I Ditony. C’è già chi li chiama così, e il nome suona bene come una band anni ’60 stampata in vinile. Il duo più atteso della serata cover del Festival di Sanremo era formato da Ditonellapiaga e Tony Pitony e, come molti avevano previsto, la vittoria è stata loro, inevitabile, quasi scritta. Per l’occasione hanno scelto “The Lady Is a Tramp”, standard del 1937 firmato da Richard Rodgers e Lorenz Hart, reso immortale dalle interpretazioni di Ella Fitzgerald e Frank Sinatra negli anni ’50. Un brano che racconta una donna anticonformista, indipendente, allergica alle convenzioni dell’alta società.
Una “tramp” nel senso più orgoglioso e libero del termine. E chi meglio di Ditonellapiaga poteva incarnarla? L’artista ha scelto un look vintage dall’ispirazione retrò: culotte scintillante, calze a pois, camicia con fiocco e capelli vaporosi. Si è trasformata in una diva swing con un’ironia tutta contemporanea. Non un travestimento, ma una dichiarazione estetica coerente con il testo: femminilità libera e teatrale. La performance è stata energica, ma senza eccessi. La loro forza è stata proprio quella: non strafare. Complicità evidente, sguardi calibrati e tempi comici perfetti. Professionisti che si divertono e fanno divertire con una tale naturalezza da farlo sembrare facile. Hanno costruito un numero da musical d’altri tempi, con un arrangiamento swing elegante e una messa in scena che sembrava uscita da un varietà anni ’50, ma con la consapevolezza pop del 2026.
E quando, nel mezzo dell’esecuzione, hanno inserito “Baciami piccina” in modo scherzoso, il pubblico ha capito che non si trattava solo di un omaggio al brano swing, ma di un gioco raffinato con la memoria collettiva italiana. Tre minuti in cui gossip e polemiche sanremesi sono evaporati. Solo puro show, a 360 gradi. Poi il colpo finale. Da vero showman, Tony Pitony ha mantenuto la promessa fatta ai fan nella sua bonus track Tony’s Vocal: “Se vado a Sanremo giuro che caco sul palco. E non lo dico per dire, lo dico veramente”. E così, alla fine dell’esibizione, ha poggiato sul palco un caco. Il frutto. Letterale,
Un gesto che è insieme trollata e in cui convergono performance e coerenza narrativa. Tony non tradisce mai il personaggio, ma soprattutto non tradisce il suo pubblico. Il jazz ha vinto la serata cover. Se la partecipazione in gara di Ditonellapiaga aveva già convinto milioni di italiani, la serata di ieri è servita a quella parte della penisola che non aveva ancora capito quanto talento si porti sulle spalle Tony Pitony. L’artista mascherato da Elvis, autore di testi volutamente irriverenti (per usare un eufemismo), ha dimostrato di essere molto più di una caricatura.
Ditonellapiaga lo aveva paragonato a Checco Zalone: un genio che si finge stupido per smascherare la mediocrità che racconta. Forse è davvero questa la chiave o forse no. Ma è innegabile che Tony abbia qualcosa da dire con un modo tutto suo. I fan lo amano da tempo, i tour registrano sold out, l’industria discografica lo corteggia, eppure lui sembra muoversi con una libertà rara e pare quasi allergico all’addomesticamento. Ieri sera è entrato all’Ariston in punta di piedi, con un’eleganza che non sempre hanno i colleghi che cantano poesie romantiche. L’abito non fa il monaco e la maschera non copre il talento. Quanto Tony performa, ci si dimentica del suo “travestimento” e ciò che salta all’occhio è la sua maestria sul palco. E Ditonellapiaga, da artista altrettanto valida, tutto questo in lui lo aveva notato e per questo ha pensato bene di fare il colpaccio e invitarlo a cantare con lei. I due artisti condividono un’ironia pungente che mira a infastidire, ma non mancano di professionalità, come ieri sera hanno saputo dimostrare. Ditonellapiaga e Tony Pitony insieme hanno regalato uno show a 360 gradi e la classifica li ha inevitabilmente premiati. Ciò che hanno regalato i due artisti è stato un piccolo musical di qualità, come non se ne vedevano da tempo sul palco dell’Ariston. E se questo è solo l’inizio dell’era dei Ditony, prepariamoci: il jazz non è mai stato così pop.