“La conoscevo. L’ho vista. Era lei”. E’ l’estrema sintesi delle dichiarazioni della nuova testimone trovata da Le Iene nel servizio finalmente messo in onda (ma su MOW vi avevamo già anticipato tutto) dopo l’ok da parte dell’ufficio legale di Mediaset. La donna s’è portata dietro “il segreto” per diciotto anni, ma poi, anche spinta dalla figlia, ha deciso di parlarne (qui il link). Ora non vive più a Garlasco, ma ricorda benissimo quella mattina, quando all’incrocio di viale Pavia ha visto arrivare, da sinistra (e quindi da dove si trova via Pascoli) la Terios di Maria Rosa Poggi, la moglie di Ermanno Cappa e mamma delle gemelle Paola e Stefania (che, a detta dell'ex maresciallo Marchetto, "andava risentita"). Era il 13 agosto, il giorno in cui Chiara è stata uccisa. “Saranno state le nove e mezza o le dieci – racconta – sono sicura che era lei perché ha un modo particolare di guidare tutta a ridosso del volante. Ho pure il dubbio che ci fosse anche sua figlia Stefania, ma in bici. Di questo, però, non sono sicurissima e forse è un ricordo confuso”.
E’ una testimonianza che aggiunge tanto e contestualmente aggiunge niente alle indagini sul delitto di Garlasco. Aggiunge tanto perché ci sono state anche altre persone che hanno visto Maria Rosa Poggi quella mattina nei pressi di via Pascoli a bordo del suo piccolo suv (anche Fabrizio Corona scovò un testimone ormai diversi mesi fa) e aggiunge niente perché è un fatto che avrà bisogno di riscontri concreti. Maria Rosa Poggi, infatti, ha sempre raccontato di essere uscita di casa quella mattina per fare la spesa al vicino supermercato Famila, dove in effetti risulta un pagamento con la sua carta di credito, e poi di essersi recata anche uno sportello bancomat per prelevare, il tutto mentre il marito, che a Garlasco è per tutti “il potente avvocato delle banche”, era in viaggio proprio per raggiungere il suo ufficio.
Di testimone, Le Iene, ne hanno trovato anche un altro. E, paradossalmente, ha un peso maggiore anche se si è esposto molto meno. Perché l’uomo – che ha chiaramente detto di non voler parlare con gli inquirenti per paura e di aver taciuto per tutto questo tempo per evitare guai, visto che ha una attività – ha, di fatto, confermato quanto disse di aver visto quella mattina anche Marco Muschitta, il discusso testimone che per ore raccontò di essersi imbattute in Stefania Cappa in bicicletta e con un attizzatoio da camino in mano, salvo poi ritrattare dopo un’oretta di pausa. Ecco, il nuovo testimone trovato da Alessandro De Giuseppe ha sostanzialmente confermato di aver assistito alla stessa scena.
Non è dato sapere, invece, se i due hanno riferito quanto confidato alle Iene anche agli inquirenti, se siano stati o meno convocati in procura. Quello che è certo, al momento, è che nessuno della famiglia Cappa risulta indagato. E pure che nessuno della famiglia Cappa sembra avere intenzione di dire anche solo mezza parola rispetto alle nuove notizie. Con i media non si parla, questa è la regola in quella famiglia. E lo stesso Alessandro De Giuseppe, (che in questi giorni si è esposto tantissimo) che ha provato a contattare telefonicamente Maria Rosa Poggi, ha dovuto prenderne atto quando la donna gli ha letteralmente messo giù il telefono dopo aver capito chi c’era dall’altra parte.
Sono due testimonianze importanti? Sicuramente sì. Non tanto per le indagini, però, quanto per confermare l’aria che si è respirata, e forse si respira ancora, a Garlasco. Anche perché uno dei due dice chiaramente, forse senza sapere di essere registrato, che in paese sono tanti a sapere qualcosa o a aver visto qualcosa. Rispetto a chi o a che cosa, però, probabilmente non lo sapremo mai. A meno che non verrà giù il muro che s’è creato. Sia chiaro: non per confermare accuse, ma anche solo, eventualmente, per smentirle. Perché la miserabile verità, ormai, è che il punto non è più chi ha ucciso Chiara Poggi, ma in che contesto e dentro quale teatro è stata uccisa Chiara Poggi. Solo rispondendo a questo si potrà capire “da chi”, al di là di ciò che ha già detto una sentenza passata in giudicato e per la quale c’è già un colpevole. E il rammarico, adesso, è paradossalmente che Fabrizio Corona, l’unico che ha veramente niente da perdere e nessun ufficio legale con cui confrontarsi e che delle regole, anche quelle della professione, riesce a sbattersene (e a pagarne pure le conseguenze), sembra totalmente proiettato su altro, tra la sua docuserie di Netflix e il nuovo scandalo sul “sistema Signorini e la TV italiana”. E’ triste da ammettere, ma ci vorrebbe un altro Falsissimo, in attesa che la Giustizia possa davvero fare la Giustizia.