltato che cospargono “Assenzio” di fronte alla platea di borghesi impettiti tipica della kermesse.I vincitori della categoria Giovani sono i Gazosa che esordiscono giovanissimi con “Stai con me (forever)”; subito dopo sarebbero diventati il jingle di una nota compagnia telefonica e avrebbero accompagnato (o tormentato, a seconda dei gusti) la nostra estate.

Il 2002 è l’ANNO e a confermarlo è la partecipazione delle Lollipop, appena uscite da uno dei primi esperimenti talent “Popstars”; cinque ragazze che incarnano caratteristiche diverse sulla scia del successo mondiale delle Spice Girls, anche se il loro si rivela di certo un successo più fugace e meno clamoroso. A portarle al Festival era stato il boom della loro “Down down down” che aveva sfiorato le vette delle classifiche italiane; all’Ariston si presentano invece con una memorabile “Batte forte” con tanto di coreografia e archetti tipica delle girl band: outfit improbabili, acconciature da “ma perché?” e stecche a destra e a manca che rendono difficile decidere chi è la più stonata, eppure abbiamo apprezzato il tentativo e in segreto ancora la balliamo di fronte allo specchio di casa o in macchina, coi finestrini rigorosamente alzati. Nota a margine per i Timoria che partecipano orfani di Francesco Renga, ma con un affascinante Omar Pedrini che tutte ci saremmo portate volentieri a “Casa mia”.

I Tiromancino a Sanremo 2000
I Tiromancino a Sanremo 2000

Ma è nel 2003 che i Millennial trovano il loro inno in “Quelli che non hanno età” di tre ragazzi provenienti da un qualche pianeta alieno, gli Eiffel 65, che intonano la dance music perfino senza autotune: la consolle sul palco dell’Ariston diventa metafora di rivoluzione, soprattutto se si pensa che a “suonarla” è un colossale Gabry Ponte! Quell’anno esordiscono a Sanremo anche i Negrita con il brano “Tonight” che si classifica in fondo alla classifica, pur citando Bach e Marx nel testo. Veniamo al 2004, l’anno del festival più rivoluzionario della storia. Al timone una scatenatissima Simona Ventura che si è ritrovata a dover racimolare concorrenti tra un “Music Farm” e l’altro per via di un boicottaggio delle case discografiche nei confronti delle scelte dell’allora direttore artistico Tony Renis. A calcare il palco ci sono quindi artisti emergenti o poco noti, nessuna band presente e una inevitabile rivalsa di Marco Masini che si infila le ali e diventa e “L’uomo volante” lasciando a terra le ingiurie ricevute negli anni precedenti. Non ci sono le band, ma quanto è rock quel festival? Oggi sarebbe impensabile immaginare un Festival di Sanremo senza la partecipazione/presidio delle major.

Nel 2005 Paolo Bonolis prova a rivoluzionare ancora la gara, diversificando in sottocategorie i Campioni: uomini, donne, gruppi, classic e giovani. Ci pensate oggi, nell’era del non binarismo, che scandalo sarebbe? Metti che qualcuno si identifica in un cactus. Niente, non può partecipare. Comunque quell’anno tra i gruppi ci sono i residenti Matia Bazar con il graffiante “Grido d’amore” di una mistica Roberta Faccani, che porta sulle spalle la responsabilità di sostituire la dea Silvia Mezzanotte; Le Vibrazioni e i Velvet, che praticamente sono de Le Vibrazioni che non ce l’avrebbero fatta. Sarcina&Co intonano una romantica “Ovunque andrò” e i Velvet “Dovevo dirti molte cose”, peccato che le cose che hanno da dire non vengono molto apprezzate dal pubblico, dato il loro 26esimo posto in classifica. E ancora Nicky Nicolai e Stefano Di Battista Jazz Quartet gareggiano nella categoria da veri outsider con la loro raffinatissima “Più sole”. Nella stessa categoria quell’anno qualcuno ci piazza perfino un quasi-dissing a Battisti con un brano intitolato “Francesca”; si trattava di DJ Francesco (aka Francesco Facchinetti) che con la scusa di essersi portato appresso “quattro amici della band” si è infiltrato nella categoria gruppi percorrendo il successo del momento.

Nel 2006, con Giorgio Panariello al timone, la categoria gruppi rimane viva e a renderla tale ci pensano I Ragazzi di Scampia con Gigi Finizio (“Musica e speranza”), Mario Venuti e Arancia sonora (“Un altro posto nel mondo”), Noa, Carlo Fava & Solis String Quartet (“Un discorso in generale”). E ancora, i Nomadi classificati al secondo posto con “Dove si va”, gli Zero Assoluto che esordiscono all’Ariston con l’eterna hit “Svegliarsi la mattina” e gli Sugarfree che cavalcano l’onda del successo di “Cleptomania” presentando al festival “Solo lei mi dà”. Il 2008 è l’anno dei Finley, la boyband più amata dai teenager dell’epoca, che fondono rock e pop in un brano che incarna la nostalgia e per questo va ascoltato rigorosamente da un lettore CD portatile o al massimo da uno mp3: “Ricordi”; seguendo la loro scia, nella categoria giovani ci provano anche i Melody Fall con “Ascoltami”, richiesta che a quanto pare non viene esaudita dal pubblico dati i risultati ottenuti dal brano. 2009: esordiscono all’Ariston con una preghiera nel loro stile i Gemelli Diversi, il brano è “Vivi per un miracolo”. Ed è la prima volta al festival anche per gli Afterhours, con un Manuel Agnelli che ci spara dritti in faccia che “Il paese è reale”, con l’intelligente sarcasmo di cui abbiamo ancora bisogno. Il 2010 è l’anno dei Sonohra che sbaragliano la categoria Giovani con “L’amore”, la canzone che tutti noi abbiamo ascoltato mentre fantasticavamo sulla crush delle superiori che non sapeva neanche della nostra esistenza (ovviamente sempre dalla playlist del nostro mp3 o, per i più benestanti, da quella dell’iPod).

Carlo Conti a Sanremo 2025
Carlo Conti a Sanremo 2025 Ansa

Siamo al 2011, che oltre ad essere l’anno della farfallina di Belèn, è anche l’anno de La Crus che confessano un tradimento in diretta televisiva con “Io confesso”, sfacciati e senza bisogno delle telecamere nascoste di Temptation Island. Ma tornano anche i Modà, che dopo un esordio all’Ariston nella categoria Giovani del 2005, si presentano con la neovincitrice di “Amici” Emma e con “Arriverà” non mancano il colpo: secondi classificati e un incalcolabile successo del pezzo che ribalta le classifiche FIMI. Nel 2012 i Marlene Kuntz azzardano e portano all’Ariston il rock alternativo con una “Canzone per un figlio”, una nota stonata ma gradita all’interno della kermesse. E ancora il ritorno dei ritorni: i Matia Bazar presentano “Sei tu” e stavolta di nuovo con Silvia Mezzanotte. Sanremo 2013 è di Mengoni, ma è anche l’anno delle band. Secondo posto in classifica per Elio e le Storie Tese con “La canzone mononota”, un mix esplosivo di genio e musicalità. E a seguire i Modà che con la melodrammaticità che li distingue si portano a casa un terzo posto con “Se si potesse non morire”. È anche l’anno delle band “di nicchia”, ovvero degli Almagretta che cantano “Mamma non lo sa” e dei Marta sui Tubi che conquistano il pubblico con l’energia romantica di “Vorrei”.

Nel 2014 i Perturbazione ci cantano il libro dei nomi femminili, ma anche se il testo all’apparenza sembra parlare di poligamia, è tutto un bluff, alla fine la donna amata è “L’unica”, con devozione e fedeltà. Una nota di merito non può che andare al secondo posto di Raphael Gualazzi che si presenta con i The Bloody Beetroots; “Liberi o no”, una fusione tra jazz, pop e un pizzico di dance, lontanissimo dal maistream che, però, clamorosamente lo accoglie bene. Siamo al 2005 e, dopo qualche incerta ventata di rivoluzione, Sanremo torna ad essere Sanremo; ce lo conferma la vittoria de Il Volo con “Grande amore”, il brano più sanremese tra i sanremesi che fonde lirica e musica leggera, il risultato è super pop. Ma ci sono anche i Dear Jack, freschi freschi di “Amici”, che mirano a conquistare anche i cuori delle nonne delle loro teen-fan con “Il mondo esplode tranne noi”, bugia: poco dopo Alessio Bernabei avrebbe dichiarato di aver scelto la carriera da solista, quindi il gruppo tecnicamente sarebbe esploso. Facendo una piccola forzatura tra le band si possono anche menzionare i veri outsider di quell’edizione: Biggio e Mandelli, che con un’ironia irresistibile ci cantano la loro “Vita d’inferno”, facendoci riflettere sul fatto che forse rimanere “nell’utero materno” non sarebbe stata una così pessima idea. Il 2016 è un altro anno che vede una band in cima alla classifica del festival di Sanremo: gli Stadio con “Un giorno mi dirai” conquistano il cuore di tutti genitori e figli d’Italia. Di contro, il destino inverso è riservato ai Bluvertigo con “Semplicemente” e ai DearJack e il loro “Mezzo respiro”: le due band non ce la fanno ad arrivare in finale, il nuovo frontman dei Dear Jack, Leiner Riflessi, non ce la fa a sostituire Bernabei, che nella stessa edizione da solista riesce a piazzarsi almeno quattordicesimo, alla faccia dei vecchi colleghi.

Se nel 2017 le band non sono pervenute, nel Sanremo 2018 le band ci sono ma smembrate. È il caso dei Pooh che si presentano separati: Red Canzian da una parte e Roby Facchinetti con Riccardo Fogli dall’altra. I Pooh “ce l’hanno grossa” e possono permettersi anche certi azzardi pur rimanendo una band solida e unita. Ma per una band che si smembra momentaneamente, ce n’è una che si riunisce, infatti il 2018 è anche l’anno che vede il ritorno dei Decibel capitanati da Enrico Ruggeri, che dopo aver concluso la sua misteriosa esperienza come conduttore di “Mistero”, presenta insieme alla storica band “Lettera dal Duca”. Medaglia d’argento va a Lo Stato Sociale con la tormentonissima “Una vita in vacanza”, tormentone di quella e di molte altre estati a venire. Tornano Le Vibrazioni con il brano “Così sbagliato” e anche Elio e le Storie Tese con un’irreverente “Arrivedorci”. Esordiscono all’Ariston anche i The Kolors con la loro prima canzone in italiano, “Frida (mai, mai, mai)”. Nel 2019 Il Volo ci riprova piazzandosi terzo con “Musica che resta”, anche se non ci risulta. Arrivano i Boomdabash con “Per un milione” che forse denota il numero di tormentoni estivi che avrebbero sfornato da quel Sanremo in poi. Tragico finale per altre due band che si piazzano rispettivamente al 17esimo e 21esimo posto; si tratta dei The Zen Circus con “L’amore è una dittatura” e per gli Ex-Otago con “Solo una canzone” (forse gliene sarebbero servite due).

I The Kolors a Sanremo
I The Kolors a Sanremo

Arrivano gli anni ‘20 e Bugo se ne va: “Che succede? Dov’è Bugo?”, Morgan a sorpresa fa il remake del secolo che ci farà ricordare questo festival come quello de “Le brutte intenzioni, la maleducazione”. Nel frattempo nasce un torneo che esploderà da quell’anno in poi: il Fanta Sanremo, una gara nella gara che svecchia la kermesse ufficiale e attrae il pubblico social. Tra le band c’è una medaglia di bronzo che va ai Pinguini Tattici Nucleari che benedetti da “Ringo Starr” avrebbero cominciato a riempire gli stadi da lì in avanti. A seguire in classifica ci sono Le Vibrazioni che cantano “Dov’è” alla ricerca della gioia, e non eravamo ancora entrati nel pieno della pandemia! Ma eccoci al 2021, al Festival di Sanremo con i palloncini colorati al posto del pubblico. La pandemia segnava per sempre le nostre vite, ma durante le cinque serate di Sanremo nessuno di noi ci pensa, anche perché sul podio ci arrivano i Maneskin che non proprio “Zitti e buoni” si portano a casa la vittoria al festival e subito dopo all’Eurovision, esplodendo in un successo mondiale senza precedenti per una band proveniente da un talent. Ma Damiano David e i suoi non oscurano di certo La Rappresentante di Lista e il loro inno alla vita “Amare”, e nemmeno i Coma_Cose passano inosservati mentre si sparano “Fiamme negli occhi” a vicenda. Meno memorabile è la partecipazione de Lo Stato Sociale stavolta con “Combat pop” e quella degli Extraliscio con “Bianca luce nera” insieme a Davide Toffolo.

A Sanremo 2022 c’è la hit, quella che sentiremo nei secoli dei secoli, “Ciao ciao” dei La Rappresentante di Lista e ancora un ritorno de Le Vibrazioni a cui stavolta, in termini di classifica, non va “Tantissimo” bene. Nel 2023 la band più alta in classifica sono i Modà con “Lasciami”, una canzone sulla depressione che si assicura un modesto undicesimo posto. Ancora, i Coma_Cose che si promettono di non darsi mai “L’addio”, anche se oggi sappiamo che mentivano. Non è mai troppo tardi, invece, per I Cugini di Campagna, che supportati dalla scrittura dei componenti de La Rappresentate di Lista, si presentano fedeli alla loro identità ma svecchiati quanto basta cantando “Lettera 22”. Ma questo è l’anno della nostalgia Millennial perché sull’Ariston tornano gli Articolo 31 che ci accompagnano in “Un bel viaggio” nei primi anni 2000 e, lasciatemi dire, soprattutto tornano le pop star che ci meritiamo: Paola&Chiara, che fanno “Furore” al festival tutte glitterate, tornando a far sognare i fan; unite e rassicuranti come ai vecchi tempi, seppur per poco tempo, una dolce illusione che ci riporta al Festivalbar. Chi ha assegnato loro il diciassettesimo posto dovrebbe essere perseguito penalmente.

Il Volo non si arrende e nel 2024 ci riprova con “Capolavoro”, che diventa anche un’ottima colonna sonora per meme. I The Kolors inaugurano la loro stagione di tormentoni con “Un ragazzo una ragazza”, con la quale pare abbiano trovato una cifra per ribaltare le classifiche, soprattutto quelle estive. Dopo aver vinto X Factor, a Sanremo si presentano anche I Santi Francesi con “L’amore in bocca”, con un ottimo potenziale, ma senza particolare seguito. Tornano i Negramaro con “Ricominciamo tutto”, che probabilmente è un invito a ricominciare la gara, dato il diciannovesimo posto in classifica. Ci sono i Bnkr44 che mettono in difficoltà i boomer a causa della pronuncia del loro nome e la buttano lì con un “Governo punk” che ci conferma, qualora non ce ne fossimo ancora accorti: Sanremo non è più roba per vecchi. Ma i veri villain dell’edizione sono loro: I Ricchi e Poveri e il titolo del loro brano “Ma non tutta la vita” non pare proprio far riferimento ai “due angeli” del duo che, al contrario, appaiono eterei ed eterni r buttano giù l’Ariston con un’energia che sfida ogni possibile artrosi; un plus è il loro social media manager che ce li piazza su TikTok, non lo abbiamo ancora ringraziato abbastanza per questo. Il premio tormentone del Festival di Sanremo 2025 va senz’altro ai Coma_Cose che con “Cuoricini” ci regalano una delle loro ultime chicche insieme: decimi a Sanremo, altissimi in FIMI. I The Kolors proseguono la scia della hit estiva e si presentano con “Tu con chi fai l’amore”, che oltre ad essere una canzone orecchiabile è anche una domanda da non fare ai politici, nel dubbio. Le band al festival della canzone italiana ci hanno regalato tante gioie e qualche dolore sopportabile, pertanto ci chiediamo: Carlo, perché ce ne hai privato?

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