L’Italia in questo momento è spaccata in due, perché ha vinto il No. Certo è che da quando Garlasco è diventata la clava da brandire per bastonare gli avversari sulla sponda opposta del referendum anche quel che non è una vera indiscrezione lo diventa, quel che ormai ci siamo dimenticati dopo averlo ripetuto mille volte (anche su MOW, tra l’altro), sepolto tra la polvere del chiacchiericcio e dell’ultima udienza, dell’ultimo incidente probatorio diventa strumento di distrazione di massa, ma pure di velatissima propaganda. Ieri sera sul Tg1 ancora una volta si è mosso l’orario della morte di Chiara Poggi. “Un vero e proprio scossone” si è scritto alla vigilia della chiusura delle urne per il referendum, ma non solo Selvaggia Lucarelli ha fatto notare di come il tempismo per questo “scoop” potrebbe essere in qualche modo funzionale alla campagna referendaria a favore per il sì, dato che in questa “nuova” indiscrezione scodellataci dal tg di Gian Marco Chiocci, mette in evidenza come i magistrati della prima inchiesta sull’omicidio Poggi abbiano in qualche modo lavorato in modo poco certosino, commettendo errori tali da individuare un orario della morte in anticipo di almeno una mezz’ora.
Furono infatti i famosi ventitré minuti tra le 9 e 12 e le 9 e 35 a condannare Alberto Stasi. Lucarelli ha definito “molto bizzarro” che a poche ore dal voto per il referendum escano fuori indiscrezioni, e che escano specialmente sul Tg1. Naturalmente a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca e d’altronde se per tanti anni davvero è stata registrata agli atti una verità che verità non è sulla morte di Chiara Poggi, contribuire alla causa che vuole una separazione delle carriere dei magistrati per combattere alla radice le correnti interne alle toghe, meglio tardi che mai di fare qualcosa no? E allora vale tudo, anche perché di vera indiscrezione non si può esattamente parlare, ma di una notizia già nota da tempo e pescata dall’internet per fare audience in un momento particolare in cui gli italiani attendono ben altro. Proprio per questa inaspettata vittoria del No, si tratterà di un paese spaccato in due. In televisione si parla della prima sconfitta del centrodestra e questo in qualche modo riflette il tentativo di mobilitazione da parte del centrodestra a convincere l’Italia che è meglio votare sì. Ma l’elettore di centrodestra non vuole essere disturbato con “indiscrezioni” ad orologeria, con isteriche prese di posizione da canali new-media pro-Occidente, l’italiano medio non vuole sentirsi dire quello che deve fare, è un po’ come la colata di lava che va più che altro guidata nella sua discesa, ma è inutile fare muro con verbi all’imperativo.