In molti si aspettavano una spiegazione chiara, esaustiva, lineare sul perché gli Stati Uniti abbiano deciso di attaccare l'Iran, assecondare Benjamin Netanyahu e scatenare una crisi energetica globale senza precedenti colpendo duro in Medio Oriente. Nel suo ultimo discorso alla nazione, tuttavia, Donald Trump non ha detto un caz*o: nessuna tempistica sulla fine del conflitto e zero rassicurazioni. Già, perché l'uomo che guida la prima potenza del pianeta ha parlato per 19 minuti inanellando ripetizioni e gravi contraddizioni concettuali. Howard French ha scritto su Foreign Policy che quella andata in scena alla Casa Bianca è stata fin qui “la prova più evidente” che Trump “è un pensatore assolutamente caotico, la cui attitudine per il suo incarico sembra essere in rapido declino”. Fa sorridere sentire Trump quasi dichiarare vittoria, nonostante il controllo di Teheran sullo Stretto di Hormuz sia oggi più forte di quanto non lo fosse prima che Usa e Israele attaccassero la Repubblica Islamica. È ancora più bizzarro il fatto che Washington vuole che gli altri la aiutino a concludere con successo la guerra e a controllare il Golfo Persico, dopo aver più volte denigrato ogni alleato possibile e aver iniziato il bordel*o in Medio Oriente senza consultare (o quanto meno avvisare preventivamente) i partner. Il risultato è che Teheran è arrivata a decidere unilateralmente quali petroliere e altre navi possono e non possono transitare da Hormuz, e che Trump è apparso così disorientato da insinuare che alla fine, agli Stati Uniti, non frega un caz*o di questo. Anzi: il tycoon, tra una minaccia e l'altra, ha spiegato che gli Usa hanno già raggiunto i loro obiettivi eliminando le minacce iraniane. Chissà cosa penseranno i commentatori che definivano Joe Biden inadatto a governare il Paese perché vecchio, rimbabito e pure poco lucido...
Ma quindi Trump è un pazzo? Alcuni lo credono, ma è troppo facile denigrare un nemico politico facendo coincidere le sue mosse con la follia. Altri, invece, ritengono che il tycoon abbia una strategia chiara e un obiettivo ancor più preciso: sfruttare la guerra in Iran e in Medio Oriente per sferrare il colpo di grazia all'Europa già moribonda dopo il conflitto in Ucraina e il quasi congelamento dei rapporti con la Cina. Il terremoto mediorientale ha fatto schizzare alle stelle il prezzo dei carburanti nel Vecchio Continente, spingendo Bruxelles a parlare persino di misure di emergenza e lockdown energetici per scongiurare di restare a secco di benzina e diesel. L'aspetto più preoccupante è che la maggior parte dei leader dell'Ue non ha mosso un dito per rimproverare Washington di questo inaspettato (mica tanto) effetto domino. Se escludiamo Pedro Sanchez, l'altro unico vero contrappeso europeo alla follia di Trump si chiama Emmanuel Macron. Il capo dell'Eliseo, ascoltando l'ultima sparata di Donald, si è un po' incaz*zato. “Quando siamo seri, non diciamo ogni giorno l'opposto di quello che abbiamo detto il giorno prima. E forse non bisognerebbe parlare tutti i giorni”, ha dichiarato il leader francese, pronto a caricarsi il continente sulle spalle per assenza di alternative.
Macron ha mille difetti, ma in questo momento è l'unico che è sceso in campo per guidare la reazione dell'Europa. Non tutti, forse, seguiranno il leader francese che nel frattempo si è già mosso volando in Asia, la regione più colpita dalla crisi energetica mediorientale, per incontrare la prima ministra giapponese Takaichi Sanae (anche lei, sotto sotto, stanca di Trump). Non solo: il capo dell'Eliseo ha annunciato che circa 15 Paesi stanno collaborando per ripristinare il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, dove transita un quinto delle forniture petrolifere mondiali. Nel frattempo, la Banca di Francia (BdF) ha dichiarato di aver ritirato le rimanenti riserve auree custodite a New York e di averle sostituite con una quantità equivalente di lingotti d'oro presenti nei suoi caveau di Parigi. Per la cronaca, si tratta di circa 129 tonnellate, ovvero circa il 5% delle riserve totali della banca francese che, sin dalla fine degli anni '20, era solita depositare parte delle sue riserve presso la Federal Reserve Bank di New York. Il tempismo non farà certo piacere a Trump. Ma forse dovrebbe farlo riflettere.