Gennaio 2026, c’è una stanza al Pentagono che potrebbe essere ricordata in futuro come quella che ha dato inizio alla fine dei rapporti tra gli Stati Uniti e la Santa Sede. Nessuna telecamera, nessun comunicato ufficiale. Solo un cardinale francese seduto in silenzio ad ascoltare funzionari militari americani spiegargli come funziona il mondo. Il cardinale si chiama Christophe Pierre. È — era, fino al pensionamento per raggiunti limiti d'età — il nunzio apostolico degli Stati Uniti, cioè l'ambasciatore del Papa a Washington.
Non è uomo che si impressiona facilmente. Eppure quello che ha sentito in quella stanza, stando a quanto riportato da The Free Press in un pezzo firmato da Mattia Ferraresi e poi confermato in modo indipendente dal giornalista Christopher Hale, lo avrebbe lasciato — e con lui i funzionari vaticani a cui ha riferito — quantomeno sconcertato. A convocarlo era stato Elbridge Colby, Sottosegretario alla Difesa per la Politica, quarantasei anni, cattolico, già nella prima amministrazione Trump, alleato di JD Vance. Un uomo che conosce la Chiesa, dunque. Il che rende quello che segue ancora più difficile da liquidare come semplice ignoranza.
Il messaggio consegnato al cardinale era essenzialmente questo: “Gli Stati Uniti hanno il potere militare per fare ciò che vogliono nel mondo”. E dunque la Chiesa cattolica farebbe meglio a stare dalla loro parte. Poi, mentre la tensione nella stanza saliva, uno dei funzionari presenti ha scelto di minacciare alla maniere trecentesca la Santa Sede: guarda che vi porto tutti ad Avignone! Riferendosi al periodo in cui la Corona francese usò la forza militare per piegare il vescovo di Roma alla propria volontà.
Un alto funzionario del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America, nel 2026, ha citato Bonifacio VIII a un cardinale come monito. La Santa Sede, per nulla intimorita, e probabilmente convita che il Bignami di Storia della Chiesa usato dai politici Maga si sia già esaurito, non ha ceduto di un millimetro.
Per capire perché quella riunione è avvenuta bisogna tornare a un discorso pronunciato da Leone XIV a gennaio scorso. I funzionari del Pentagono hanno decostruito le sue dichiarazioni leggendoci un messaggio ostile diretto all’amministrazione Trump, in particolare in un passaggio in cui Prevost sfidava apertamente la cosiddetta Dottrina Donroe — l'aggiornamento trumpiano della Dottrina Monroe, che rivendica un dominio incontrastato degli Stati Uniti sull'emisfero occidentale. Il Papa aveva scritto che una diplomazia basata sul dialogo e sul consenso tra tutte le parti stava cedendo il posto a una diplomazia basata sulla forza.
C'è qualcosa di storicamente vertiginoso in questa vicenda. Leone XIV è americano. È nato negli Stati Uniti, ci ha vissuto, ci ha lavorato. L’amministrazione Trump lo ha corteggiato fin dall'elezione, nell'aprile 2025: JD Vance in persona ha esteso l'invito perché il Papa venisse negli Stati Uniti per il 250° anniversario dell'indipendenza americana, solo due settimane dopo l'elezione in conclave. Un colpo di immagine straordinario: il primo papa a stelle e strisce che celebra il 4 luglio alla Casa Bianca. Difficile immaginare una foto più potente.
Il Vaticano ha detto no. Prima ha preso tempo, poi ha rifiutato. Le ragioni, secondo funzionari vaticani citati da The Free Press, sono state i disaccordi di politica estera, la crescente opposizione dei vescovi americani al programma di deportazioni di massa dell'amministrazione Trump-Vance, e il rifiuto di trasformarsi in un trofeo partigiano in vista delle elezioni di midterm del 2026. E invece del South Lawn, Leone XIV ha scelto, per il prossimo 4 luglio, Lampedusa.
La storia ha avuto strascichi imbarazzanti anche per l'amministrazione americana. Quando un giornalista ha chiesto a Vance, durante una conferenza stampa a Budapest, se il resoconto fosse corretto, il vicepresidente ha risposto di non sapere chi fosse il cardinale Christophe Pierre. Vance — cattolico convertito, grande estimatore del pensiero cattolico tradizionalista, uomo che costruisce la propria identità pubblica anche attorno alla fede — non sapeva chi fosse l'ambasciatore del Papa negli Stati Uniti. La figura che, fino a poche settimane prima, era il principale interlocutore diplomatico tra Washington e la Santa Sede. L'imbarazzo è stato tale che Vance si è immediatamente corretto quando il giornalista ha chiarito chi fosse Pierre.