Il poliziotto che ha sparato e ucciso a Milano il 28enne marocchino con precedenti per spaccio di droga e resistenza a pubblico ufficiale, Abderrahim Amnsouri, è ora indagato per omicidio volontario. Un’operazione antidroga ad alto rischio finita tragicamente nel quartiere di Rogoredo nella notte del 26 gennaio. Il ragazzo, armato di pistola a salve, avrebbe provocato la reazione letale dell’agente che, spaventato, gli ha sparato fatalmente. Gli inquirenti stabiliranno la dinamica precisa dell’accaduto, ma la notizia si confonde tra quelle che si accavallano a proposito dell’Ice americana, che ultimamente negli Stati Uniti miete vittime con una brutalità che lascia senza parole. In Italia, però, la situazione è ben diversa e le nostre Forze dell’Ordine operano in un sistema di norme ben diverse. Inoltre, è notizia fresca di agenzia, in contraddizione alle bizzarre smentite del ministro dell’Interno Piantedosi, che l’Ice di Donald Trump opererà in Italia per garantire la sicurezza degli atleti, dei diplomatici e dei politici americani che saranno presenti in Italia, tra cui il vice-presidente degli Stati Uniti. A proposito di tutto questo abbiamo parlato con Andrea Varone, il nuovo segretario generale del Siulp (Sindacato Italiano di Polizia) di Milano, il quale ci ha spiegato che la “militarizzazione della società non è la soluzione”. Varone ci ha voluto rassicurare insieme con i cittadini di Milano, perché “l’Ice opererà sotto la sovranità italiana”, mentre le forze di sicurezza del Qatar risultano presenti in qualità di osservatori dell’operato italiano, un’eccellenza nel campo dell’intelligence, che negli ultimi decenni ha evitato all’Italia di essere investita dall’ondata di attentati che ha investito invece, il resto d’Europa. Abbiamo poi parlato delle condizioni sempre più difficili in cui operano le Forze di Polizia e di come le misure del governo, come ad esempio l’incremento del 6% dello stipendio dei poliziotti non siano state sufficienti a fronteggiare l’inflazione al 16%. Inoltre, entro il 2030 il 50% degli agenti in servizio andrà in pensione, innescando così un cambio generazionale che il governo deve governare con misure tempestive per evitare un repentino crollo dell’esperienza soprattutto nei settori d’intelligence.
La solidarietà di Matteo Salvini nei confronti della Polizia a proposito del caso Mansouri non è tardata ad arrivare. Lei, in qualità di Segretario Generale del Siulp, come commenta questa presa di posizione?
Per ciò che attiene quello che è accaduto ieri, ovviamente la vicinanza ci fa piacere, ma ovviamente non chiediamo alcuno scudo di impunità. Il tutto è al vaglio della magistratura, che farà luce. Mi lasci solo dire che il tutto certifica ancora una volta come i poliziotti siano costantemente chiamati a lavorare in condizioni di particolarissima attenzione e pericolo, perché comunque non era un controllo, diciamo, classico, ma era un controllo antidroga in una situazione particolare, di particolari rischi, quindi comunque si aveva a che fare con persone dedite allo spaccio di stupefacenti.
Salvini d’altronde ha mostrato vicinanza alla polizia dopo l’accaduto
Per ciò che attiene ai salari, guardi, io sono solito dire un’altra cosa: un governo che dichiara di voler aumentare i poliziotti, di agire sulla sicurezza, certamente ci fa piacere, ma non fa una cortesia soltanto ai poliziotti, lo fa alla cittadinanza. Perché un governo che incide sulla sicurezza ovviamente incide su quella che è la qualità della vita dei cittadini. Io non sono per il governo “amico dei poliziotti”, ma un governo vicino alle forze dell’ordine, che almeno lo dichiara, è un governo vicino ai cittadini, perché la sicurezza è precondizione dello sviluppo di una società. Ritengo sia importante creare questa cesura proprio concettuale: non sono amici, no, sono amici dei cittadini.
Il governo si dimostra vicino alle forze di polizia, ma poi in cosa non ha agito a sufficienza? Quali sono le criticità?
Si può fare sempre di più. Noi paghiamo lo scotto di anni di turnover a zero e lei consideri che entro il 2030 andranno in pensione più di 40.000 poliziotti. Certamente c’è stato un nuovo contratto, attuale, con questo governo, seppur triennale, ma c’è bisogno di – mi si passi il termine – di un piano Marshall per le assunzioni, perché quasi il 50% della polizia andrà in pensione a breve, quindi noi rischiamo di avere un ricambio generazionale non moderato che rischia, tra l’altro, di impoverire anche il know-how professionale. L’età media – io parlo di Milano perché ovviamente rispondo per la città di Milano – ha avuto un calo dell’età media notevole. Questo, se da un lato porta sicuramente un bagaglio di entusiasmo importante, dall’altro sta demolendo il know-how professionale. E questo non solo nelle volanti (infatti sono sempre ragazzi sempre più giovani in macchina) ma questo ci preoccupa soprattutto per uffici di intelligence come la Squadra Mobile e l’antiterrorismo, dove un collega con venti o venticinque anni di servizio, che ha un grande dato esperienziale, è costretto poi ad andare via ed è sostituito da un collega con uno o due anni di servizio. Questo sicuramente non è addossabile al collega che va via, ma lei capirà che il decremento del know-how esperienziale è notevole. Noi diciamo sempre che la migliore università per un poliziotto è l’esperienza.
C’è anche il tema degli stipendi. L’aumento salariale disposto dal governo però è risultato inferiore al tasso di inflazione, quindi in qualche modo i poliziotti risentono comunque del caro vita
Assolutamente sì, ci siamo assolutamente impoveriti. L’ultimo contratto è stato quello con maggiori stanziamenti ma, paradossalmente, con la minore incidenza sull’inflazione che sta schizzando. Quindi, oggettivamente – e non è una mera questione interlocutoria tra me e lei – i poliziotti ad oggi sono impoveriti, per via di un’inflazione che corre più alta e più veloce rispetto a quelli che sono i parametri del contratto. Questo è assolutamente vero.
E intanto, a proposito di criminalità e immigrazione, lei crede che questo nuovo governo abbia agito in maniera più concreta rispetto ai precedenti oppure no?
Guardi, con i vari decreti sicuramente si è data una certa attenzione, poi per l’incidenza oggettiva c’è bisogno di tempo e soprattutto c’è bisogno di un approccio sistemico. Se noi pensiamo di ridurre la criminalità soltanto in chiave securitaria facciamo un errore concettuale. Quando noi andiamo a fare le retate nei quartieri a rischio e lasciamo il vuoto perché facciamo gli arresti, dopo deve arrivare l’altra parte dello Stato. Quella delle misure sociali, con le strutture ricettive, con una didattica rafforzata, altrimenti è come se cercassimo di svuotare il mare con un secchiello. Lo Stato deve essere presente in tutte le sue sfaccettature. Certamente la sicurezza attiene allo Stato e non vogliamo declinare alcuna responsabilità, ma la sicurezza ormai va vista in una chiave olistica, non solo in quella securitaria.
La militarizzazione della società non è certamente la soluzione
Dà sicuramente visibilità e incide sulla sicurezza percepita, che poi è sicurezza reale: una signora che non prende il treno alle nove di sera perché ha paura e lo prende alle sei cambia abitudini di vita e questo incide sulla sua qualità di vita. Quindi il controllo militare del territorio fa parte di quelli che sono i dispositivi di sicurezza, per usare un aggettivo di Michel Focault, il sociologo, ma da solo non basta. C’è bisogno di strutture per recuperare i ragazzi che stanno in mezzo alla strada, di misure sociali, di una didattica rafforzata, con istituti sportivi. Penso un pochino al modello di Caivano, che sicuramente ha una sua chiave di lettura.
A proposito di militarizzazione della società, la brutalità dell’Ice negli Stati Uniti sta facendo scalpore non solo in America e gira la notizia, poi smentita da Piantedosi, ma ora confermata da fonti diplomatiche americane che a Milano Cortina ci saranno anche loro per garantire la sicurezza della cerimonia. Peraltro già circolano video di forze di sicurezza qatariote nella città di Milano. Qual è il suo punto di vista sulla questione?
È cambiato nulla rispetto al passato: ogni volta che arrivavano Paesi un pochino più importanti hanno sempre portato con sé una propria delegazione, saranno una sorta di guardia del corpo. Una cosa che ci tengo a dire ai cittadini è che l’Ice c’è sempre stato, non nasce oggi – purtroppo è diventato famigerato per le vicissitudini che conosciamo tutti – m la garanzia per i cittadini italiani è che i principi democratici che guidano le nostre forze dell’ordine saranno la vera salvaguardia, perché comunque varrà l’autorità italiana.
Il sindaco Sala si è espresso contro la presenza dell’Ice in Italia
Il sindaco Sala ovviamente lancia un messaggio politico e ovviamente ha la sua prospettiva. Noi, da personale ci esprimiamo a livello tecnico. Ci teniamo però a dire che non siamo né pro né contro. Il punto è che la cosa importante da dire ai cittadini è che la presenza di questo corpo armato sarà sempre calibrata dai principi democratici che guidano le nostre forze dell’ordine. Perché, le ripeto, varrà l’autorità italiana. Sono delle persone che non ci aspettiamo vadano a controllare le persone come è accaduto in America, ma staranno sempre nel novero dei principi democratici che attestano le nostre forze dell’ordine. Questo è importante che sappiano i cittadini.
Saranno visibili nelle strade di Milano oppure no?
Ma guardi, saranno visibili come è sempre stato, sempre al seguito delle personalità. Comunque arriverà il vicepresidente degli Stati Uniti, quindi non ci aspettiamo posti di controllo per strada. Seguiranno le autorità, ma le ripeto, non è una novità.
Prevedete contro-manifestazioni, data la triste popolarità di questo corpo?
Guardi, la piazza vive sempre di effervescenze che non sempre vengono anticipate. Se ci saranno, ovviamente verranno gestite sempre nel rispetto dei principi democratici che attengono il nostro Paese. Quindi chi è spaventato stia tranquillo: l’Italia mantiene assolutamente la sua sovranità, anche e soprattutto in termini di sicurezza interna. Le ripeto, non è una novità: siamo comunque abituati, soprattutto a Milano, ad avere eventi di natura internazionale. Sono sempre arrivate delegazioni anche con un po’ di sicurezza per i Paesi diciamo un pochino più esposti allo scenario internazionale, ma sono sempre stati guidati sotto l’autorità italiana, per il territorio dello Stato. E’ molto importante scindere l’argomento tecnico da quello che è la polemica politica. È importante veicolare un messaggio più importante: non ci saranno sacche di autorità estera. Questo è il principio. Sarà tutto sotto la sovranità delle nostre forze dell’ordine.
Lo stesso vale per le forze qatariote, giusto?
Su quella qatariota, praticamente non opereranno come poliziotti, arriveranno come osservatori. Questo può anche significare che potrebbero mutuare il nostro modello di sicurezza, anche in altre strutture, perché ricollegandoci all’antiterrorismo e al discorso che le facevo prima, il pericolo qual è? Un eccessivo decremento del know-how esperienziale. Il nostro sistema di intelligence è uno dei migliori al mondo, tant’è che fortunatamente non abbiamo mai avuto attacchi palesi, siamo uno dei pochi Paesi europei. Quindi non mi sorprenderebbe se volessero mutuare quello che è il nostro sistema nella gestione dell’ordine pubblico e proprio come sistema di intelligence. Quindi verranno non in maniera, diciamo, operativa come agenti con compiti di sicurezza, ma verranno come osservatori. E’ un problema, a mio avviso. È una cooperazione, uno scambio di conoscenze, ma non opereranno come poliziotti.
E ci sono altri Paesi che opereranno in questo senso di cui non si è parlato?
Ad oggi sappiamo di uno scambio con il Qatar. Di altre forze non lo so, ma tenga comunque presente che anche se ci fossero, ad oggi non abbiamo notizie che opereranno come poliziotti, perché non possono farlo per il nostro sistema. Chi arriva da fuori viene soltanto a osservare il lavoro della Polizia italiana, quindi noi non la viviamo come una diminutio rispetto ai poliziotti, non saremo sostituiti. I cittadini possono stare tranquilli sotto questo punto di vista.
Scusi, le chiedo ancora una cosa e poi non la disturbo più: cosa intende con “mutuare il sistema”?
Perché praticamente, se vengono a osservare, magari potrebbero anche in qualità di osservatori e in eventuali altri eventi prendere spunto da quello che è il nostro modo di fare. Questa è una possibilità, una deduzione rispetto al fatto che vengono a osservare: potrebbero, perché no, prendere spunto. Non escludo queste ipotesi.