Cosa salverà il giornalismo nell’era dell’Ia, degli editori in Parlamento e dei presidenti del Consiglio che dopo un referendum straperso parlano sui social e non in conferenza stampa? Il giornalismo libero, senza padroni: il giornalismo vero salverà il giornalismo. Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia scelto da Giorgia Meloni, si è dimesso. Stessa sorte per Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto del Ministero. Lo hanno fatto perché un giornalista ha fatto un’inchiesta: Alberto Nerazzini sul Fatto Quotidiano ha pubblicato lo scoop che ha dato la spallata decisiva all’esito del referendum e alla stabilità di questo governo. È il mondo dei like e dei trend. C’eravamo quasi abituati. Nerazzini, però, non è l’unico. Giornalisti d’inchiesta che lavorano in questo Paese ce ne sono ancora. Mal trattati, mal pagati, ma ci sono. Forse pochi, ma ci sono. Anche oggi sul Fatto ha parlato della “ventata inattesa” rappresentata dall’affluenza al voto, “l’aria della democrazia”, e ha sottolineato che, al di là del risultato, dopo questa campagna c’è una rinnovata certezza: “Il potere può essere intaccato, i politici possono ancora dimettersi. Bene allora celebrare, per una volta, la forza del giornalismo, della libertà di pensiero e del coraggio. Difficile stare alla larga dalla retorica, ma tranquilli, per una volta non lo è”. Non è retorica perché gli effetti sono reali. Non è retorica perché il lavoro di un giornalista ha contribuito alle dimissioni di un sottosegretario e una capa di gabinetto inadeguati.
Giorni di risultati e di periodi ipotetici, “cosa sarebbe, il nostro Paese, se esistessero gli editori davvero liberi; se questa testata, assieme a pochissime altre, non fosse una mosca bianca; se l'intreccio fra politica e informazione non fosse contaminato da decenni; se la vera specialità della casa, la criminalità organizzata, non avesse occupato tutti gli spazi, pure quelli meno pensabili”. Gli editori liberi sono pochi: uno di questi è quello di MOW. Siamo “mosche bianche” anche noi. Non avere amici né santi in paradiso è complicato. Giornali che ne hanno, invece, ce ne sono fin troppi.
“Teniamoci stretta la cosa più bella: la forza del giornalismo. All governments lie, tutti i governi mentono, ci insegna un maestro novecentesco del giornalismo investigativo come lo statunitense I.F. Stone: il governo Meloni ha mentito e continuerà a farlo. Il potere funziona così e deve essere sfidato, continuamente. Troviamo allora il modo di dare ossigeno all'inchiesta e al coraggio dei giornalisti”. Ma da noi manca l’aria. Basta scorrere qualche pagina del Fatto di oggi per vedere i numeri. Il report di Ossigeno per l’Informazione parla chiaro: nel 2025 è aumentato del 47% il totale dei giornalisti minacciati, dai 516 del 2024 siamo passati a 759. In Europa nessuno Stato ci supera. Aumentate anche le querele temerarie, +67%, con 115 giornalisti colpiti. Stesso trend per le intimidazioni: nel 2025 sono state il 38% in più dell’anno precedente (81 episodi contro 60). Il risultato del monitoraggio di Ossigeno segna 8.314 vittime di violazioni della libertà di stampa dal 2006 a oggi. Manca l’aria. Sta a noi che facciamo questo mestiere aprire le finestre. Viva il giornalismo libero.