La cronaca, si sa, è un terreno minato. Fra presunti innocenti e per forza colpevoli nel commentare i fatti spesso si cade in errori e contraddizioni, e a volte si finisce con lo sposare la causa sbagliata. Ciò non vuol certo dire che la cronaca non deve essere commentata, ma il problema è quando le notizie si trasformano in slogan ideologici, in prove che avvalorino l'una o l'altra tesi, senza avere un quadro completo dei fatti. E spesso nel pestare i piedi sui fatti del giorno si finisce in una pozza di fango. È un problema trasversale che accomuna tutti, destra e sinistra, a questo giro è toccato a Giuseppe Cruciani. È successo su uno dei fatti più noti degli ultimi tempi, quello del pusher ucciso da un poliziotto a Rogoredo. Una notizia che è subito diventata un punto a favore della nuova ipotesi di scudo penale per gli agenti di Polizia. Nessuna iscrizione al registro degli indagati in caso di sussistenza di una causa di giustificazione. Non, come molti dicono in queste ore, nessuna indagine a carico del poliziotto. Beh, il poliziotto di Rogoredo aveva detto di aver sparato per legittima difesa, che il pusher aveva una pistola poi rivelatasi giocattolo. Ma il recente avanzamento delle indagini ha evidenziato qualche punto oscuro. I soccorsi allertati solo 23 minuti dopo la sparatoria, le impronte digitali mancanti sull'arma impugnata da Abderrahim Mansouri e infine le dichiarazioni dei colleghi presenti quella sera. È caduto in poco tempo il castello di carte costruito da Carmelo Cinturrino, la pistola accanto al corpo dello spacciatore l'avrebbe messa lui, e ora è indagato per omicidio volontario. Cruciani, subito dopo i fatti, alla trasmissione Dritto e Rovescio aveva detto: “Non solo ha fatto bene, ma a mio parere è una follia che venga indagato e dovrebbe essere, secondo me, premiato”. Ma venerdì all'ultima puntata della Zanzara dopo i recenti sviluppi ha subito chiarito le sue parole:
“Quando un rappresentante delle forze dell'ordine racconta che uno spacciatore gli ha puntato la pistola. Quando racconta a tutto il Paese che si trovava in una situazione di pericolo e spara e uccide un malvivente noi ci crediamo. Io mi schiero subito dalla vostra parte contro tutto e contro tutti, perché noi persone per bene crediamo nella parola della Polizia. Se invece si viene a scoprire che hai mentito, che forse quella pistola l'hai messa tu in mano allo spacciatore, che hai mentito di fronte all'Italia intera, che non hai chiamato i soccorsi, che forse prendevi il pizzo dal pusher e non so cos'altro... Allora io ti considero un traditore, un criminale. Hai tradito i tuoi colleghi onesti, hai tradito le forze dell'ordine, hai tradito lo Stato che rappresenti se tutto fosse confermato. Se tutto fosse confermato saresti un delinquente come quelli che dovresti inseguire. Chi si comporta in questo modo merita una punizione molto, molto dura e senza nessuno sconto”. Sono i rischi di trasformare in simboli i casi di cronaca. Di politicizzare la notizia di un pusher ucciso in un momento di altissima tensione e diffidenza nei confronti della Polizia. Erano i giorni dell'Ice, degli scontri di Torino, delle antenne rizzate sulle forze dell'ordine e sul loro modo di rispondere al pericolo. Temi giustissimi, che però un utilizzo sbagliato di una notizia ha finito per delegittimare. Ora sul fronte opposto si assiste alla stessa cosa, i poliziotti ricevuta la solidarietà nei giorni di Torino sono tornati dei nemici, degli assassini. Ma una mela marcia non può delegittimare un'intera categoria. E allora lo stesso vale, ad esempio, per i manifestanti di Torino. Con la sostanziale differenza che, individuata la pecora nera, Cruciani non ci ha pensato due volte a condannarlo ancora più duramente. Propaganda sì, ma quando serve si cede il passo alla coerenza, al rigore. Mentre altrove continuiamo ad assistere ad una difesa strenua e quasi cieca, al minimizzare, a giustificare. E allora non si può essere indulgenti con i propri e inflessibili con gli altri. Il garantismo non può essere selettivo. O si crede nello Stato di diritto sempre, anche quando smentisce le nostre convinzioni, oppure si fa propaganda. E la propaganda, quando incontra i fatti, prima o poi si rompe.