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16 gennaio 2026

Delitto di Garlasco, “Chiara Poggi visionò la cartella ‘militare’ nel PC di Alberto Stasi”: la contro-consulenza ribalta tutto. Ma “cui prodest”…

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

16 gennaio 2026

Chiara Poggi avrebbe aperto, per 5 secondi circa, la cartella custodita nel PC di Alberto Stasi con gli ormai famosi, e catalogatissimi, file dal contenuto per adulti. Lo affermano, attraverso un comunicato che ha già fatto il giro di TV e giornali, i legali della famiglia Poggi, Campagna e Tizzoni. Poche ore prima, altri consulenti della famiglia Poggi avevano fatto sapere che si sta delineando una nuova ricostruzione. Il colpevole? E’ lo stesso che è già stato condannato con sentenza definitiva. Ecco perché tutto questo apre a un grande (e preoccupante) dubbio…

Foto di: Ansa

Delitto di Garlasco, “Chiara Poggi visionò la cartella ‘militare’ nel PC di Alberto Stasi”: la contro-consulenza ribalta tutto. Ma “cui prodest”…

Il dato è tecnico, freddo, apparentemente marginale. E pure inutile. Oltre che potenzialmente devastante. Secondo una nuova contro-consulenza informatica commissionata dalla famiglia Poggi, Chiara Poggi, la sera prima di essere uccisa, avrebbe aperto dal computer di Alberto Stasi la cartella denominata “militare”, quella in cui erano archiviati e catalogati migliaia di file pornografici. L’esatto contrario, quindi, di quanto affermato dai periti Porta e Occhetti appena una settimana fa, escludendo categoricamente che Chiara avesse aperto quella cartella.

Gianluigi Tizzoni
L'avvocato Gianluigi Tizzoni

“E’ – sostengono i legali dei Poggi - un risultato raggiunto grazie a software oggi più evoluti, capaci di leggere in modo più preciso la copia forense del pc già acquisita all’epoca”. Un punto che per anni era rimasto controverso nei processi e che ora, secondo questa nuova analisi, diventa “dato di assoluta certezza”: Chiara avrebbe cliccato quella cartella, avrebbe aperto una sottocartella, avrebbe visualizzato un’anteprima delle immagini. Udite udite: per 15 secondi circa. Il contesto è noto e le contestazioni sul dato stanno azzero, ma qui si assume un’altra densità. Perché quel computer, quei file, quel tempo breve e sospeso sono sempre stati uno dei nodi più delicati del processo. E perché oggi questo nuovo accertamento arriva mentre si riapre un fronte parallelo. Che non è l’indagine su Andrea Sempio, che non è la condanna di Alberto Stasi (che per altro non potrà essere condannato due volte), ma è chi e perché, ultimamente, è finito “citato” nel gran parlare che si fa intorno a Garlasco.

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L'avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi

Siamo maliziosi? Sì, ma sembra che il linguaggio tecnico persegua fini politico-giudiziari. Perché i legali della famiglia Poggi ci vanno giù a gas aperto: non usano mezzi termini, parlano di tentativi di riabilitazione dell’assassino e di una narrazione che, per farlo, finisce per colpire la vittima e i suoi familiari. La contro-consulenza nascerebbe anche per questo: rimettere un punto fermo, per smontare “false notizie” e per chiedere, se necessario, un incidente probatorio che cristallizzi quel dato davanti a un perito terzo.

La grande domanda, però, resta sospesa. Ed è la più antica di tutte: cui prodest? A chi giova oggi spostare l’asse dell’attenzione, riaprire piste, riscrivere cronologie per dimostrare che uno che è già in galera per l’assassino di Chiara Poggi è l’assassino di Chiara Poggi? L’arma che si cerca non è quella del delitto, che per altro non si è mai trovata, ma quella narrativa. Per ribaltare un equilibrio. Ma quasi dimenticando che, persino a Garlasco, anche ciò che sembrava definitivamente archiviato continua a tornare. Sempre nello stesso modo.

La scena del delitto nella villetta di Garlasco
L'interno della villetta di via Pascoli

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