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13 aprile 2026

C’eravamo noi, Mahmood sul tetto di una Cupra Raval, i piloti della VR46, Gianluca Gazzoli e un gran casino: reportage di una serata veloce a Milano

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

13 aprile 2026

All’Alcatraz di Milano il lancio della Cupra Raval diventa show: Myss Keta in consolle e una folla di vip, influencer e piloti. Mahmood arriva alla guida della city car elettrica e trasforma la serata in performance futuristica
C’eravamo noi, Mahmood sul tetto di una Cupra Raval, i piloti della VR46, Gianluca Gazzoli e un gran casino: reportage di una serata veloce a Milano

Il barboncino pare spaventato a morte da tutte quelle belle ragazze che lo accarezzano, che gli sorridono, che gli scattano foto con flash abbaglianti. Le braccia del suo padrone sorridente lo sostengono, ma il povero animale è totalmente in balia del caos che lo circonda. Soprattutto della smania di attenzioni del suo proprietario, che se lo porta in giro come un bambolotto di lusso. Myss Keta suona in sottofondo, e la platea dell’Alcatraz si riempie di un pubblico pieno di vip, piloti della Vr46, influencers, addetti ai lavori e creature notturne che si muovono tra le luci stroboscopiche di cui si ammanta la voce sensuale della misteriosissima Myss. Giù in pista da ballo, una marea di persone si accavalla attorno alle recinzioni che circondano la consolle. Mascherata da un paio di occhiali da sole futuristici e una mascherina dorata che le copre il viso, la diva governa il suono che dà il ritmo all’evento. Sono tutti qui riuniti per il lancio della nuova Cupra Raval, l’auto elettrica prodotta alle porte di Barcellona e presentata contemporaneamente in tutta Europa.

Mahmood a bordo della nuovissima Raval di Cupra
Mahmood a bordo della nuovissima Raval di Cupra

Francesco Bagnaia, campione del mondo MotoGP, reduce da una stagione trionfale, si aggira con la sua consueta riservatezza mentre Andrea Migno osserva tutto quel che lo circonda con grande curiosità da dietro i suoi occhiali da sole. Claudio Marchisio, l’ex campione di calcio  lascia dietro di sé una scia di donne che sospirano prossime allo svenimento. Gianluca Gazzoli, è circondato da amici e conoscenti e con il suo tipico sorriso chiacchiera un po’ con tutti, stringe mani, dà pacche sulle spalle. C’è anche Teo Napolitano, attore e conduttore ex fidanzato di Francesca Ferragni, ma pure Veronica Ferraro. Sono tutti presi bene. C’è anche Andrea Crespi, l’artista e scultore poliedrico autore della mostra, sempre sponsorizzata da Cupra, presso la Fabbrica del Vapore. E' circondato di donne bellissime, e dulcis in fundo, fa la sua apparizione, un pelo in ritardo, l’immancabile Giulia Salemi. Tutti sono in attesa del grande show. Mahmood non è solo il protagonista, ma pure il pilota della nuovissima Raval. Ad un tratto, le luci si abbassano sulla pista e il bolide fa il suo ingresso trionfale, con Mahmood al volante. Applausi, flash, urla di entusiasmo lo circondano mentre, aperta la portiera, sale disinvolto sul tettuccio dell’auto. Il suo abbigliamento è per usare un eufemismo parecchio particolare: grossi stivali in pelle grigia, pantaloni a pinocchietto futuristici, una giacca impellicciata che sembra uscita da un set cinematografico e occhiali specchiati e avvolgenti da ciclista. La gente inizia a commentare, “ma come l’hanno conciato?”. Effettivamente un po’ è vero, ma addosso a lui quell’outfit ha un senso. Cupra, del resto, non guarda al presente, ma al futuro, e Mahmood, con quel look che ricorda un personaggio uscito direttamente da Dune, incarna perfettamente lo spirito visionario del brand. Non è un caso che, nello stesso istante, in altre sei città europee, artisti del calibro di Nathy Peluso, Kim Petras e Disiz stiano facendo altrettanto, ognuno a modo proprio, per il lancio di un modello che, in quanto a design, non è semplicemente futuristico, ma è avvenieristico, quasi alieno.

Il dj set di Myss Keta
Il dj set di Myss Keta

La performance è parte di “Follow the Cupra”, un progetto che non si limita a collegare il brand alla cultura locale, alla musica o all’energia delle città, ma che ambisce a ridefinire il modo stesso in cui un’auto viene presentata al mondo. A Milano, ovviamente, tocca a Mahmood: se c’è una città che sa trasformare tutto in uno spettacolo, quella è proprio la capitale meneghina, e se c’è un artista che sa come dominare una scena, quello è proprio lui. Il pubblico urla, in visibilio, e il boss sa bene di essere nel suo elemento. Qualcuno, tra i più tradizionalisti, commenta che lo styling abbia rubato la scena alla musica, che l’esibizione sembri una vetrina più che un concerto. Ma si tratta, perlopiù, di quelli che non sanno come godersi una bella serata. Il nuovo singolo, “Rapide”, viene cantato per l'auto su cui sta ballando, un omaggio all’innovazione in tutte le sue forme e, soprattutto, alla velocità in tutta la sua bellezza. La Raval, intanto, resta lì, sotto i riflettori, con il suo design aggressivo e i fanali accigliati. È una city car elettrica, sì, ma è pure il simbolo di un’epoca davvero spregiudicata. L’auto brilla sotto le luci, le sue forme promettono il futuro di un elettrico nelle città senza rinunciare a carattere, personalità e un pizzico di sana provocazione. Non è solo una macchina, ma un oggetto di desiderio, un simbolo, un elemento scenografico perfetto per un concerto che, in fondo, è anche una celebrazione dell'eclettismo in ogni sua forma. Alla fine della performance, Mahmood scende dalla Raval, saluta il pubblico e scompare tra le quinte, lasciando dietro di sé un vuoto che viene subito riempito da Myss Keta, che ritorna alla consolle e riprende le redini della situazione, ormai totalmente fuori controllo. La Raval, invece, resta al centro della scena. E' lei la vera star della serata. Lassù nella platea, invece, il barboncino del padrone alla ricerca di attenzioni continua a tremare tra le braccia possenti del suo padrone nonostante quelle mani sottili e con le unghie ricostruite lo accarezzavano dolcemente ora non lo pensano più, distratte dalla disperazione che ora le attanaglia e le tiene lontane, perché, purtroppo per loro, Mahmood se n’è andato, e il suo padrone pare essere anche molto più triste di lui.

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