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13 aprile 2026

“Miss Italia” e l’altro lato dello specchio. Ditonellapiaga ci parla di libertà, politica (“Ho votato no”) e giura di non essersi sentita come Silvio Berlusconi: il reportage dal Red Room di Milano

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

13 aprile 2026

Milano, Stazione Centrale: un elefante di pietra vomita vite e destini. In una Red Room rossa come un abisso, Ditonellapiaga presenta ‘Miss Italia’ tra una disputa legale sul marchio che scuote il debutto, fra specchi, glamour e caos mediatico
“Miss Italia” e l’altro lato dello specchio. Ditonellapiaga ci parla di libertà, politica (“Ho votato no”) e giura di non essersi sentita come Silvio Berlusconi: il reportage dal Red Room di Milano

Pare quasi un monumento alieno la stazione centrale di Milano. Lugubre, ma raffinata ed imponente è come un grande elefante di pietra intarsiato di grandi sogni di gloria andati infranti. Vomita treni, persone, disperati. I tassisti son come parassiti di questo grosso organismo che vive in simbiosi con loro. Un signore si nasconde dietro ai suoi occhiali da sole, aspira una boccata di fumo dalla sua sigaretta e osserva. Se ne sta seduto ai tavolini dell’Alemagna, e pare uscito da un romanzo di Scerbanenco. Nel riflesso delle sue lenti scure scorre un van nero che si avvicina a via Doria e si accosta al un marciapiede. Lo sportello del van si apre come quello di un’astronave e due tacchi a spillo ne emergono alla luce di un sole insolitamente caldo. Un vestitino nero avvolge una donna che pare uscita da un dipinto di Otto Von Dix. Ha i capelli tra il rosso e il castano pettinati come si portavano negli anni venti nei grandi caffè chantant di Parigi, la riga sul lato. Le porte dorate di quella camera rossa in cui si balla dalle quattro di notte in poi si aprono. I milanesi la chiamano Red Room, perché Milano non sarebbe così italiana se certi anglicismi non ne infiocchettassero l’anima cupa di animale notturno. La diva scende le sinuose scale del locale ricoperto di specchi, tutto rosso, come il rossetto che disegnano le sue labbra. Il barista dietro il bancone lucida i bicchieri sul bancone come un prete che prepara l’altare per la messa. Le luci al neon rosso dietro la consolle filtrano nel buio su e giù come degli organismi viventi e si riflettono sul cartellone del nuovo album, teso accanto alla sedia vuota che attende la cantante. “Miss Italia”, il titolo impresso con i caratteri dorati e corsivi di una Milano da bere, che a dire il vero è ancora viva, ma ha un suono tutto diverso. Le porte si spalancano e una folla di giornalisti affamati invade la sala da ballo specchiata. Il riflesso sul soffitto e nelle pareti ne quadruplica il caos e la fame che, una volta placata dal buffet, si trasforma. Fuori i taccuini, telefonini, macchine fotografiche, telecamere gli addetti alle lettere, lettere sottili, prendono a sedere. Ditonellapiaga li osserva con il microfono in mano, seduta accanto alla gigantografia di “Miss Italia” e lo osserva. Nel quadro c’è lei che indica un’immagine di lei, con il vestitino in seta rosa, che sfila con lo chignon e la fascia sul petto con su scritto dito nella piaga. Peccato che quell’immagine sia deturpata, qualcuno con un indelebile nero le ha disegnato dei favoriti alla Dalì, annerito un dente e fatto le corna. Che ci vogliamo fare se tutto ciò che e Rockn’roll rimanda, seppur in modo infantile, al demonio.

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D’altronde Lucifero altro non è che un esiliato del Paradiso, quanto mai necessario per dare un limite a ciò che può essere male. Le corna a Miss Italia, dunque rientrano perlomeno in quel limite teologico a cui ci ha abituato il catechismo, dunque perché a Patrizia Mirigliani, la presidentessa dell’omonima competizione questa cosa, come si legge sui giornali, non sta bene questa cosa? Ma perché è una questione legale molto seria. Un esposto è già stato depositato da tempo presso il Tribunale di Roma. Domanda il sequestro dei dischi già stampati dalla cantante, perché “l’articolo 20 del Codice della Proprietà Industriale tutela i marchi rinomati vietando l’uso del segno anche per prodotti non affini se tale uso, ‘senza giusto motivo’, consente di trarre indebitamente vantaggio dalla rinomanza del marchio o gli reca pregiudizio”. D’altronde la notizia di questa controversia l’ha raggiunta proprio durante la conferenza stampa all’Ariston. Un po’ come l’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi durante il G7 a Napoli ma lei giura di non essersi sentita come il Cavaliere, “però mi sono sentita in grande difficoltà perché non sapevo niente e ho dovuto rispondere semplicemente con il mio pensiero anche a rischio di essere travisata o di dire cose che legalmente mi avrebbero potuto mettere in difficoltà. Io confido ovviamente nel mio diritto di essere libera e di esprimere la mia creatività. Spero di non dover cambiare il nome al mio album”. Nonostante ciò, Ditonellapiaga ci ha detto di aver votato No al referendum, cosa che a quanto pare le si sta rivoltando contro. Per questa “Miss Italia”, ad ogni modo, incontrare il proprio doppio non ha portato male come invece si scrive più o meno in tutta la storia della letteratura globale, perché “Miss Italia” di Ditonellapiaga è, a suo modo, l’altro lato dello specchio. È quell’altro mondo che tutti i giorni si specchia in quello reale, a volte più finto di quel che non esiste, cercando di dare un senso a quella bellezza, con tanta fatica, come se fosse qualcosa che ci si può sudare, la bellezza. Come qualcosa che ci possa salvare dal culmine della disperazione. Quel “sogno l’amore tra le pubblicità” del brano che dà il titolo all’album, ricorda un po’ il “sei solo un poster sul muro, un poster bello davvero, pubblicità di una bibita” di Ti Bevo Liscia di Renato Zero, dove il maschio dispera per non poter avere la donna che pubblicizza la sua bibita preferita. Per Ditonellapiaga, invece, la bellezza è una questione ontologica e la disperazione, quella vera, non passa dalla voglia di avere, ma di “essere” quel poster sul muro, quel poster bello davvero. Ma cosa si nasconde nell’altro lato dello specchio?

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Ancora una volta, un mondo che si muove secondo regole sconosciute, oscure, ma che nasconde così bene i dolori, le insicurezze, le paure, da mimetizzarsi perfettamente nel riflesso. Senza lasciar trasparire che dietro quel fondotinta, dietro quel mascara che scivola nero sulle guance c’è una donna che vorrebbe parlare, spiegarsi, sfogarsi, chiedere scusa anche se non ha fatto niente, ricevere un po’ di affetto. Ma non può, deve sorridere, camminare in equilibrio sui suoi tacchi a spillo e guai a sbagliare un passo. “Una disperata ma sta-statuaria”. Immaginatevi tutto questo ammantato dell’estetica Fininvest anni 90. Bettino Craxi, Bar Basso, un negroni sbagliato, donne in lacrime con una sigaretta accesa tra le dita nell’ambire a quel tempio pagano della televisione. Poi i set cinematografici, i compromessi. Tutto questo è “Miss Italia”, dal marketing che è stato concepito, al sound della produzione, targata Alessandro Casagni, un album con una tracklist che è una collana di perle, ciascuna con la sua melodia capace di sorprendere continuamente e con dei testi che rendono perfettamente in pochi immagini quanto sia cruda la realtà di chi sogna, a un passo dal baratro del fallimento, visto da noi come un inferno, perché eterno. E la ciliegina sulla torta è l’ordinanza di cui si è parlato in conferenza stampa, destinata a incidere nella storia della musica italiana, Ditonellapiaga, l’unica capace di salvare le nostre povere anime dall’inferno, ma quello vero. Quello che ognuno di noi vive tutti i giorni.

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