Sorpresa: i monopattini elettrici potranno tranquillamente continuare a circolare a Firenze: saranno vietati soltanto quelli a noleggio, o in “sharing”, come dicono quelli che noleggiano i monopattini elettrici. I monopattini di proprietà, adeguandosi alle nuove normative (targa e casco), potranno continuare liberamente a circolare e certo sarà un peccato non potere più vedere i volti di coloro i quali si spostano per le città con la loro espressione efficiente, perché diciamo la verità, bisogna essere efficienti per andarsene in giro in monopattino. E forse, diciamo forse, anche i monopattini a noleggio – o come dicono gli efficienti, in “sharing” – potranno serenamente continuare a scorrazzare per la capitale toscana.
Il TAR ha semplicemente rigettato l’istanza cautelativa di sospensione della delibera del Comune di Firenze, per cui, dal primo aprile, i monopattini a noleggio non potranno circolare, salvo poi l’eventuale annullamento della delibera stessa dopo le necessarie valutazioni. Ma siamo in epoca di clickbait (titoli acchiappaclick), per cui, chissà perché, Firenze senza monopattini è una notiziona che tutti quanti volevano sentire. La decisione è stata presa perché è impossibile arginare, parole comunali, “l’uso scorretto”. In realtà, il problema non sarebbe neanche il monopattino in sé: il monopattino su una ruota, il monopattino che trasporta tre persone, il monopattino usato per fare gli scippi, il monopattino nella corsia degli autobus, il monopattino negli ascensori, il monopattino nelle corsie dei supermercati. Il problema è il casco. Si era già tentato di fornire un casco a ogni monopattino a noleggio, ma gli utenti, il casco a noleggio, se lo rubavano.
Tutta questa vicenda segna il divario tra Nord e Sud. Mentre infatti la Bird, l’azienda noleggiatrice, annuncia ricorsi e specifica, contro i titoloni dei giornali che parlano di “stop totale”, se non termonucleare globale, che la “battaglia non è finita”, al Sud, in alcune città (non faccio i nomi), sono le aziende che noleggiano i veicoli a scapparsene, perché in dialetto meridionale “sharing” viene tradotto con “pezzi di ricambio”.