Partiamo da un numero: 53. Sono i praticanti italiani di bob, skeleton e slittino messi insieme — stando agli ultimi dati FISI disponibili, risalenti al 2022, e nulla suggerisce che nel frattempo la platea si sia allargata in modo significativo. È per loro, e per gli atleti stranieri che vengono in Italia ad allenarsi e gareggiare, che è stata costruita la pista "Eugenio Monti" di Cortina d'Ampezzo. Costa oltre 120 milioni di euro di soldi pubblici. La manutenzione annua dal 2027 è stimata in circa 600.000 euro. Sia chiaro: le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 sono andate bene. Meglio che bene. Gli italiani le hanno seguite, le gare di bob e slittino hanno regalato emozioni, medaglie e senza una pista in Italia quelle gare non si sarebbero potute fare. La pista era necessaria. Il punto è quello che succede adesso.
Tuttavia adesso la Corte dei Conti del Veneto ha aperto un fascicolo per danno erariale. L'indagine ha due filoni. Il primo riguarda la costruzione stessa dell'impianto. Il secondo — quello più caldo — riguarda i danni scoperti dopo i Giochi e la riconsegna dell'impianto, siglata tra Comune di Cortina, Fondazione Milano Cortina e Simico: la Procura vuole stabilire chi sia responsabile delle 112 criticità rilevate nel verbale di sopralluogo del 25 febbraio — 45 pagine di foto e segnalazioni stese dal direttore dei lavori Michele Titton — e accertare che i costi per ripararli siano proporzionati. La domanda centrale è se quei danni siano stati causati dall'utilizzo intensivo durante i Giochi, o se preesistessero all'evento olimpico — il che sposterebbe le responsabilità in modo molto diverso.
La riconsegna dell'impianto si è bloccata per più di un mese. I campionati italiani di marzo sono stati annullati anche per il veto del CIO. Simico e Pizzarotti hanno sempre negato ogni responsabilità: lo Sliding Centre è stato realizzato e consegnato "a regola d'arte, in tempi record", sostengono. Di conseguenza, secondo loro, i danni sarebbero da addebitare alla Fondazione Milano Cortina, che ha gestito l'impianto durante i Giochi. La Fondazione non ha confermato questa versione. I costi, ha dichiarato Simico, "saranno imputati ai diretti responsabili nelle forme di legge". Chi siano questi diretti responsabili è, appunto, quello che la magistratura contabile dovrà stabilire.
Ma il nodo principale resta il futuro della pista. Esiste già un accordo di programma approvato dal Comune di Cortina a febbraio 2026: la pista diventerà centro federale FISI per bob, skeleton e slittino. Comune, Regione Veneto e Province autonome di Trento e Bolzano si impegnano a sostenerla per i prossimi vent'anni, puntando a farne una struttura di riferimento europeo per le federazioni straniere che non dispongono di impianti propri. Sulla carta, è un piano serio.
Il precedente però si chiama Cesana Pariol, e non promette bene. Fu costruita per le Olimpiadi di Torino 2006, costò circa 110 milioni di euro, durò cinque anni. Nel 2011 chiuse per costi di gestione insostenibili. Da allora è abbandonata, e la natura si sta riprendendo le curve a suo ritmo. Anche lì, all'epoca, c'erano accordi e piani e impegni istituzionali.
La speranza è che quei 53 atleti diventino di più, il movimento cresca e riesca a sostentare la pista. Oppure la "Eugenio Monti" sarà ricordata come il monumento al silenzio più costoso delle Dolomiti.