C’erano una volta il sangue, le impronte, le traiettorie, le testimonianze (vere, presunte o ritrattate) e le indagini vere con tanti colpi d’intuito e poche “cappellate”. Ma fermi tutti, perché non c’è più niente di tutto questo e, probabilmente, è il male dell’indagine penale e, di conseguenza, anche del processo penale. Ma ok, è di Garlasco che bisogna parlare. E, quindi, c’è da stare nello specifico del nuovo indirizzo che ha preso tutta la narrazione: l’informatica forense. Possiamo essere spietati e cinici? Bene: è l’ennesima presa per il cu*o da una parte e dall’altra. Sì, sia dalla parte di quei legali e quei consulenti di una parte civile (dalle mosse, lasciatecelo dire, sempre più incomprensibili) che sembrano voler spiegare il passato con la tecnologia presente, lasciando passare il messaggio che nel 2007 bastavano 15 secondi per cliccare una foto, vederla “aperta” sul desk e avere pure il tempo di ragionarci e incazzarcisi sopra. Sia dalla parte di quella difesa di Alberto Stasi che, oggi, sembra voler far credere di essere pronta a chiedere un incidente probatorio sui PC di Alberto Stasi e della stessa Chiara Poggi, ma quale incidente probatorio se, per loro stessa natura, i dati informatici sono sempre ripetibili? La verità, come al solito, non la dice nessuno perché sta per terra e è troppo semplice: i PC di Alberto e Chiara, verosimilmente, li ha già fatti passare al setaccio (o li farà passare al setaccio), il pm Napoleone e la Procura di Pavia con una consulenza terza. E, quindi, non di parte.
Detto questo, quello che si può fare da semplici lettori che si sono appassionati al caso o da semplici “raccontatori” che si sono appassionati al caso, è stare su un terreno che non può essere, e mai deve essere, quello dell’indagine o del giudizio. Ossia il terreno delle sensazioni. Ammettendo, magari, che la sensazione è che davvero nei pc, soprattutto in quello di Chiara Poggi, potrebbe esserci ancora tanto da scoprire. Non per arrivare al nome dell’assassino, ma per avere un profilo più preciso della vittima e, probabilmente, anche di chi dietro il suo computer c’è stato senza essere Chiara. Capire di più. Capire meglio, insomma. Mentre quelli che devono cercano il vero, sperando che possano realmente riuscirci. E badando bene di distinguere due piani che spesso vengono confusi, ma che sono sempre stati uno totalmente indipendente dall’altro: l’indagine su Andrea Sempio e l’eventuale revisione della condanna di Alberto Stasi.
I legali della famiglia Poggi, Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno – come noto - reso pubblico l’esito di una nuova consulenza informatica, realizzata con software aggiornati sulla copia forense del computer. Secondo i consulenti Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti, esisterebbe un “dato di assoluta certezza”: la sera del 12 agosto 2007, mentre Stasi si allontanava dalla villetta di via Pascoli per una decina di minuti, Chiara avrebbe aperto la cartella “Militare”, contenente migliaia di file pornografici. Non solo: avrebbe cliccato su una sottocartella denominata “nuova cartella” e visualizzato l’anteprima di un’immagine. Per 15 secondi. Per la parte civile, questo elemento rafforzerebbe l’ipotesi di un movente legato a una lite improvvisa, innescata dalla scoperta di quel materiale.
La replica della difesa Stasi è stata immediata e durissima. Giada Bocellari e Antonio De Rensis hanno messo in dubbio il dato stesso, sostenendo che il “presunto accesso” non risulta affatto confermato e che una perizia precedente aveva già escluso certezze in tal senso. Anche ammesso che l’accesso vi sia stato, aggiungono, sarebbe comunque “totalmente irrilevante” alla luce del rapporto tra Chiara e Alberto. Ma la vera contromossa è un’altra: l’annuncio di voler estendere le analisi forensi al computer di Chiara Poggi, chiedendo un incidente probatorio. Se un accertamento irripetibile deve essere disposto, sostengono i legali, è su quel dispositivo — e non su quello di Stasi, ormai definitivamente cristallizzato — che va concentrata l’attenzione.
Al di là della provocazione sull’incidente probatorio, proprio il pc di Chiara potrebbe essere il vero elemento da approfondire per aggiungere qualcosa a una vicenda, anche processuale, che ha già messo la luce su ogni angolo (ma con il risultato di ottenere sempre più buio). In quel computer, infatti, potrebbe esserci molto di più di quella cartella “Albert.zip” contenente video intimi che Chiara, già il 5 maggio 2007, aveva reso nascosti e poi ulteriormente protetto alla vigilia della partenza per Londra. Un gesto, quello della ragazza, che a suo tempo, nelle prime indagini, fu semplicemente accolto e registrato, ma su cui forse valeva la pena approfondire. Anche perché gli amici di Marco Poggi avevano ammesso di aver utilizzato spesso quel computer. Intanto, la famiglia Poggi si prepara a nuove consulenze, dalle impronte di scarpe alle misurazioni antropometriche di Stasi e Sempio, in parallelo al lavoro della perita super partes Cristina Cattaneo. Una strategia che, come ammettono gli stessi legali, guarda più a una possibile revisione del processo Stasi che a un imminente dibattimento su Sempio. È proprio questo il punto che la Bocellari, legale di Stasi, contesta: l’uso mediatico di presunti nuovi elementi che, a suo dire, non sarebbero comunque utilizzabili processualmente contro un condannato definitivo. Per proteggere che cosa?