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21 aprile 2026

Scandalo Teatro San Carlo, tutta la storia dietro agli 11 indagati dalla Procura di Napoli dopo la nostra inchiesta: chi sono Stephan Lissner, Emmanuela Spedaliere, Tzempetonidis e cosa abbiamo scoperto

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

21 aprile 2026

Un’inchiesta di nove mesi, tanto materiale, testimonianze, e pure le solite querele temerarie. Tra maggio e novembre del 2025 vi abbiamo raccontato in esclusiva il “Sistema San Carlo”, ora al centro di due filoni di indagine della Procura di Napoli e della Corte dei conti e che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di undici figure centrali nella Fondazione del teatro lirico più antico d’Europa. Qui vi raccontiamo tutto ciò che abbiamo scoperto e che avevamo riportato l’anno scorso, prima che tutti i quotidiani iniziassero a parlarne

Foto: Ansa

Scandalo Teatro San Carlo, tutta la storia dietro agli 11 indagati dalla Procura di Napoli dopo la nostra inchiesta: chi sono Stephan Lissner, Emmanuela Spedaliere, Tzempetonidis e cosa abbiamo scoperto

La Procura di Napoli ha comunicato l'iscrizione nel registro degli indagati di undici persone legate alla Fondazione Teatro San Carlo, tutti hanno ripreso la notizia, pubblicata anche sul The Times di Londra. Segno che il segreto di Pulcinella tanto piccola non doveva essere, nonostante i giornali abbiano scelto solo ora di scriverne, dopo mesi di inchiesta di MOW. Dietro agli 11 indagati c’è infatti una storia che abbiamo ricostruito tra maggio e novembre del 2025 dando notizie in esclusive e raccogliendo materiale inedito. I filoni di indagine della Procura sono due. Il primo blocco riguarda tre ipotesi di reato: truffa, falso e peculato, anche legato a certe nomine e alcuni compensi gonfiati per artisti ospitati dal San Carlo. Il secondo blocco riguarda gli spettacoli fatti senza permesso alle Officine Vigliena, negli ex stabilimenti della Cirio ora di proprietà dell’Autorità portuale, dati in concessione come depositi - e solo come depositi - alla Fondazione di Napoli. La storia, evidentemente, è intricata, complessa. Si tratta di un vero e proprio sistema durato anni, che ha coinvolto i pezzi grossi della Fondazione e varie aree, da quella della Sicurezza a quella della gestione delle risorse umane. Qui vi spieghiamo il primo filone di inchiesta, i suoi protagonisti e tutta la storia così come ve l’abbiamo raccontata, in esclusiva, l’anno scorso. 

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Le nomine durante il lockdwon: Emmanuela Spedaliere e Maria Pia Gaeta

Tutto comincia nell'aprile del 2020. L'Italia è ferma, i teatri sono chiusi, la Fondazione Teatro San Carlo chiede decontribuzioni fiscali allo Stato invocando le difficoltà economiche legate alla pandemia. In quello stesso momento, il Sovrintendente Stephane Lissner firma due delibere che cambieranno l'assetto dirigenziale della Fondazione in modo tutt'altro che pacifico. La prima nomina riguarda Emmanuela Spedaliere. All'epoca Direttrice dell'Area Marketing con uno stipendio di 80 mila euro, Spedaliere viene promossa a un ruolo inventato ad hoc: quello di Direttore generale della Fondazione, una carica che non esiste nello Statuto. Lissner l'ha inventata. E con essa è arrivato anche un nuovo stipendio: 150 mila euro lordi all'anno. Un anno dopo, quegli stessi 320 dipendenti della Fondazione che avevano visto il loro datore di lavoro trattare con lo Stato in nome della crisi economica sarebbero finiti in Cassa integrazione.

La seconda nomina del lockdown riguarda Maria Pia Gaeta, attualmente non iscritta al registro degli indagati, che da quel primo aprile 2020 inizia a percepire 83.618,11 euro lordi all'anno per ricoprire due incarichi: Direttore delle Risorse Umane e Responsabile per la trasparenza e per la prevenzione della corruzione (Rpct). Il problema, che abbiamo documentato fin dal 28 maggio 2025, è duplice. Primo, di “costume”: Gaeta non ha una laurea, nonostante delle ricerche di settore, mostrino che la quasi totalità dei responsabili anticorruzione analizzati ne possieda una. Secondo, e più grave: secondo il Piano Nazionale Anticorruzione del 2022, per evitare conflitti di interessi, il Rpct non dovrebbe mai provenire da uffici che svolgono attività di gestione attiva — e tra gli esempi esplicitamente citati c'è proprio l'Ufficio del personale. Maria Pia Gaeta è esattamente la Direttrice di quell'ufficio. Nel Piano triennale di prevenzione della corruzione 2025-2027, curato da Gaeta stessa, l'area delle Risorse umane viene classificata come ad "alto rischio" di corruzione. Il controllore e il controllato, insomma, coincidono nella stessa persona.

Emmanuela Spedaliere: il Direttore generale sopravvissuto al Sovrintendente

Il caso Spedaliere è stato il cuore della nostra inchiesta fin dall'inizio. Una carica inventata, uno stipendio triplicato, un figlio nominato dal Sovrintendente Direttore artistico delle Officine San Carlo di Vigliena — Michele Sorrentino Mangini — in un processo di selezione, dopo manifestazione d’interesse, in cui era l'unico candidato. Il Ministero dell'Economia inviò una relazione evidenziando che il ruolo di Direttore generale era giuridicamente legato alla persona del Sovrintendente e che, con la sua uscita, si sarebbe dovuto considerare concluso anche quello di Spedaliere. Così non è stato fino a pochi mesi fa, quando il nuovo sovrintendente Fulvio Macciardi comunicò ufficialmente la decisione di eliminare la figura del Direttore generale. Fino a fine 2025, tuttavia, con il vuoto lasciato da Lissner a partire dalla primavera del 2025, Spedaliere era diventata di fatto uno dei punti di riferimento della Fondazione, tanto che il suo nome era circolato come possibile candidata alla Sovrintendenza.

Ilias Tzempetonidis: altro ruolo inventato

Se Spedaliere era il braccio destro di Lissner, Tzempetonidis ne era il braccio sinistro. Nominato Direttore casting e Coordinatore dell'Area artistica, anche il suo incarico ha una caratteristica fondamentale: non esiste nello Statuto della Fondazione. Un anno dopo aver inventato il ruolo di Direttore generale per Spedaliere, Lissner ha creato un'altra figura dirigenziale. Il compenso era di 96 mila euro l’anno. C'è però una domanda che si pone naturalmente. Lissner aveva scelto di accentrare su di sé sia la carica di Sovrintendente che quella di Direttore artistico, per un compenso complessivo di 250 mila euro. Se il Direttore artistico era lui, qual era esattamente la funzione di un Coordinatore dell'Area artistica pagato quasi 100 mila euro? E in che modo le competenze di Tzempetonidis si distinguevano da quelle che Lissner avrebbe dovuto svolgere come Direttore artistico? La risposta non è mai arrivata. Ma intorno a Tzempetonidis si è costruito, nel tempo, un sistema di incarichi sovrapposti. Con una determina del 13 novembre 2023, d'intesa con lui, viene nominata Fedora Sorrentino come Direttore dell'organizzazione della produzione artistica — un altro ruolo non previsto in precedenza nel modello organizzativo della Fondazione. L'incarico ha una durata di due anni, dal 1 gennaio 2024 al 31 dicembre 2025, per 79 mila euro all'anno. La Fondazione aveva già un funzionario incaricato di svolgere quelle stesse funzioni per 60 mila euro. Perché una figura aggiuntiva, sostanzialmente sovrapponibile, per quasi 80 mila euro? 

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Jonas Kaufmann, le masterclass e il Festival tirolese (insieme a Tzempetonidis)

Il primo settembre 2025 abbiamo pubblicato un articolo centrale per il primo filone di indagine della Procura: il sistema delle masterclass e il contratto per la Bohème con il Festival tirolese di Erl. Partiamo dall'inizio. Una disposizione ministeriale del 28 febbraio 2006 fissa i tetti ai compensi degli artisti nelle fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Un protagonista al massimo della carriera può ricevere fino a 17 mila euro per spettacolo. Nel caso di Jonas Kaufmann, uno dei tenori più quotati al mondo, i conti tornano: Aida nel 2020, Otello nel 2021, La Gioconda nel 2024 — ogni volta il compenso è stato commisurato al numero di repliche, moltiplicando la tariffa massima. Fin qui tutto regolare. Il problema nasce accanto a questi spettacoli. In parallelo a ciascuna delle produzioni in cui era protagonista, Kaufmann è stato incaricato di tenere delle masterclass remunerate separatamente, sempre dopo delibera di Lissner. A giugno 2020, contestualmente all'Aida, 16 mila euro per attività di docenza. A novembre dello stesso anno, altri 6 mila euro. A luglio 2021, 40 mila euro per masterclass da tenersi tra novembre e dicembre. A dicembre 2021, altri 16 mila euro. A febbraio 2022, in occasione della Tosca, 32 mila euro. A luglio 2022, per il Die Walküre, 40 mila euro. A gennaio 2023, nell'ambito de La Gioconda, 24 mila euro. A marzo 2024, altri 34 mila euro per le stesse lezioni da tenere tra il 3 e il 16 aprile 2024 — stesso spettacolo, stessa finestra temporale, secondo pagamento. Tra il 2020 e il 2024, il totale dei compensi riconosciuti a Kaufmann per le masterclass ammonta a 190 mila euro.

La Procura sta indagando su questo meccanismo nell'ambito del filone truffa, falso e peculato, perché la tesi è che le masterclass siano state utilizzate come strumento per riconoscere agli artisti compensi superiori a quelli consentiti per legge: si paga lo spettacolo secondo i tetti previsti dal decreto ministeriale, poi si integra separatamente attraverso le lezioni. Kaufmann, che nessuno ha accusato direttamente di aver commesso illeciti, è al centro dell'indagine insieme a Lissner, Spedaliere e Tzempetonidis. E qui torna Tzempetonidis. Dal 1 settembre 2024, Jonas Kaufmann è diventato il Direttore artistico del Tiroler Festspiele Erl, il Festival tirolese. Chi è il Casting Director di quel Festival? Ilias Tzempetonidis. I due siedono nello stesso board. Il 12 giugno 2025, in un momento in cui la Fondazione San Carlo era priva di Sovrintendente e veniva rappresentata dal sindaco Manfredi e da Tzempetonidis stesso, la Fondazione firma un contratto con il Tiroler Festspiele Erl per ospitare la Bohème di Puccini nella stagione 2026. Ma il San Carlo possedeva già un allestimento completo di sua proprietà per quell'opera. Nonostante questo, ha scelto di acquistare la "produzione fisica" del Festival tirolese: allestimento, scenografie, costumi. Il valore: 243 mila euro per la produzione più 45 mila euro per i diritti del team creativo. In totale, 300 mila euro pagati dalla Fondazione per uno spettacolo che avrebbe potuto organizzare internamente a costi nettamente inferiori. L'accordo è stato firmato da Tzempetonidis in rappresentanza del San Carlo. Tzempetonidis era anche nel board del soggetto contraente, il Festival tirolese. E il Festival tirolese è guidato artisticamente da Jonas Kaufmann, lo stesso tenore che negli anni precedenti aveva ricevuto 190 mila euro in masterclass dalla stessa Fondazione.

Le altre figure: Viviana Jandoli e le donazioni di Banca d'Italia

Viviana Jandoli, laureata in giurisprudenza con una tesi sul Teatro San Carlo, dove aveva svolto uno stage nel 2017, tenta per due volte di entrare negli uffici legali della Fondazione tramite concorso pubblico. Nel primo bando del luglio 2022 arriva terza con 21,75 punti, mentre nel secondo del gennaio 2024 si classifica seconda con 14,25 punti contro i 17,60 della vincitrice Chiara Ucchello. Nonostante i due concorsi persi, il Sovrintendente Stephane Lissner decide di assumerla comunque con nomina diretta come consulente legale, assegnandola però alle Officine San Carlo di Vigliena, la stessa struttura in cui era stato collocato Michele Sorrentino Mangini, figlio della Direttrice generale Emmanuela Spedaliere, e dove si sarebbero tenuti spettacoli privi delle necessarie autorizzazioni, al centro poi del secondo blocco di indagine della Procura. La procedura appare anomala anche perché, mentre nei due concorsi precedenti i candidati erano rispettivamente cinque e diciassette, al momento della chiamata diretta Jandoli risultava essere l'unica candidata disponibile per il ruolo. Questa la prima notizia. A cui se ne aggiunse un’altra, resa pubblica con una lettera dei lavoratori del San Carlo. Il gruppo "Lavoratori che amano il San Carlo" aveva inviato una esposto integrativo alla Procura di Napoli sollevando una coincidenza ritenuta altamente sospetta: contestualmente alle due candidature fallite di Jandoli, la Fondazione ha ricevuto due donazioni liberali provenienti dalla Banca d'Italia — la prima di 30.000 euro nel febbraio 2022 e la seconda di 50.000 euro nell'agosto 2024, per un totale di 80.000 euro. Chi lavora in Banca d’Italia? Raffaele Jandoli, dirigente della Divisione Vigilanza della Banca d'Italia sede di Napoli, il padre di Viviana Jandoli.  Ovviamente le donazioni volontarie della Banca d'Italia sono formalmente anonime, per cui il nesso tra i versamenti e l'assunzione rimane allo stato attuale un'ipotesi dei lavoratori della Fondazione. 

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