“Sono con la coscienza a posto”. Sono le uniche parole uscite dalla bocca di Gianni Di Vita dopo l’interrogatorio fiume in Questura a Campobasso. Ha parlato con la procuratrice, insieme all’altra figlia, per dieci ore, provando a ricostruire nel dettaglio i movimenti, gli spostamenti e tutto quello che c’è stato in tavola non solo durante la cena di Natale, ma anche nei giorni precedenti. Prima, insomma, che sua figlia quindicenne Sara e sua moglie, Antonella Di Ielsi, perdessero la vita a causa di un avvelenamento da ricina. È stato, come ormai noto, un omicidio. Su questo non ci sono più dubbi e quello che resta da capire, adesso, è solo chi l’ha commesso. Chi può essere riuscito a procurarsi un veleno così raro e così letale per provare a sterminare una famiglia. O solo una parte di quella famiglia. Gianni Di Vita e l’altra figlia Alice (che la sera della cena in cui si sospetta possa essere avvenuto l’avvelenamento non era in casa, ma in pizzeria con amici) sono stati ascoltati senza l’assistenza di un legale. Questo significa che non sono loro gli indagati e che il magistrato ha voluto ascoltarli come persone informate sui fatti. Se cambieranno o meno gli scenari, per adesso, non è dato saperlo.
Il legale dell’uomo e della ragazza, Arturo Messere, raggiunto da alcuni cronisti locali e dall’Ansa, s’è limitato a un serafico: “posso solo dire che l'ultima volta che ho parlato con Di Vita lui era molto addolorato per la tragedia avvenuta, ma allo stesso tempo sereno e tranquillo. Mi ha solo detto di essere a posto con la sua coscienza”. L’uomo ha raccontato tutto quello che è riuscito a ricordare, in attesa di capire cosa diranno gli ulteriori accertamenti su un campione di sangue che gli è stato prelevato già nel giorno in cui anche lui s’era sentito male. E’ chiaro che se non sarà riscontata anche una minima presenza di ricina la sua posizione potrebbe in qualche modo complicarsi, o comunque richiedere ulteriori spiegazioni. Di Vita ha anche ribadito di non ricordare con esattezza cosa è stato portato in tavola nei “pasti sospetti”, ma ha comunque risposto a tutto, senza sottrarsi, così come l’altra figlia.
Indiscrezioni (per ora non confermate) raccontano, però, che tra le persone ascoltate c’è stato anche qualcuno che si è fortemente contraddetto. E probabilmente è intorno a queste contraddizioni che gli inquirenti stanno stringendo il cerchio rispetto alla ricostruzione di ciò che potrebbe essere successo. C’è, inoltre, un dettaglio, una circostanza, di cui in queste ore si parla con sempre maggiore insistenza. Sembra, infatti, che dopo il lunghissimo interrogatorio di padre e figlia, nonostante fosse già sera avanzata, gli inquirenti abbiano convocato velocemente un terzo soggetto per ascoltarlo come persona informata sui fatti. Dovrebbe trattarsi di una parente molto vicina, in particolare, alle due ragazze.
Ma attenzione, non significa che è lì che si sono concentrati i sospetti. Significa, piuttosto, che – in attesa di tutti gli approfondimenti e accertamenti disposti, anche di natura informatica su diversi devices in uso non solo alla famiglia Di Vita – la Procura di Larino inizia a muoversi dentro un quadro ben definito e più ristretto rispetto ai giorni scorsi. Senza escludere comunque nulla e senza chiudere nessuna delle piste fino a ora aperte.