Marc Marquez chiude il GP d’Italia con un 7° posto dopo aver dato spettacolo con Pedro Acosta per buona parte della gara: lui passava sul dritto, l’altro faceva il ritmo nel misto e lo fregava in staccata. Alla fine, il 9 volte campione del mondo ha dovuto cedere. Marc ha corso con la moto migliore, Pedro era fisicamente in forma e lo scontro è valso il prezzo del biglietto, almeno per il pubblico spagnolo. Quando si presenta da noi per l’intervista, Marc appare quasi sollevato, anche se continua a camminare con un vistoso tutore al piede destro e ha una brutta escoriazione sul palmo della mano sinistra, a testimonianza del fatto che ha corso cercando compensare i problemi al braccio destro.
“Non sapevo come sarebbe andata, ho dato tutto finché il braccio destro non mi ha detto di fermarmi”, spiega. “Ricordo che ero stanchissimo, così ho guardato la tabella e visto che mancavano dieci giri… lì è stata una bella frustrazione, però ho provato a lottare anche sapendo che l’avrei perso. Mi sono detto che dovendo vendere la pelle tanto valeva venderla cara. La cosa più importante per me è stata aver finito il weekend”.
Fa quasi sorridere pensare che sia il solito Marc Marquez di sempre, quello che alla fine ci prova. A dirlo è anche lui stesso quando racconta di aver deciso di tronare al Mugello per rimanere fedele all’approccio che ha avuto per tutta la sua carriera: “Sono contento di essere venuto qui. Una parte di me diceva dai, rimani a casa e torna a Balaton che è una pista più facile e lenta, mentre il Mugello è una delle più difficili. L’altra partedi me… mi diceva che per tutta la carriera ho dato il mio massimo e che se non fossi saltato sulla moto anche con la minima possibilità di farcela e con l’ok dei dottori non sarei stato Marc. È stata una guerra, questo weekend. L’ho approcciata come una guerra. Ma da qualche parte bisognava pur cominciare”.
A questo punto davanti a lui c’è un nugolo di giornalisti che vuole capire quali siano le sue reali condizioni fisiche, quante possibilità ci siano di rivedere il Marc Marquez dell’anno scorso e, chiaramente, se c’è una possibilità concreta che decida di ritirarsi a fine stagione. Una prima indicazione piuttosto importante ce la restituisce quando gli chiediamo come sia messo il piede, perché si parla tanto del nervo radiale e della spalla ma le due fratture al quinto e quarto metatarso del piede destro si è parlato pochissimo: “Le fratture al piede rispetto alla spalla sono noccioline. Fosse stato solo il piede avrei anche potuto correre già al Montmelò. È vero che il piede non è al 100%, però non è una limitazione sulla moto”, risponde lui. Il che ci lascia intendere quanto siano compromesse spalla e braccio, anche considerando che non ha nessuna certezza dei livelli che riuscirà a raggiungere col tempo: “Per me l’importante era non avere intorpidimenti. Sento di avere un feeling diverso al braccio, questa è la cosa più importante e l’obiettivo dell’intervento chirurgico. L’obiettivo è raggiungere il mio 100% ogni giorno e capire dove posso arrivare. Nessuno dice che in futuro tornerò a come stavo prima, ma proverò. Come dicevo sono pronto a provare, poi vediamo. Non voglio mollare senza fare un tentativo”. E ancora, a ribadire il concetto: “Se sono qui è per portare avanti la mia carriera. Voglio provarci, poi vediamo quale sarà la mia condizione fisica in futuro. Ma non sono qui per giocarmi intitolo e prendere punti, sono qui per avere una carriera più lunga”.
Marc si dimostra un grande comunicatore anche a fine intervista, quando gli chiedono se si trova d’accordo con Fabio Di Giannantonio, Per il pilota romano infatti, al momento Aprilia è a un livello più alto rispetto a Ducati. Così Marc sorride, ci pensa e poi risponde: “Non posso dire se Ducati sia meglio o peggio di Aprilia, perché in questo momento non sto spremendo fuori tutto il succo da questa Ducati. Penso che ce ne sia ancora, devo spingere di più questa moto”.