La figuraccia è completa. L'annuncio di Sigfrido Ranucci al programma Cartabianca sembrava il preludio di uno scoop che sarebbe stato sganciato questa domenica a Report. Il ministro Carlo Nordio in Uruguay nel ranch di Giuseppe Cipriani, il marito di Nicole Minetti a cui ha concesso la grazia, alludendo ai suoi collegamenti con Epstein e con i presunti “festini” che si svolgevano nella villa. Accuse pesantissime per un ministro, basate a quanto pare sulle voci di un non ben identificato uomo all'interno della villa. “È una pista che stiamo verificando però è una notizia”, una distinzione sottile che non ha impedito a Ranucci di lanciarla in diretta televisiva. Lo scoop sarebbe esploso ovunque, se non fosse intervenuto Nordio in persona: "Escludo di essere stato nelle abitazioni di queste persone, i miei spostamenti sono ampiamente documentati".
Ora, nella nuova puntata di Report, lo scoop sembra essersi a tutti gli effetti sgonfiato in una fregnaccia, con tanto di scuse da parte di Ranucci: “Sicuramente sono caduto in un eccesso, mi copro il capo di cenere. Tuttavia non ho dato una notizia non verificata ma ho detto stiamo verificando una notizia, che è una cosa ben diversa”.
Oggi in un'intervista al Corriere lo stesso Cipriani ha smentito: “Non è vero. E non è neanche stato a casa mia. Ma come fate a usare la parola “amico”, per questo genere di rapporti? Nordio ha vissuto tanti anni a Venezia e sarà andato all’Harry’s Bar qualche volta, immagino, come ci passano milioni di persone”. Nessuna “coincidenza inquietante” dunque. Al massimo di inquietante c'è solo la disinvoltura con la quale si getta fango su un ministro in carica paventando reati e incontri segreti.
E se il giornalista è come diceva Montanelli il cane da guardia della democrazia, deve però stare attento a non abbaiare troppo spesso al lupo. Il rischio, a furia di gridare al presunto fascismo o ipotizzare connessioni criminali, è di perdere di vista i temi su cui il governo Meloni meriterebbe critiche serie e fondate.
Ora Nordio è pronto a promuovere un'azione risarcitoria contro Ranucci, segno evidente che sia in grado di dimostrare anche davanti alla giustizia che al ranch di Cipriani non c'è mai stato. Secondo quanto rivelato da Il Foglio la Rai non sarebbe intenzionata a fornire tutela legale al conduttore di Report, che intanto si butta avanti, e ha già annunciato di rinunciarci: “Sento il dovere di informarvi, che davanti all'eventuale denuncia del Ministro della Giustizia Nordio, rinuncio già da ora ad esporre l'azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi.
Affronterò il giudizio a mie spese.
Ringrazio le decine di studi legali e le centinaia di persone che mi hanno scritto sui miei profili e via mail, per offrire la loro collaborazione gratuitamente, o di contribuire alle spese. E diffido chi sta avviando raccolte fondi a mio nome. Non ho bisogno di aiuti economici, solo di poter ancora contare sulla vostra passione. Oggi è la giornata mondiale della libertà di stampa, sento ancora il bisogno di sottolineare che non ha prezzo, ma che è un valore inalienabile dell'umanità”. Nobile principio. Peccato che la libertà di stampa si difenda con i fatti verificati, non con le voci lanciate in televisione prima di accertarne la fondatezza. Querelare un giornalista non è mai una buona notizia, tanto meno quando a farlo è un esponente del governo, ma anche i giornalisti hanno una responsabilità: quella di non trasformare la libertà di stampa in disinformazione gratuita, un'ipotesi non verificata in un'accusa in diretta tv. E il dovere di un giornalista è anche quello di non nascondersi dietro il coraggio quando a mancare, prima, è stata la prudenza.