È un quadro inquietante quello che emerge dall'ultima puntata de Le Iene Inside. Quello delle verità processuali cristallizzate, che spesso però non collima con la verità sostanziale. Processi chiusi su cui permangono riserve che vanno ben oltre il ragionevole dubbio. Garlasco, i “mostri di Ponticelli” e, soprattutto, la strage di Erba. Una puntata dal titolo “Colpevoli davvero?”, da cui emergono nuovi dettagli. La questione di Olindo Romano e Rosa Bazzi è in particolare al centro di tutto, il manifesto di una giustizia fatta forse troppo presto. Solo di pochi giorni fa è la notizia dell'ex magistrato Cuno Tarfusser che, nonostante una censura disciplinare e le decisioni definitive dei tribunali, continua a sollevare dubbi sulla colpevolezza dei coniugi, e in un nuovo esposto ha riacceso la luce sul caso gridando alla revisione.
Le Iene sono da tempo impegnate sul fronte innocentista, e Max Andreetta ha ricostruito il tragitto dei coniugi Romano la sera della strage attraverso le carte processuali, i testimoni presenti quella sera e i filmati dell'epoca. Una ricostruzione da cui emergono delle grossolane incongruenze nella ricostruzione dei fatti. Proprio la prova regina dell'inattendibilità dell'alibi di Rosa e Olindo, lo scontrino del McDonald's di Como, potrebbe oggi assumere il risultato opposto. I coniugi si trovavano nella corte insanguinata di via Diaz nello stesso intervallo di tempo in cui, stando al processo, sarebbero stati al McDonald’s. Le nuove testimonianze collocano infatti i due in via Diaz tra le 21:30 e le 21:45, mentre secondo lo scontrino sarebbe stato battuto proprio alle 21:45. Ma come facevano ad essere contemporaneamente a Come e a Erba? Una ricostruzione che richiederebbe la revisione dell'intera sequenza temporale della strage. Il celebre scontrino inoltre, non comparirebbe nel verbale di sequestro della sera della strage, ma sarebbe apparso solo quattro giorni dopo. Da dove è venuto fuori? Che origine ha?
La pista alternativa
C'è poi una storia alternativa a quella fissata dal processo, quella legata al traffico di droga. Una pista mai realmente approfondita che nella puntata de Le Iene riemerge con la testimonianza di Abdi Kays, ex spacciatore tunisino vicino al gruppo dei fratelli Marzouk. Kays parla di un possibile collegamento fra alcune delle vittime, persone legate alle istituzioni coinvolte nelle indagini e gli ambienti locali dello spaccio di droga. Un nuovo movente per la strage dunque, diverso da quello dei dissidi fra vicini che hanno incastrato Rosa e Olindo. In particolare Luca Nesti, all’epoca vice del maresciallo Gallorini e trovato morto suicida tre anni fa in un bosco nel lecchese poco dopo la riapertura del caso, sarebbe stato legato agli ambienti della droga. Secondo la testimonianza raccolta Nesti avrebbe sottratto stupefacente durante alcuni sequestri e nella sua cantina sarebbero stati trovati hashish e presunte prove di reato, come un coltello. Un elemento che si unisce al possibile coinvolgimento dei gruppi a capo del mercato locale degli stupefacenti: 'Ndrangheta, mafia albanese e criminalità marocchina.
Tutti elementi ancora da confermare, ma che sollevano delle legittime perplessità sull'impianto accusatorio che ha condannato Rosa Bazzi e Olindo Romano. Testimonianze ignorate, documenti non repertati o repertati male, zone grigie e tanti, troppi dubbi. In mezzo a tutto questo, la condanna al fine pena mai per Rosa Bazzi e Olindo Romano.
E allora non rimane che ringraziare Le Iene e Max Andreetta per aver riacceso i riflettori su una vicenda che, al di là delle sentenze, continua a interrogare l’opinione pubblica. Per non aver dato delle risposte, delle sentenze dallo studio televisivo, ma aver posto delle domande che forse nelle aule di tribunale non sono state fatte. Una battaglia di civiltà, perché in uno stato di diritto ogni elemento deve essere valutato scrupolosamente, senza scorciatoie, senza automatismi, senza il peso di una verità già scritta.