La Chiesa e i soldi. Un binomio che sottende il peccato, oltre a prestarsi particolarmente alla letteratura e alle prime pagine dei giornali. Per questo Jean Baptiste Franssu durante il suo lungo regno alla presidenza dello Ior (ben 12 anni) aveva fatto di tutto per rendere le finanze vaticane limpide e trasparenti, regolamentate e standardizzate. Sia per non prestare il fianco al sensazionalismo di certa stampa, ma al tempo stesso per liberare l’Istituto delle Opere di Religione da quelle migliaia di conti accesi da chi cercava non la redenzione, ma un paradiso fiscale. Ora, affermare che tutto questo lavoro rischi di vanificarsi nel giro di poco è una vera e propria fesseria. Quel che incuriosisce decisamente i giornalisti sono i titoli dei comunicati di agenzia che annunciano l’approvazione da parte di Papa Leone XIV di François Pauly come nuovo Presidente del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior, il cui ultimo ruolo di peso è stato quello di amministratore delegato dell’area svizzera e presidente del comitato esecutivo di Edmond De Rothschild di Lussemburgo, dal 2021 al 2023.
In questo frangente della sua specchiata carriera, Pauly è stato il cuore operativo del gruppo, con una responsabilità estesa dalle filiali europee fino a quelle di Monaco, Israele, Regno Unito e Francia. L’istituto Edmond de Rothschild è un ramo distinto dal gruppo Rothschild & Co, specializzato in private banking e gestione di grandi patrimoni e vantava un profilo più discreto e riservato. Questo, almeno, fino a poco più di una settimana fa, dato che il 20 marzo le forze dell’ordine francesi – su impulso dell’indagine condotta dal Parquet National Financier in coordinamento con l’Ufficio Centrale per la lotta alla corruzione e ai reati fiscali e finanziari – hanno perquisito la sede parigina della Edmond De Rothschild per presunte violazioni penali legate alla corruzione e alla complicità da parte dell’ex diplomatico francese coinvolto negli Epstein files, Fabrice Aidan. Le accuse sollevate sono quelle di corruzione passiva di pubblico ufficiale straniero e complicità, dovute a scambi di informazioni e favori con Epstein. In tale inchiesta vi sono inoltre prove secondo cui Aidan, dal 2006 al 2013 diplomatico presso l’Onu e dal 2014 al 2016 presso la Edmond de Rothschild, abbia fornito documenti riservati a Epstein. Le perquisizioni dell’istituto si sono svolte alla presenza dell’attuale ceo, Ariane De Rothschild, che non è formalmente accusata nell’indagine francese, ma nei documenti rilasciati dalla Casa Bianca risulta tra 2013 e 2019 destinataria delle consulenze personali, e confidenze, di Jeffrey Epstein. Nel 2015, tra l’altro, la banca Edmond de Rothschild ha stipulato un accordo di non prosecuzione con il Dipartimento della Giustizia di Obama nell’ambito dello Swiss Bank Program, come spiegato su Insideover, pagando 45,2 milioni di dollari per aver contribuito ad aiutare i propri clienti americani a nascondere 1,8 miliardi di dollari in conti non dichiarati utilizzando società offshore fittizie in Lichtestein, Panama e Isole Vergini Britanniche.
Ariane De Rothschild in questo periodo discuteva largamente di geopolitica con Jeffrey Epstein il quale le aveva addirittura suggerito una strategia per speculare sulla crisi del 2014 in Ucraina. In questa storiaccia, però, François Pauly non c’entra niente, e tra l’altro, proprio con Ariane De Rothschild ha avuto delle divergenze sulle scelte di gestione strategica del gruppo, dimettendosi dunque dopo appena due anni. Nel maggio dell’anno scorso, inoltre, per le violazioni commesse tra 2009 e 2013 l’istituto di credito lussemburghese in questione è stato il primo in assoluto in Europa ad ottenere la condanna per riciclaggio di denaro. Insomma, non proprio un bel biglietto da visita. Ne sconta la pena a livello d’immagine il povero Pauly, che, invece ha una lunga esperienza nel settore ed è per altro una vecchia conoscenza del Vaticano. Dal 2017 al 2021, infatti, Pauly ha fatto parte del Fondo pensioni del Vaticano e attualmente è anche il presidente de La Luxebougeoise Group, oltre ad essere membro, da lungo tempo, della Commissione per gli Affari Economici dell’Arcidiocesi di Lussemburgo. La “benedizione” ricevuta da Papa Leone XIV, vuole Pauly inserito coerentemente nel piano tutto agostiniano di Prevost, il cui primo viaggio internazionale è stato in un paese cattolico ed ultraricco, ovvero, il Principato di Monaco. Le Omelie di Sant’Agostino, d’altronde – spiega Maria Antonietta Calabrò sull’Huffington Post, citando lo storico Peter Brown – insegnano l’importanza della predicazione ai ricchi, alla base della grande ricchezza della Chiesa cattolica romana.