Massimo Giletti ha fatto il colpaccio a Lo Stato delle Cose. Fermi tutti, però, il colpaccio potrebbe non essere la chat tra Chiara Poggi e Alberto Stasi mandata in onda lunedì in prima serata (che, per altro, era già nota e agli atti, ndr). La sensazione, osservando con attenzione ciò che sta riemergendo in queste settimane, è che lo scoop vero Giletti sia riuscito a farlo lontano dalle conversazioni private riesumate dal passato e che comunque dimostrano che Chiara sapesse (parlandone tranquillamente con lui) che Alberto non disdegnava certi filmati. La bomba, semmai, è quella scoppiata (silenziosamente) dentro lo studio, con una frase pronunciata quasi distrattamente, ma che pesa tantissimo. È quella del generale Luciano Garofano, ex comandante dei RIS, che ha detto testualmente: “Quel computer di Chiaraè stato analizzato ma non da noi”.
Una affermazione, quella di Garofano, che sbatte un po' con ciò che risulterebbe dagli atti dell’inchiesta. Perché negli archivi giudiziari esiste comunque una richiesta formale, firmata all’epoca dal magistrato Rosa Muscio, dalla quale emerge che il computer di Chiara Poggi doveva essere analizzato. Ma da chi se non dai RIS? Dunque, fu aperto o non fu aperto? Fu analizzato o no? La risposta più plausibile, e forse anche la più inquietante, è che quel pc sia stato sì oggetto di accertamenti, ma solo in forma preliminare. Senza mai diventare davvero centrale nell’indagine. Senza essere sottoposto a quelle analisi profonde e stratificate che invece hanno accompagnato per anni il pc di Alberto Stasi. Ci sta, per carità, anche che il generale Garofano non ricordi, così come ci sta pure che le analisi sul pc di Chiara Poggi non avrebbero dovuto farle i RIS. Ma la questione è comunque scivolosa, perché mentre il dibattito anche in trasmissione si è concentrato sulla chat rilanciata, il vero nodo resta il movente che non c’è. Che è stato supposto e mai accertato, per stessa ammissione della sentenza di condanna della Cassazione (non si può non ricordare che il procuratore generale, quindi il pm della Cassazione, chiese di non condannare Stasi).
Se da un lato la conversazione tra Chiara e Alberto restituisce l’immagine di una relazione complice, ironica, disinibita anche rispetto al sesso e ai video - sia quelli privati condivisi, sia quelli che Alberto scaricava – smonta almeno in parte l’idea di una scoperta traumatica legata al materiale pornografico, capire se e quanto il pc di Chiara Poggi è stato esplorato in ogni anfratto informatico diventa centrale. RIS o non RIS, Garofano o non Garofano. La Cassazione stessa ha più volte indicato nei contenuti informatici una possibile chiave per comprendere il movente dell’omicidio, concentrando però l’attenzione quasi esclusivamente sulla cartella “Militare” presente sul pc di Stasi. Analizzata. Periziata. Reinterpretata innumerevoli volte. Sbandierata ovunque in maniera funzionale a una certa narrazione. Al contrario, però, sembra che il computer di Chiara Poggi sia rimasto ai margini, tecnicamente esaminato ma mai davvero setacciato.
Così, mentre la difesa della famiglia Poggi continua a ritenere il pc di Stasi centrale per la ricostruzione del movente, mentre i legali dell’ex studente bocconiano insistono sull’estensione delle analisi anche al computer della vittima, le parole del generale Garofano andrebbero approfondite. E spiegate bene per annientare ogni possibile equivoco. Di errori, a Garlasco, ne sono stati fatti già troppi. Se davvero quel pc non è mai stato “aperto” nel senso pieno del termine, allora una parte della storia potrebbe non essere mai stata letta fino in fondo.