L’avvocato Facciolla, il legale che assiste Gianni e Alice Di Vita, ha minimizzato, facendo passare il sequestro dello smartphone (sembra anche altri devices) di Alice, di cui ha parlato “Chi l’ha Visto” come normale amministrazione. Un semplice passaggio doveroso che non giustificherebbe il nuovo clamore che s’è creato nelle indagini per la morte di Antonella Di Ielso e Sara Di Vita. “Alice – ha spiegato il legale - ha consegnato il suo telefono volontariamente e senza alcun problema, lei nell’inchiesta sui medici è parte offesa e, siccome durante la fase del ricovero della madre e della sorella, era il punto di collegamento tra familiari e sanitari, probabilmente gli inquirenti vorranno acquisire ogni informazione utile alle loro indagini”.
Il focus, quindi, resterebbe quello dell’indagine che per ora è aperta a carico dei cinque medici che hanno trattato il malore delle due vittime nelle prime fasi e che hanno poi cercato di salvare loro la vita quando ormai non c’era già più niente da fare. Fin qui la versione ufficiale. Quella che non fa una piega e che sta in piedi da sola. C’è, però, tutta una parte non raccontata, fatta di indiscrezioni che ormai arrivano da troppe parti per essere bollate come semplici suggestioni o ricostruzioni fantasiose. Sembra, infatti, che nello smartphone sequestrato a Alice ci siano appunti inquietanti. Liste di pasti consumati salvati nelle note e che hanno inevitabilmente attirato l’attenzione degli inquirenti.
Occhio però, non significa nulla e scarti in avanti non sono ancora giustificabili. Anche perché si sta parlando pur sempre di una ragazza di 19 anni che ha perso madre e sorella e ci sta che quegli appunti nelle note siano semplicemente il segno di una volontà di ricostruire con la maggiore precisione possibile cosa abbiano mangiato i familiari tra il 22 dicembre e il 25 dicembre. Saranno gli accertamenti tecnici a stabilire eventualmente date, orari e salvataggi, insieme al lavoro di ricerca di ulteriori elementi utili alle indagini.
In particolare saranno passate al setaccio le chat e le varie geolocalizzazioni automatiche del dispositivo, mentre si attendono le ulteriori conferme sulle analisi effettuate nel sangue delle due vittime e anche del padre, Gianni Di Vita. Al momento, è bene ribadirlo, non ci sono nomi nuovi sul registro degli indagati e l’ipotesi di reato resta quella di omicidio colposo. È chiaro, però, che l’intero scenario potrebbe stravolgersi a breve, forse già entro il mese di maggio.