La casa è sotto sequestro da mesi. Per questo, oggi, la Polizia Scientifica che entrerà nell’abitazione dei Di Vita dovrà documentare ogni movimento e ogni singolo spostamento attraverso filmati. E’ la prassi, dirà qualcuno. E è vero. Ma il rigore richiesto dalla Procura di Larino, questa volta, è a un livello più alto, perché quella casa, secondo le convinzioni degli inquirenti, ha ancora troppo da dire per rischiare che anche solo un granello di polvere risulti spostato in maniera non documentata. Al momento, la posizione più pesante è quella toccata ai cinque medici che in tempi diversi si sono occupati di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, nelle ultime ore della loro esistenza.
Formalmente sono ancora loro gli indagati, ma – secondo le indiscrezioni che circolano – dopo il sequestro di oggi da parte della Scientifica, lo scenario cambierà e sul fascicolo della Procura ci sarà scritto un capo di imputazione diverso. Verosimilmente con altri nomi o, al limite, con la più generica indicazione “ignoti”. Ormai, infatti, le domande a cui dovranno rispondere gli inquirenti, sono due: “perché sono morte?” e, eventualmente, “per mano di chi?”. Non più, quindi, se “potevano essere salvate”.
Si proverà a rispondere anche a questa domanda, ma chiaramente in un filone secondario. Il tutto mentre in quello principale si continua a cercare. Ricominciando, appunto, da oggi quando, ovviamente alla presenza dei consulenti sia dei cinque indagati che di tutte le parti offese, la Scientifica aprirà di nuovo quella porta per prelevare da casa Di Vita i dispositivi informatici: dal PC alle chiavette USB, dai vecchi telefoni ai tablet (tutto, poi, sarà trasferito a Campobasso per le così dette copie forensi). Per capire se qualcuno che li aveva in uso li ha utilizzati per fare ricerche o per salvare documenti sulla ricina? Sicuramente sì, ma anche – e forse soprattutto – per ricostruire relazioni e rapporti, nel tentativo di capire chi di esterno alla famiglia potesse avercela con i Di Vita al punto da volerli eliminare. Insomma, la Procura della Repubblica sembra orientarsi verso la cerchia di conoscenti e parenti; si parla – sempre secondo indiscrezioni – di una dozzina di persone con posizioni da chiarire ulteriormente e non solo, come in molti sembrano voler sostenere, di Alice e Gianni di Vita.
Proprio quest’ultimo è stato nuovamente sentito in Questura, secondo quanto riferisce LA7, nei giorni scorsi. Un incontro con gli inquirenti durato cinque ore, ma tenuto segreto fino a ieri e in cui l’uomo avrebbe nuovamente confermato di non essere stato bene quei giorni e di aver più volte vomitato (anche se poi gli accertamenti fatti hanno escluso, per quanto possibile dopo così tanto tempo, che ci fosse ricina nel suo sangue). Una nuova deposizione, la sua, che fa il paio con quella dell’altra figlia Alice e della cugina Laura (che ora li ospita entrambi) e che sarà inevitabilmente messa a confronto sia con la precedente che con quelle delle due donne.