Basta compromessi. Basta zavorre. Lo dice Giuseppe Cruciani, uno che il polso del paese, quello più torbido, lo tasta ogni giorno a La Zanzara. Non ci sperava nel referendum sulla giustizia, “era un voto politico puro. E lei ha offerto alla sinistra disorientata esattamente quello che si aspettava: una ragione per unirsi, la chiamata alle armi contro il fascismo, contro l'autoritarismo, contro quelli che prendono tutto e vogliono profanare la Costituzione più bella del mondo. La sinistra si alimenta di minacce, reali o costruite”. Errori su errori, e ora tocca rimediare. Come? Cruciani in un'intervista al Foglio ha dettato l'agenda per la rinascita di Giorgia Meloni: “Serve il colpo d’ala. Senza un colpo d’ala il galleggiamento porterà Giorgia Meloni inevitabilmente a perdere anche le elezioni”.
Un colpo d'ala, ma verso dove? Verso un ritorno alle origini, alle istanze che nel 2022 hanno portato Fratelli d'Italia a un risultato mai raggiunto prima: “Nell'ultimo anno prima delle elezioni bisogna fare come l'America. Le cose impopolari andavano fatte prima, adesso bisogna fare le cose popolari. Bisogna mettersi l'elmetto”. Una ricetta in tre punti: “Prima cosa: le tasche degli italiani, ma non con le mancette, con quattro soldi pubblici buttati nel cesso. I voti non si comprano. Il voto d’opinione conta di più di quello clientelare, come dimostra anche questo referendum. Bisogna intervenire sul fisco. E va fatto adesso. Seconda cosa: la sicurezza e gli extracomunitari. Sono i temi per cui Meloni è stata eletta, sono i temi su cui gli italiani aspettavano risultati e i risultati non ci sono. Anzi, nel mezzo di una campagna elettorale ha annunciato una sanatoria per cinquecentomila immigrati”. La terza cosa? “La zavorra. Ci sono situazioni intorno a Meloni che lei tiene in piedi per ragioni di equilibrio interno, di fedeltà, di rapporti di partito. Tutte cose comprensibili. Ma se lei pensa, come credo che in effetti lei pensi, che queste cose l'abbiano già danneggiata, allora è il momento giusto per tagliare”. Piazza pulita, il riferimento è chiaro: Delmastro, Bartolozzi, Santanchè, ma “anche altri” dice Cruciani, che però preferisce non fare nomi, “è antipatico”.
Una decisa svolta a destra per un governo tacciato di fascismo ma in realtà impaludato nel solito democristianesimo. Perché quello del referendum è stato sì fuoco da sinistra, ma anche una pugnalata alla schiena da parte degli elettori delusi. Quelli che vedono la benzina a due euro per la guerra di Trump e le strade italiane sempre più insicure: “Comincia a mancare la fiducia nel fatto che le cose possano cambiare con Meloni. Ed è esattamente quella fiducia – quella che tre anni e mezzo fa l'ha portata a Palazzo Chigi – l'unica cosa che vale la pena riconquistare. Non con le cabine di regia. Non con una legge elettorale confezionata su misura. Con un colpo d'ala. Che significa anche liberarsi dal peso di Donald Trump. Non offrire più la possibilità a persone come Milena Gabanelli di dire e pensare che il governo si mette 'a novanta gradi' davanti al Presidente degli Stati Uniti”.
Un colpo d'ala per riprendersi l'Italia. E forse Giuseppe Cruciani, in questo mare di populismo e demagogia, è il vero intellettuale che serve alla destra meloniana. Perché in quel mare ci sguazza. È capace di dialogare con l'alto, ma anche e soprattutto di solleticare con i più bassi istinti degli italiani. E forse Meloni, nella sua ora più buia, dovrebbe ascoltarlo. Basta scuse. Un colpo d'ala, per uscire dalla palude del centrismo e non diventare l'”anatra zoppa” di cui parla Matteo Renzi.