ChatGPT
Il documentario Un’ultima avventura: Stranger Things 5, dietro le quinte ha creato il sospetto che l’ultima stagione di Stranger Things sia stata scritta con ChatGPT. Si vede infatti un computer dei fratelli Duffer, i creatori della serie, con alcune finestre di Intelligenza Artificiale aperte.
I "dietro le quinte" non servono
Personalmente sono contrario a questi cosiddetti “making of” laddove non siano “drammatizzati” a loro volta. Ci sono splendide opere costruite sul dietro le quinte teatrale o cinematografico: da Looking for Richard a Shakespeare in Love, da Birdman a Il viale del tramonto. Ma i dietro le quinte nudi e crudi, con quegli orribili green screen, tolgono la magia. È come uscire a cena con qualcuno e parlare con una sua radiografia intestinale: certe cose non sono fatte per essere mostrate.
Domande sbagliate
Così, è la domanda: “Ma è stato scritto con ChatGPT?” a essere profondamente sbagliata. Probabilmente è quella domanda che si pongono persone senza creatività e che, invidiando quella degli altri, sospettano sempre che ci sia un trucco dietro. È una teoria del complotto? Sì e no.
Il mondo come volontà e rappresentazione
È perfettamente plausibile che i Duffer Brothers abbiano utilizzato ChatGPT per scrivere la serie. Questo non vuol dire assolutamente che sia stata l’IA a inventarsela. Ve lo assicuro: ChatGPT e le altre Intelligenze Artificiali non sono in grado di scrivere un testo lungo e coerente, e per lungo intendo una quarantina di pagine; figuratevi una serie TV di cinque stagioni durata dieci anni. Non solo: l’Intelligenza Artificiale non comprende quali siano le vere “motivazioni” umane. E le motivazioni, la volontà, sono il motore di ogni storia. Allora perché quelle finestre IA aperte?
Ricerche Tecniche
1) Come ormai tutti dovrebbero sapere, l’IA è un motore di ricerca più veloce. Al posto di consultare pagine e pagine, è l’IA a farlo per te, fornendoti un riassunto. Ma questo può riguardare anche gli aspetti tecnici delle riprese: i rapporti tra illuminazione e obiettivi, le ricerche storiche sui vestiti e sulle armi, persino la credibilità di una ricostruzione fantasiosa o fantascientifica.
Cut Up
2) Certo, l’IA può aiutare anche nella scrittura creativa vera e propria, ad esempio suggerendo la struttura narrativa. Ma la struttura narrativa è qualcosa che chiunque conosca la scrittura già sa. Un pilota di Formula 1 sa come si cambiano le marce. L’IA può servire anche a rompere le regole, ad aiutare con i cut-up, con i flashback, su come e dove inserirli senza che la struttura narrativa — quella che ci tiene incollati allo schermo — crolli.
Questione di prompt
3) In ogni caso è questione di prompt. Sembra sciocco ripeterlo, ma è una cosa che dovrebbe essere risaputa. L’Intelligenza Artificiale non lavora in maniera autonoma: si confonderebbe con le miriadi di informazioni reperibili in rete. Deve essere guidata passo passo. È questo “guidare” che fa la differenza tra i fratelli Duffer che usano l’IA e chi non sa inventarsi neanche un racconto breve. Scrivere un prompt efficace per aiutarsi nella scrittura di un testo creativo è più difficile che scriverlo da soli. L’IA, al momento, non sostituisce; semmai amplifica.
La sospensione dell'incredulità
Detto questo, c’è una buona parte dell’umanità che lavora contro la sospensione dell’incredulità, ossia contro la capacità di credere alle storie. E qui possiamo porci una domanda: sono più intelligenti quelli che credono o quelli che non credono? In fondo Stranger Things è stata una grande metafora sulla fede, sull’immaginazione, sulla differenza tra realtà e verità. È stata anche una grande serie sul complotto: vedere i complottisti all’opera contro un’opera complottista fa sorridere.
Gli errori e l'insieme
Per concludere: è la Storia che conta, non che tutto, proprio tutto, torni perfettamente. Esistono teorie, sottoteorie, presunti buchi di trama che poi si rivelano (o si riveleranno — Stranger Things non finisce qui, nasceranno altre serie ambientate nello stesso universo narrativo) non esserlo affatto. Nelle narrazioni destinate a lasciare un segno nella cultura pop, non contano gli errori, ma l’insieme. In conclusione: sì, i Duffer Brothers hanno usato ChatGPT. Adesso fate una cosa: scaricatela sul vostro telefono e scrivete una serie. Ah sì, lo so già cosa direte: vabbè, ma i Duffer Brothers sono raccomandati.