Sul PC di Alberto Stasi c’era materiale pornografico, non pe𝛿opor*ografico. E’ una delle poche certezze intorno a tutto il gran parlare che si fa sul delitto di Garlasco, anche perché c’è una sentenza che lo dice chiaramente, oltre a consulenze e perizie fatte e fatte fare negli anni. Eppure nella nuova narrazione Mediaset – in cui ultimamente sembra che sia cambiato un po’ il vento facendo zapping tra i vari salotti e studi che raccontano le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi - sembra che il vento sia un po’ cambiato. O che, comunque, abbia iniziato a soffiare più intensamente in una direzione rispetto all’altra. Ci sta e non ci sarebbe neanche niente di male. Solo che nell’edizione serale del TG5 di ieri (qui il link) – quindi non in un salotto urlato dei soliti talk show – ma nella massima espressione di una rete televisiva (il suo TG) s’è nuovamente sentita la solita frase: “il materiale pe𝛿opor*ografico del PC di Alberto Stasi”.
Un passaggio, non una notizia. Una frase inserita in un servizio di sintesi della situazione attuale. Ma anche una fake news di quelle brutte. Almeno fino a prova contraria. Tanto che del passaggio del TG5 s’è ironizzato, poco dopo, anche in Rai, durante Lo Stato delle Cose di Massimo Giletti, con l’avvocato Antonio De Rensis, che difende Stasi, che ha annunciato azioni legali in vista. Nessuna presa di distanze da Mediaset. Anche se sarebbe bastato ammettere che poteva semplicemente essersi trattato di un errore dialettico. Insomma, di qualcosa che non è stato chiamato con il suo nome. Invece niente: solo silenzio. Con il servizio del TG5 che, anzi, è andato in onda con la stessa terminologia anche nell’edizione della notte. Sui social, manco a dirlo, s’è scatenato l’inferno.
Non è mancato chi, da attento osservatore, ha fatto notare che il tutto è successo nel giorno stesso in cui Mediaset, anche se non coinvolta direttamente, ha esultato per la decisione presa dal Tribunale di Milano in merito alle puntate di Falsissimo in cui Fabrizio Corona parla del “sistema Alfonso Signorini” (con Signorini che, lo ricordiamo, è difeso dallo stesso avvocato Domenico Aiello che difende l’ex magistrato Mario Venditti nell’indagine per la presunta corruzione sull’assoluzione di Andrea Sempio) e della stessa Mediaset. Sì, quella Mediaset che con il grande capo, Pier Silvio Berlusconi, s’è detta pronta a ogni battaglia contro Falsissimo e che per far tacere Fabrizio Corona ha scomodato la dda (l’antimafia per capirci) e ha provato persino a chiedere a Google e ai colossi del web di rimuovere tutti i contenuti in cui l’ex re dei paparazzi faceva riferimento all’azienda.
Il punto, però, è che Corona – per quanto discutibile e sempre troppo al limite – parla di qualcosa che potrà anche non rivelarsi vero nel tempo, ma che è comunque oggetto di indagini da parte della magistratura. Quella stessa magistratura che, invece, ha già detto in una sentenza che nel PC di Alberto Stasi non c’era niente di “pe𝛿o”, contrariamente a quanto affermato da Simona Branchetti. Insomma: Falsissimo deve tacere, ma il TG5, la massima espressione di una rete televisiva, può permettersi di sostenere come nulla fosse qualcosa che al momento è “falsissimo” di fatto (c’è una sentenza della Cassazione) e non solo di nome. Signori, siamo al paradosso di un Pier Silvio e due misure?