Risale al luglio 2025 la lettera aperta a Giorgia Meloni firmata da decine di ambasciatori in cui si invocava una presa di distanza da Israele e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Un appello inascoltato per troppo tempo. Fra i firmatari di questa lettera figura anche il diplomatico Pietro Benassi, ex Ambasciatore italiano presso l’Unione Europea, già Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica sotto il governo Conte ed ex Ambasciatore italiano a Berlino dal 2014 al 2018. Lo abbiamo chiamato per capire cosa stia accadendo all’Italia in questo preciso momento storico e per avere un quadro più chiaro sulle roboanti dichiarazioni di Donald Trump. Si tratta di un vero e proprio turning point per la politica estera italiana. La distanza che si è venuta a creare tra Roma e Trump dall’inizio della guerra con l’Iran a fianco di Israele ha reso impossibile giustificare ulteriormente le prese di posizione radicali e di difficile interpretazione provenienti dal presidente degli Stati Uniti che è arrivato addirittura a prendersela con il Papa dopo aver invocato un “blocco del blocco” allo stretto di Hormuz. Lo stesso vale per la condotta di Israele che ha superato una linea rossa in Libano con pesanti bombardamenti sui civili e intimidazioni militari alle forze di pace Unifil, inclusi i militari italiani. Una presa di distanza che arriva con evidente ritardo, ma ad ogni modo, meglio tardi che mai.
La sospensione di questo accordo quali conseguenze potrebbe avere per il nostro Paese?
È un gesto politico, secondo me, di rilievo. Il 24 luglio dell'anno scorso, io ed altre decine di ambasciatori scrivemmo una lettera aperta a Giorgia Meloni chiedendo di sospendere l'accordo bilaterale Italia-Israele e di muoversi a Bruxelles per favorire un'eventuale sospensione dell'accordo di associazione tra UE e Israele, dunque procedere alla valutazione di eventuali sanzioni a ministri responsabili di crimini contro l'umanità, e infine avviare il riconoscimento della Palestina sul piano interno. Molti Paesi come la Spagna, la Francia, la Slovenia, l'Irlanda hanno proceduto tra settembre e ottobre al riconoscimento. Non solo abbiamo avuto le idee chiare sin dall’inizio, ma le abbiamo anche manifestate pubblicamente insieme a molti colleghi.
Essendo il nostro Paese molto legato a Israele anche a livello di intelligence che tipo di ripercussioni possono esserci sull’Italia?
È un gesto politico. Israele è un Paese amico, ci sono molte collaborazioni. Questo è un gesto politico che è in linea anche con la nostra Costituzione, perché è palesemente in uno stato di conflitto, Israele, e da molti mesi, aprendo costantemente nuovi fronti, come il caso più recente del Libano, e quindi è in linea col dettato della nostra Costituzione non favorire accordi che possano dare luogo a forniture militari anche di tipo offensivo. Lo trovo particolarmente coerente col nostro dettato costituzionale.
Ma secondo lei perché è arrivato così tardi?
È un processo di maturazione politica. Come si è visto ieri, per condannare le parole di Trump ci sono volute ben nove ore. Ogni governo decide la tempistica sulla base anche dell'unità della sua maggioranza, della simpatia politica. Dopodiché non c'è bisogno di fare dietrologie. Noi non siamo quello che diciamo, noi siamo quello che facciamo, e quindi dalle nostre azioni poi si giudicano i comportamenti.
Le parole di Trump in risposta all’annuncio pubblico di Meloni non sono tardate ad arrivare
E confermano che non è stato un grande investimento, anche ideologico, puntare su di lui, anche di fronte a evidenti azioni politiche che non erano nei nostri interessi. Sarà chiamata una correzione di rotta.
Secondo lei quali conseguenze potrebbero esserci per l’Italia?
Dipenderà dal livello di correzione di rotta che farà la Presidente del Consiglio. Probabilmente tenderà un po' a minimizzare, non è escluso. Però, insomma, stanno cominciando a essere abbastanza evidenti le caratteristiche del linguaggio di Trump: dal Papa passa è passato rapidamente ad attaccare anche una personalità come quella della Presidente del Consiglio, che è stata chiaramente una sua alleata.
Dal punto di vista di Trump questa decisione italiana è vista davvero come un tradimento oppure è solo un capriccio personale del Presidente?
Bisognerebbe chiedere a Trump. Io credo che la cosa importante sia che l'Europa si decida in fretta a camminare con le proprie gambe. È veramente urgente con un presidente americano di questo tipo. Quello che pensa Trump, francamente, non lo so.