image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
    • MotoGp
    • Tennis
    • Formula 1
    • Calcio
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
    • Sport
    • motogp
    • tennis
    • Formula 1
    • calcio
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Attualità

9 aprile 2026

Vi spieghiamo cosa c'è dietro agli accordi Usa-Iran: il Pakistan riesce dove l'Europa fallisce e c'entrano gli interessi dell'Arabia Saudita, gli affari di Trump, la Cina e la nascita di una nuova potenza nucleare

  • di Federico Giuliani Federico Giuliani

9 aprile 2026

Ma vi siete chiesti per quale motivo a mediare un conflitto delicato come quello tra Iran, Israele e Stati Uniti ci sia il Pakistan? Islamabad mantiene buoni rapporti sia con Teheran che con Washington. In più è legata a un pesante accordo di mutua difesa con l'Arabia Saudita e ha dietro la Cina di Xi Jinping. A guidare le trattative c'è il feldmaresciallo Asim Munir, il volto visibile della mediazione pakistana che tanto piace a Donald Trump. In palio c'è l'occasione di trasformare un Paese fino a ieri considerato inaffidabile in una nuova potenza internazionale (nucleare)

Foto: Ansa

Vi spieghiamo cosa c'è dietro agli accordi Usa-Iran: il Pakistan riesce dove l'Europa fallisce e c'entrano gli interessi dell'Arabia Saudita, gli affari di Trump, la Cina e la nascita di una nuova potenza nucleare

Qualcuno ha visto l'Europa? Risposta negativa. Nella guerra che sta devastando il Medio Oriente e che ha generato una crisi energetica globale senza precedenti, i burocrati di Bruxelles non riescono a toccare palla. L'Unione europea, da tempo denigrata, offesa e bullizzata da Donald Trump, è rimasta in disparte mentre Stati Uniti e Israele hanno colpito l'Iran, incendiando il Golfo, bloccando lo Stretto di Hormuz e generando la rabbiosa risposta di Teheran. Gli strateghi e i commentatori europei continuano a ripetere che questa non è la loro guerra. Eppure se è vero che il conflitto interessa Washington, Tel Aviv, Trump e Benjamin Netanyahu più che Ursula Von der Leyen, è altrettanto vero che le conseguenze della cosiddetta Terza guerra del Golfo – a partire dall'inflazione energetica - stanno ricadendo tutte a pioggia sull'Unione europea. Emmanuel Macron e Pedro Sanchez, uniche eccezioni nel Vecchio Continente, almeno a parole si sono fatti sentire ma con pochi risultati internazionali. Chi, invece, si sta dimostrando un grande mediatore è il Pakistan. Ma come ha fatto un Paese che fino a pochi anni fa veniva considerato inaffidabile e ignorato da Joe Biden a diventare il ponte diplomatico tra gli ayatollah, i sauditi, i cinesi e gli americani? Bruxelles prenda nota e rifletta.

Asim Munir
A guidare le trattative c'è il feldmaresciallo Asim Munir, il volto visibile della mediazione pakistana che tanto piace a Donald Trump Ansa

La guerra in Iran sta consentendo al Pakistan di riscattarsi. Già, perché Islamabad ha a lungo dovuto fare i conti con una pessima immagine, tratteggiato dagli analisti come partner inaffidabile e doppiogiochista, e non più in grado di esercitare influenza né a livello regionale né a livello mondiale. Eppure il “palmarés diplomatico” pakistano non è affatto vuoto. Negli anni '70 ha facilitato i contatti informali che avrebbero poi portato alla visita di Richard Nixon in Cina, con tanto di disgelo nei rapporti tra Stati Uniti e Cina, mentre pochi anni fa ha oliato i contatti tra i talebani afghani e Washington, in una mossa che avrebbe poi innescato il ritiro delle truppe Nato dall'Afghanistan. Oggi il dossier sul tavolo è molto più spinoso, ma il Pakistan non è affatto da solo. Innanzitutto ha dietro la Cina di Xi Jinping, che sta sostanzialmente usando il suo vicino come alfiere diplomatico per esercitare pressione e influenza indiretta in Medio Oriente. Poi non bisogna trascurare gli ottimi rapporti tra Trump e il feldmaresciallo Asim Munir, il volto visibile della mediazione pakistana che ha già visitato il presidente statunitense alla Casa Bianca incassando complimenti e parole al miele. A proposito: agli Usa interessano le Terre Rare e l'intelligence pakistana nella regione, e Islamabad è ben felice di scambiarle per un alleggerimento sui dazi e altri vantaggi politici.

Shehbaz Sharif
l primo ministro pakistano Shehbaz Sharif vuole trasformare un Paese fino a ieri considerato inaffidabile in una nuova potenza internazionale (nucleare) Ansa

L'altro volo della mediazione pakistana è quello del primo ministro Shehbaz Sharif, che nelle ultime settimane ha avuto colloqui telefonici con decine di leader globali. Compresi quelli sauditi, con i quali Islamabad condivide un accordo di mutua difesa bello grosso e importante. Attenzione bene: il contenuto e il linguaggio del patto rievocano in un certo senso l'articolo 5 della Nato, e quindi vuol dire che un attacco a uno dei due Paesi sarà considerato un'aggressione a entrambi. Detto altrimenti, l'Arabia Saudita, trascinata nel conflitto iraniano, può teoricamente contare sulle armi nucleari del Pakistan, perché signori, forse facciamo finta di niente o non lo sappiamo, ma Islamabad può contare sull'arma nucleare. Last but not least, decenni di profondi legami con l'Iran e un confine di 915 chilometri contribuiscono a spiegare perché il Pakistan possieda vitali informazioni su Teheran e funga da messaggero degli ayatollah alla Casa Bianca. Basta unire i vari punti sopra elencati e arriviamo al cessate il fuoco nella guerra in Iran raggiunto grazie al lavoro di Sharif e Munir. Una tregua fragilissima, una specie di Frankeinstein diplomatico, ma che offre comunque una base operativa sopra la quale, in futuro, costruire ulteriori intese. La posta in palio per il Pakistan resta altissima. In caso di un cessate il fuoco permanente potrebbe nascere una nuova potenza regionale con ambizioni globali. Se le cose andranno male, Munir e Sharif potranno dire almeno di averci provato. A differenza di altri...

https://mowmag.com/?nl=1

More

Ma a noi, dello Stretto di Hormuz, ce ne frega davvero qualcosa? Tutto quello che non vi dicono sulla crisi energetica: chi sta vincendo (non Trump), il peso del petrolio iraniano e i “falsi problemi” dell'Italia

di Federico Giuliani Federico Giuliani

Putin, gas e speculazione

Ma a noi, dello Stretto di Hormuz, ce ne frega davvero qualcosa? Tutto quello che non vi dicono sulla crisi energetica: chi sta vincendo (non Trump), il peso del petrolio iraniano e i “falsi problemi” dell'Italia

Ma l'Italia si sta “smarcando” dagli Stati Uniti? Cosa c'è dietro la strategia di Meloni (che copia Sanchez) e perché Trump “presenterà il suo conto” al governo

di Federico Giuliani Federico Giuliani

Roma si allontana da Washington?

Ma l'Italia si sta “smarcando” dagli Stati Uniti? Cosa c'è dietro la strategia di Meloni (che copia Sanchez) e perché Trump “presenterà il suo conto” al governo

Si chiama Iran, si legge Europa: il vero nemico di Trump siamo noi? E l'unico che può frenare gli Usa adesso è Macron

di Federico Giuliani Federico Giuliani

Pazzia o strategia?

Si chiama Iran, si legge Europa: il vero nemico di Trump siamo noi? E l'unico che può frenare gli Usa adesso è Macron

Tag

  • Geopolitica
  • Attualità
  • Arabia Saudita
  • Unione Europea
  • Europa
  • Pakistan
  • Donald Trump
  • Cina
  • guerra
  • Iran
  • Stati Uniti
  • Esteri
  • USA

Top Stories

  • Delitto di Garlasco, ho fatto in moto la strada che Sempio racconta di aver fatto in macchina: non sono mai stato Valentino Rossi, ma Andrea era Ayrton Senna (a 19 anni)

    di Emanuele Pieroni

    Delitto di Garlasco, ho fatto in moto la strada che Sempio racconta di aver fatto in macchina: non sono mai stato Valentino Rossi, ma Andrea era Ayrton Senna (a 19 anni)
  • Mamma e figlia avvelenate a Natale: forse non ve ne siete accorti, ma la ricina è anche nei (peggiori) concimi. E spunta una registrazione...

    di Emanuele Pieroni

    Mamma e figlia avvelenate a Natale: forse non ve ne siete accorti, ma la ricina è anche nei (peggiori) concimi. E spunta una registrazione...
  • Delitto di Garlasco: “Qualcuno ha amici potenti”. De Rensis, la minaccia ricevuta e quella rilanciata: “se mi torna la memoria sul 13 luglio…” [VIDEO]

    di Emanuele Pieroni

    Delitto di Garlasco: “Qualcuno ha amici potenti”. De Rensis, la minaccia ricevuta e quella rilanciata: “se mi torna la memoria sul 13 luglio…” [VIDEO]
  • Delitto di Garlasco e audio di veleno: “la iena” De Giuseppe, i 100 colpi di telefono di “cucciolo” De Rensis, FarWest e la "versione Selvaggia” di una piccola storia che sembrava grande

    di Emanuele Pieroni

    Delitto di Garlasco e audio di veleno: “la iena” De Giuseppe, i 100 colpi di telefono di “cucciolo” De Rensis, FarWest e la "versione Selvaggia” di una piccola storia che sembrava grande
  • Delitto di Garlasco: fermi tutti, nel PC di Chiara Poggi non c’è “il movente”, ma proprio una pista da battere (e ve l’avevamo già detto)

    di Emanuele Pieroni

    Delitto di Garlasco: fermi tutti, nel PC di Chiara Poggi non c’è “il movente”, ma proprio una pista da battere (e ve l’avevamo già detto)
  • Delitto di Garlasco e audio di veleno: ora la butteranno su privacy e patriarcato contro “cucciolo” De Rensis (che una caduta comunque l’ha avuta)

    di Emanuele Pieroni

    Delitto di Garlasco e audio di veleno: ora la butteranno su privacy e patriarcato contro “cucciolo” De Rensis (che una caduta comunque l’ha avuta)

di Federico Giuliani Federico Giuliani

Foto:

Ansa

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore [email protected]

Next

Israele attacca i militari italiani in Libano e Vannacci risponde: “L’Italia riporti a casa i nostri uomini, la missioni Unifil non ha senso di esistere”

di Gianmarco Serino

Israele attacca i militari italiani in Libano e Vannacci risponde: “L’Italia riporti a casa i nostri uomini, la missioni Unifil non ha senso di esistere”
Next Next

Israele attacca i militari italiani in Libano e Vannacci risponde:...

  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy