Il copione è rovesciato: protagonisti in TV e comparse in Procura. Tutto al contrario, ma in modo perfettamente coerente con l’incoerenza che accompagna da anni il delitto di Garlasco. Un giudizio evitabile? No, una semplice presa d’atto. Perché se è vero che Andrea Sempio — esercitando un diritto pieno — si è rifiutato di rispondere ai magistrati che volevano interrogarlo, è altrettanto vero che questa sera accetterà un altro tipo di “interrogatorio”: non da un singolo giornalista, come in passato, ma da un intero salotto televisivo. Il salotto è quello di Quarto Grado, e quindi uno spazio che da tempo gli garantisce la poltrona più comoda possibile, considerando che in quello studio non vanno più nemmeno i legali di Alberto Stasi, che pure — soprattutto con Antonio De Rensis — sono onnipresenti altrove. Sarà comunque un uno contro tutti, se non si vuole usare il termine “contro” in maniera del tutto impropria.
Quasi nelle stesse ore in cui un microfono sarà agganciato a Sempio, però, la Procura di Pavia ha ascoltato alcuni suoi amici ed ex compagni di scuola. Sono stati sentiti dal procuratore Fabio Napoleone, con l’obiettivo di ricostruire relazioni, abitudini e contesti rimasti sullo sfondo nel 2007, all’epoca dell’omicidio di Chiara Poggi. I nuovi interrogatori, secondo quanto filtra, servono a chiarire il perimetro delle frequentazioni di Sempio in quei mesi. Capire se gravitasse attorno a una sola comitiva o a gruppi distinti e, soprattutto, con chi trascorresse davvero il suo tempo. Tra i temi affrontati, inevitabilmente, c’è anche il video inedito, emerso a fine dicembre, che ritrae Sempio all’interno di una scuola e che, secondo alcune consulenze di parte, sarebbe stato scaricato sul computer di Chiara Poggi nel luglio 2007 e visualizzato dalla ragazza il 10 agosto, tre giorni prima di essere uccisa.
Sul piano tecnico, però, l’elemento più solido e già noto dell’inchiesta resta il Dna maschile rinvenuto sotto le unghie di Chiara, cristallizzato nell’incidente probatorio conclusosi il 18 dicembre scorso. La genetista nominata dal tribunale, Denise Albani, ha parlato senza giri di parole di un materiale “parziale, incompleto e non consolidato”. Ha però accertato la compatibilità con la linea paterna della famiglia Sempio, escludendo in modo categorico che su quelle unghie potesse esserci il Dna di Alberto Stasi o della sua linea paterna. La Albani ha anche chiarito un punto tutt’altro che secondario: i dati analizzati oggi sono gli stessi già disponibili nel 2014 e, già allora, una lettura diversa avrebbe potuto portare all’esclusione di Stasi. È anche su questa contraddizione che la Procura sembra ora voler tirare le somme, mentre contestualmente, nell’ambito di un’altra inchiesta, diverse domande se le sta ponendo anche la Procura di Brescia.
A un anno dalla riapertura del fascicolo — autorizzata il 23 gennaio scorso dalla gip Daniela Garlaschelli su impulso della difesa di Stasi — gli inquirenti attendono il deposito della consulenza di Cristina Cattaneo, chiamata a riconsiderare cause e dinamica della morte. Solo dopo questo passaggio l’indagine potrà verosimilmente chiudersi, anche con una richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio. L’indagato continua a proclamarsi estraneo ai fatti, ma è consapevole che difficilmente la sua posizione potrà essere archiviata già in questa fase. La svolta, in ogni caso, non appare imminente. Continuano infatti a emergere nuovi elementi, non necessariamente riferibili solo a Sempio, ma legati a vecchie suggestioni che tornano attuali anche grazie a nuove testimonianze.
La presenza di più persone sulla scena del crimine, ipotesi un tempo esclusa in modo netto, oggi sembra invece possibile e meritevole di verifiche più approfondite rispetto a quelle svolte in passato, durante indagini che hanno lasciato più interrogativi che risposte. La sensazione è che qualcosa si stia muovendo anche oltre le due figure centrali di Alberto Stasi, già in carcere con una condanna definitiva a sedici anni, e di Andrea Sempio, attualmente unico indagato per omicidio, ma, come ricorda lui stesso ogni volta che ne ha occasione, “in concorso”.