Trump attacca Papa Leone XIV e la mossa contro il vicario di Cristo e capo della Chiesa cattolica crea un pesante cortocircuito per i conservatori Usa e i loro alleati che, però, riflette molto dell’ideologia politica oggi dominante negli Stati Uniti e soprattutto nell’ala più vicina al presidente del Partito Repubblicano. Un mondo su cui l’influenza di The Donald è più quella di un capo spirituale e del destinatario di un culto della personalità che quella di un leader politico e che ha intersecato alcune tendenze profonde presenti nella società americana. Non sappiamo, e non è nostro dovere giudicare, se Trump abbia un’effettiva dimensione religiosa e spirituale personale ma abbiamo ben presente l’idea di Dio che il presidente Usa ha e propone: un’idea teista, che presenta un Dio attivo e agente nella storia. Un Dio, giocoforza, a stelle e strisce e americano. E se Dio è americano, il presidente è il suo sommo sacerdote. Non a caso, dopo l’avvelenata su Truth contro Leone XIV, accusato di debolezza sulle guerre, Trump ha presentato nientemeno che la sua immagine in forma messianica, come novello Gesù che resuscita Lazzaro dai morti, aquila e bandiera Usa alle spalle. Un’elevazione rispetto all’ambizione dell’aprile scorso, quando dopo la morte di Papa Francesco e prima dell’elezione del primo Santo Padre di origine statunitense della storia The Donald si presentò con un’immagine generata con IA che lo ritraeva nelle vesti del Successore di Pietro. Ma un atteggiamento rivelatore delle ambizioni del presidente e del suo approccio al potere e all’ambizione: Trump ha fatto anche del fattore religioso l’amalgama della sua vasta coalizione da punto di riferimento del mondo repubblicano nell’ultimo decennio.
Alla destra religiosa della Bible Belt e dell’America profonda il miliardario newyorkese cresciuto tra casinò e speculazioni immobiliari ha presentato la narrazione di figura attenta ai valori tradizionali; i neoconservatori hanno visto nell’America First trumpiano il cavallo di Troia per rilanciare, sfruttando l’ego e l’ambizione del capo di Stato, il “destino manifesto” dell’America, teleologia dell’egemonia politica mondiale statunitense. Vedasi quanto detto dal Segretario di Stato Marco Rubio alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, ove ha perorato il rilancio dell’epoca in cui “soldati, missionari e mercanti” facevano grande l’Occidente nel mondo. I nazionalisti hanno visto nella coalizione trumpiana il difensore ideale della radice Wasp (White, Anglo-Saxon, Protestant) dell’America e, da ultimo, Trump ha plasmato un “suo” popolo nel movimento Make America Great Again (Maga) a cui presentarsi al tempo stesso come emancipatore sul piano politico, santo guaritore della debolezza economica e sociale imputata alle élite parassitarie delle metropoli, profeta della libertà e, appunto, sommo sacerdote. In quest’ottica, il rapporto con la Chiesa cattolica è, per Trump, giocoforza ambiguo. Il trumpismo, sincretismo politico-religioso e specchio di un impero in declino, può intercettare quelle frange ultraconservatrici aperte alle battaglie culturali e alla lotta al dirittismo progressista. Ma per sua natura il suo semplificazionismo radicale, la sua centralità nelle aree più profonde dell’America e il suo incardinamento etnico-nazionalista lo portano a identificarsi maggiormente con la componente teologico-politica delle Chiese evangelical e calviniste, con cui il rapporto è saldato dalla presenza del sostegno di organizzazioni come l’Aipac e di diversi miliardari filo-israeliani in nome dell’appoggio a Tel Aviv. La retorica del dispensazionalismo, che prevede che Dio “rapirà” in cielo gli eletti risparmiando loro il Giorno del Giudizio, prevede che i cristiani più zelanti lavorino per riedificare il Tempio di Gerusalemme ed è letta da molte Chiese conservatrici come una giustificazione della necessità di sostenere Israele a tutti i costi. Non è solo dibattito religioso: figure centrali del Trump 2.0, come il capo del Pentagono Pete Hegseth, sono seguaci di queste correnti. Tutto ciò, però si distanzia enormemente dalla visione cattolica basata sulla gerarchia religiosa, su una visione meno guerriera della fede, su inclusività e emancipazione.
La Chiesa cattolica è stata negli ultimi decenni la vox clamantis in deserto per la pace globale, ha sviluppato una visione emancipatrice sul piano sociale, ha sottolineato lo storico delle religioni Massimo Faggioli, scrivendo che "la religiosità in America si stata svuotando del contenuto, ma la politica è ancora il potere che riceve un mandato divino. Il trumpismo, che è una forma di idolatria politica ma anche religiosa, lo ha capito benissimo, riutilizzando la religione in un Paese più secolarizzato ma la cui grammatica di fondo è ancora religiosa". Leone XIV, in quest’ottica, è il Papa che rompe la logica della guerra culturale americana e che rifiuta di aderire alla cordata a stelle e strisce del cristianesimo combattente statunitense. Sui migranti e il loro rispetto, sull’ambiente, sulle tecno-oligarchie e la loro sete di dominio parallela a quella del trumpismo Leone XIV offre una visione alternativa a quella del populismo Maga e della galassia vicina a The Donald. Divenendo dunque un contropotere morale, sociale, ideale. In sostanza: un avversario politico, ostico perché non necessitato a giocare con le armi della demagogia. Per un presidente che si ritiene sovrano assoluto ciò è inaccettabile. A maggior ragione in un contesto che vede l’onda lunga della Terza guerra del Golfo enfatizzare l’animo religioso più superstizioso e fazioso dell’amministrazione. Il Senatore Lindsey Graham ha definito “una guerra di religione” la sfida all’Iran. Hegseth ha accompagnato i briefing del Pentagono con preghiere e invocazioni apocalittiche, come il richiamo a spargere “morte e distruzione dal cielo” come se Teheran fosse una novella Sodoma. Leone XIV ha mostrato l’ipocrisia di chi arruola Dio sotto la propria bandiera. A maggior ragione considerato il fatto che si tratta dei suoi connazionali. Per Trump e i suoi, un danno gravissimo e irredimibile. Alla base di uno scontro che rischia di polarizzare ulteriormente l’America. E ha già abbattuto le già ridotte forme di sostegno all’operato di Trump nel mondo, indignando oltre un miliardo di cattolici.perorato il rispetto del creato e l’abbattimento dei muri a favore dei ponti di dialogo e gli incontri di civiltà. Il trumpismo arruola la religione come strumento di lotta e di potere. Trump "fa un uso della religione sfacciato e brutale",