La domanda che andava fatta – soprattutto in queste ore – nessuno l’ha fatta, visto che anche Silvia Toffanin, che oggi ha avuto un privilegio che Andrea Sempio non ha concesso neanche alla Procura della Repubblica di Pavia, non ha “approfittato” dell’ospitata a Verissimo per capire chi altro Sempio frequentasse e conoscesse, e con quale frequenza, in quegli anni che hanno cambiato per sempre la tranquilla Garlasco. Ha raccontato delle amicizie di cui aveva già parlato, di Marco poggi, del legame speciale con il suo avvocato Angela Taccia (“la mia più grande mica”), pure della sofferenza di doversi liberare dell’avvocato Massimo Lovati e di una relazione sentimentale che forse c’è, ma che deve restare protetta e nascosta da una vita ormai totalmente condizionata dall’indagine sul suo conto. E, soprattutto, da quelli che oggi sembrano i più grandi nemici suoi e della sua famiglia: i giornalisti.
Ha cercato di mostrarsi sereno. Sicuramente lucido. Anche capace di una certa empatia verso tutti quelli che, in qualche modo, si sono ritrovati a fare i conti con una indagine che, come ha detto, ha quattro canali: “la Procura, i miei legali, quelli della parte civile e quelli di Stasi”. L’intervista integrale, per chi non l’avesse vista, è già online (qui il link). Inutile – e pure poco rispettoso del lavoro di altri – stare a trascrivere tutto. Meglio, piuttosto, stare sugli spunti realmente interessanti. Che, però, sono stati pochi davvero. O che, anzi, hanno riguardato principalmente l’aspetto umano di un ragazzo che, colpevole o no, s’è trovato in mezzo a una tempesta insieme alla sua famiglia (a proposito, si è detto molto tranquillo rispetto all’indagine per corruzione nei confronti di suo padre) e a quei pochi amici che non se ne sono andati. “In verità – ha spiegato – gli amici veri non sono mai andati via, evidentemente avevo scelto bene. Ci sono state, però, delle persone che già nel 2017 mi avvicinarono per poi scomparire dopo l’archiviazione e che ultimamente sono tornate alla carica. Evidentemente pensavano di ricavarne un po’ di visibilità”.
Quella stessa visibilità che, però, a quanto pare serve anche a lui, visto che ha rifiutato – come la legge gli consente – di sottoporsi all’interrogatorio dei magistrati, ma non di rispondere alle domande in qualche occasione televisiva. Dove ha ripercorso la sua storia, le solite cose e ha ripetuto, ancora una volta e quasi fosse un messaggio in codice, di essere “indagato in concorso”. “Non mi sono fatto interrogare? – ha spiegato – E’ vero, ma era nei miei diritti e è stata una chiara scelta difensiva concordata con i miei legali, perché non c’era, in quel momento, un indirizzo preciso delle indagini. Nulla toglie, però, che io possa farmi interrogare in qualunque momento, potrei farlo. Mi aspetto il rinvio a giudizio? Sì, fino all’udienza preliminare, poi spero che tutto finisca”. Sente, però, che per molti è “ormai un colpevole desiderato”. Come se, in sostanza, una parte dell’opinione pubblica, o una di quelle che lui definisce “tifoserie”, lo volesse per forza alla sbarra o condannato.
Si richiama in dento ogni tanto le labbra, ma sembra sereno. Trattiene l’emozione anche quando l’argomento si sposta sui genitori e, forse, si tradisce per un attimo quando un suo caro amico, che chiama “il Mirko”, gli manda un videomessaggio ribadendo il dispiacere per quello che si trova a subire. Lo stesso dispiacere, che lui definisce “di responsabilità e non un senso di colpa”, che Marco poggi, il fratello di Chiara, prova nei suoi confronti e che lui, Andrea Sempio, prova invece nei confronti dei genitori. E Alberto Stasi? “Io credo che lui sia il colpevole – aggiunge – c’è una sentenza che dice questo”. Una frase già detta e ora ribadita, forse quasi dimenticando che in questo momento Stasi potrebbe essere l’unico in grado di capire davvero come si sente. I due, Stasi e Sempio, si sono anche incrociati una volta. “Eravamo a cena con degli amici e c’era anche Marco Poggi – racconta – A un certo punto, in una tavolata vicino, entrò un ragazzo con un cappellino e poco dopo capimmo che era Alberto Stasi, così chiedemmo di essere spostati per evitare l’incontro con il Marco. Quella è stata l’unica volta che ci siamo quasi incontrati. Ci saranno altri indagati? Io questo non lo so, vedremo”.