Ok, Renee Good era a bordo di un’auto e voleva andargli addosso. Ma Alex Pretti? Cosa avrebbe potuto fargli? Stava per lanciargli il telefono? Stava per urlargli contro? Lo stava filmando (sì, si può fare)? Stava difendendo la donna a terra mentre cinque, sei, sette agenti dell’Ice lo stavano accerchiando? Punito per eccesso di legittima difesa mentre cinque, sei, sette agenti federali mascherati di buttano a terra, ti danno botte, e infine di sparano?
Secondo la ricostruzione del New York Times si sentono almeno dieci spari in circa cinque secondi. Secondo i funzionari federali Pretti voleva “massacrarli”. Con cosa, la forza del pensiero? Trump parla di una pistola in mano a Pretti, mostrando la foto di una semiautomatica (“the gunman’s gun”) recuperata dagli agenti, pardon “Ice Patriots”. Trump non ci vede molto bene, perché in qualsiasi video si vede Pretti tenere in mano un cellulare.
All’inizio si parlava di due caricatori in possesso di Pretti. Ma credo che degli agenti federali addestrati e pagati con soldi del governo degli Stati Uniti sappiano che dei caricatori, se non vengono inseriti in una pistola e quella pistola non spara, non sono un pericolo imminente.
L’uomo, Alex Pretti, era americano. 37 anni, infermiere, ricercatore. Si occupava di assistenza in un centro per, ascoltate bene, veterani. Era lì a filmare, lo hanno ammazzato. Lo hanno ammazzato e lo sanno tutti, che l’hanno ammazzato. Non sono partiti dei colpi, non è un caso. Un gruppo di agenti con giubbotti imbottiti, armi e maschere in faccia hanno ammazzato un cittadino americano che si occupava per lavoro di veterani.
No, non lo dico perché una vita americana vale più della vita di uno straniero. Ma non serve a niente indignarsi insieme a chi già parte indignato. Con chi per partito preso sostiene che Trump sia pericoloso. Dobbiamo giocare in casa, dobbiamo parlare alla destra, ai conservatori, ai Repubblicani. Lo insegna Abelardo. Se vuoi convincere qualcuno devi usare il suo linguaggio, non il linguaggio del suo avversario.
E allora facciamolo notare. Alex Pretti, americano trentasettenne infermiere che dava una mano ai veterani, era il “bravo ragazzo” americano, che rispetta e aiuta chi ha combattuto per il Paese. Democratico, un Social Justice Warrior? In un Paese libero, in una democrazia, puoi esserlo.
Parlare ai Repubblicani serve. Perché intanto chiarisce che no, quello che sta accadendo non è qualcosa di destra, qualcosa di conservatore, qualcosa di neocon, qualcosa che un liberale possa tollerare. In America ci sono gruppi di Repubblicani anti-trump, ragazzi e intellettuali schifati dal suo modo di governare. Persone che hanno denunciato, con più forza persino dei Democratici, quanto accaduto a Renee Good e ad Alex Pretti.
Perché c’è una differenza fondamentale tra essere repubblicani o liberali ed essere fascisti. Una differenza di cui i liberali dovrebbero vantarsi. E di cui si possono vantare più dei comunisti e dei socialisti, separati dal fascismo da una distanza decisamente inferiore. Perché freddare la gente, difendere agenti del governo armati e mascherati, perché fingere che tutto questo vada bene non è da repubblicani, da gente di destra, da liberali, da conservatori. È da fascisti. È importante dirlo perché Trump ogni secondo che passa ammazza un vero repubblicano, un vero conservatore, un vero antifascista, un vero liberale.
Si potrebbe tornare a quel Il suicidio dell’Occidente di Jonah Goldberg, un intellettuale conservatore, autore di Liberal fascism, di certo non un amico della sinistra. Si potrebbe tornare alla diagnosi fatta da destra di quel mondo a cui Trump si rivolge e che, con il potere che fa, sta finendo per plasmare.
Non c’è nulla neanche di reazionario in questo. Trump è un “progressista”, un innovatore, come tutti i veri fascisti. È lì per cambiare le cose, per cambiare le regole. Il problema è che il sistema che vuole cambiare è la democrazia liberale. E ci sta riuscendo. Non solo mentendo, rendendo una discarica di meme le pagine ufficiali della Casa Bianca, ma garantendo la sua benedizione a chi ammazza cittadini americani.
C’è poco da dirsi. E fingere che non sia un problema nostro, in Italia, è ipocrita. Il problema è nostro, e di chi, soprattutto, si impegna da anni contro la retorica antioccidentale. Perché a capo del Paese più potente del mondo c’è un fascista che non sta combattendo il socialismo, il woke, la censura, il politicamente corretto (anche perché a sua volta censura, cancella e opta per politiche economiche socialiste). Ma un fascista che sta distruggendo l’Occidente dall’interno.