Qui, dalle parti di Mow, avevamo avvisato la Premier. Forse non ci ha ascoltato in tempo. Più parli del sì e più vince il no, perché il pueblo ha altro a cui pensare e non vuole che gli si dica quel che deve, o non deve, fare, specialmente con verbi declinati all’imperativo. Sono tante le motivazioni per cui il centrodestra ha perso questo referendum. La prima è proprio quella appena accennata: apatia politica ed egoismo privato. Questa è l’Italia, fatevene una bella ragione, e imparate la lezione. Se con volto accigliato e toni apocalittici, evocazioni improbabili di Licio Gelli, continuerete a mandare in giro per l’Italia borghesotti e imprenditori di sé stessi in giacca e cravatta, a dire che chi è o non è una “persona per bene”, condito con la pessima salsa rosa di un esercito di pseudo-influencer prezzolati che fanno i bacchettoni e la propaganda per il sì professandosi indipendenti, la gente comune s’indignerà. Perché questa campagna referendaria è stata una campagna iper-borghese. Punto. Quel sentimento populista e sovranista che ha portato Giorgia Meloni al governo si è sentito tradito perché dimenticato. Cara Democrazia, perché dall’Ucraina all’Iran, passando per il deserto che ora c’è a Gaza, gli italiani sono contro la guerra, giustamente hanno paura e perché stanno senza sord.
Alberto Negri in tempi non sospetti lo disse qui su Mow. “La bandiera della Palestina che sventola da una casa di ringhiera a Secondigliano non è altro che la bandiera dei miserabili”. E miserabili siamo tutti noi. Va detto che per quanto riguarda l’Ucraina la decisione di Meloni di inviare armi e sostegno per la sua difesa ebbe, e continua ad avere, una coerenza strategica. Per l’Iran, invece le cose stanno diversamente, perché si tratta di una guerra sciagurata, un’aggressione unilaterale pari a quella di Mosca verso Kiev (pur trattandosi di sanguinari Ayatollah) a livello di diritto internazionale. La sua posizione, almeno da un punto di vista comunicativo, sarebbe dovuta essere ben più ferma e radicale. Parlare di una riforma della magistratura con toni da elezioni politiche non piace agli italiani, che avrebbero voluto piuttosto sentirsi rassicurati sui problemi concreti, reali, che ormai da più di sei anni attanagliano questo paese. Inflazione, costo della vita, tra cui il prezzo della carne aumentato del 100%, salari fermi, per non parlare di benzina, gas, elettricità e quant’altro, l’Italia è rimasta delusa. E’ impossibile risolvere tutto questo eh, ma il governo non deve mostrarsi disinteressato a questi problemi. Parlando del referendum, invece, lo ha dimostrato (non è detto che lo abbia fatto davvero). Il taglio delle accise è arrivato troppo tardi. Troppo poco il tempo perché venisse metabolizzato, e non è stato poi nemmeno così determinante. E’ una sfiducia più profonda. Perché banalmente l’italiano ha una soglia dell’attenzione molto bassa e la novità è passata, un po’ come il buon vecchio Marziano a Roma di Ennio Flaiano. Si è visto come il potere si rassomiglia a prescindere dal suo colore politico, e l’incantesimo inevitabilmente si spezza. La disillusione come la solitudine è tornata ad infestare il cuore della Penisola che ora si tormenta alla ricerca di un amante che lo faccia sentire unico ancora una volta. Ma finché non accade s’indigna perché si sente maltrattato. Perché l’Italia è come una donna che s’indigna quando il marito la trascura e la sminuisce. E quindi gli mette le corna. Quando al governo c’erano i tecnici e quei rompipalle del Pd che non facevano altro che parlare di diritti civili, Giorgia Meloni nel 2022 ha vinto. Dall’opposizione ha saputo prendere per mano i delusi dalla politica alle urne come una madre sincera che regala affetto. Invece se tu a questi poveri lavoratori li accusi di essere pro-pal, antioccidentali, comunisti, poveracci, amanti di una magistratura corrotta, persone “non perbene” – perché solo chi vota sì è una persona per bene – allora il risultato è un grandissimo vaffanculo. Anzi, credendo di mobilitare chi voterà sì, fai il lavoro sporco per l’opposizione e senza rendertene conto mobiliti la fazione opposta. Non ci stupiremmo se venissimo a scoprire che buona parte di chi ha votato No lo abbia fatto semplicemente per la repulsione nei confronti dei militanti per il Sì che invece, con superiorità morale e arroganza, gli hanno rotto i coglioni come i peggiori venditori di aspirapolvere a domicilio. Risvegliare gli apatici della politica non è stata una buona idea. Si sono risvegliati da un dolce sonno e si sono incazzati, perché volevano nient’altro che dormire per altri cinque minuti. Inoltre, così facendo Meloni ha fatto anche un grande favore ad Elly Schlein. Perché?
Beh, perché con la vittoria del No anche tutti i riformisti che nel suo partito avevano tentato di assediarla e di deporla, senza riuscirci, ora contano meno di zero insieme a personaggi come Calenda e Renzi. L’ex premier fiorentino, però, dal canto suo conserva il suo feudo di ghibellini sparsi da Ryad a Tel Aviv passando per Firenze e Roma e dunque non sparirà dai radar per un po’. C’è sempre, però, una via per essere ottimisti. Guardare il bicchiere mezzo pieno. Anzitutto, nessun costo aggiuntivo per organizzare la macchina elettorale in vista del 2027. E’ tutto già pronto. Anche lo spot il cui titolo sarà “la riforma non è passata, i magistrati corrotti sono ancora lì”. E quindi personaggi dalla discutibile credibilità come Andrea Delmastro non andranno rimossi, ma tenuti al loro posto. Basterà solo lasciare che sia la giustizia a fare il suo corso insieme con la campagna elettorale al loro posto, perché sarà colpa dei “magistrati corrotti” se un sottosegretario alla Giustizia con delega all’amministrazione penitenziaria che ha tentato di venire incontro ad una povera ed indifesa diciannovenne figlia di un prestanome della famiglia mafiosa dei Senese verrà condannato per chissà quale “assurdo” reato. Maxi processi che proprio il clan Senese interessano come Hydra, passeranno in sordina, tra strani suicidi nelle carceri e morti per arresto cardiaco improvvise, date per cause naturali. Avesse vinto il sì, d’altronde su cosa si sarebbe potuta impostare la campagna elettorale per le politiche del 2027? Sul nulla, sarebbe stato necessario fare salti mortali e carpiati incredibili sull’Iran. Sarebbe stato necessario evocare lo spettro di Sigonella che tanto mette in allarme gli Stati Uniti. Complesso, poi, dare spiegazioni dopo un allarme droni nella base siciliana che nessuno ha fin’ora smentito (e di cui solo su Mow si è parlato), un drone spia americano levatosi dalla base siciliana poco prima di uno di quegli F15 che abbattuto proprio in Iran. Una partita persa in partenza contro l’opposizione che ormai si è impossessato di questi temi. Dunque, ottuso, il centrodestra, come un deltaplano che ormai perde quota, continuerà a pappagallo a parlare delle stesse (magistratura, comunismo e terrorismo propal) cose finché gli italiani andranno alle urne e confermeranno il voto che è confluito nel No. Che voto sarà? Che Italia sarà?
Un’Italia molto più instabile, una coalizione più fragile e geopardizzata tra le varie anime pulviscolari che in questi quattro lunghi anni si sono sgretolate e riamalgamate in grumi politici tra i più variegati. Complice anche il non aver creduto abbastanza nei suoi veri riferimenti culturali da parte della destra di governo. Giuseppe Cruciani, Davide Lacerenza, Mario Adinolfi e dulcis in fundo, Fabrizio Corona. Gli si fosse dato un po’ più di ascolto Furbizio avrebbe fatto una grandissima propaganda a favore del sì e invece, per i dissidi sotterranei che serpeggiano tra gli eredi del cavaliere e Antonio Tajani, si è scatenata una guerra intestina a Forza Italia che difficilmente si spegnerà e che ha già dato i suoi pessimi risultati sotto tutti i punti di vista. E come si è visto, l'ospitata da Pulp, purtroppo per Meloni, non è servita a molto per aiutare il sì. La Lega, poi, ha visto morire il suo ultimo legame con la storia, Umberto Bossi, con una parte di nordisti separatisti che vota No. Matteo Salvini, come ha declamato Luigi Dossena – lo storico ufficiale del partito che un tempo urlava alla Padania libera – durante il funerale, è destinato all’inferno. I politologi parlano nei salotti televisivi della “prossima battaglia”, ovvero la legge elettorale, ma la verità è un’altra. Le notizie che da Sigonella si fanno sempre più insistenti, tra voli militari americani che decollano alla volta di un Medioriente in fiamme, droni che partono, altri che minacciano di arrivare in Penisola, missili balistici iraniani che arrivano più lontano di quanto non si creda, dovrebbero lasciar intendere che l’unica battaglia di cui probabilmente si parlerà, in verità, è una guerra, e se Giorgia Meloni non lo capisce ora, perderà il controllo, spodestata da qualche sedicente generale che la guerra sa bene di che si tratta, e come si fa.