Il “figlio” di Valentino. Quello coi ricci del Sic che sembra il Sic. L’amico di Pecco. Nell’ultimo giorno di maggio del 2026, Marco Bezzecchi ha vinto al Mugello spiegando al mondo, da sopra le colline del circuito, di essere Marco Bezzecchi ebbasta. E pure che chi non sogna diventa come tutti. Lui questo ultimo giorno di maggio l’aveva sognato per tutta la vita, fin da quando, racconta, “venivo al gran premio con la mia famiglia”. Solo che Marco Bezzecchi ebbasta è uno che come tutti vuole essere, anche se non intende smettere di sognare e che, alla fine dei conti, si possono avere sogni grandi anche dentro modi comuni. Che comprendono le lacrime. Le emozioni. Lo sboronate. E pure il cag*rsi addosso.
In questo ultimo giorno di maggio a lui è successo. “Negli ultimi due giri è stata dura veramente – racconta - con la coda dell’occhio ho iniziato a vedere tutta la gente sulle tribune che esultava. Restare concentrati non è stato facile, ma poi, quando ho passato il traguardo, è stato bellissimo. Oggi c’era anche Kimi Antonelli, siamo diventati amici ed è stato bello averlo qui”. Il pilota della MotoGP ha pure sempre un pensiero rivolto agli altri, anche quando è il suo giorno e, proprio parlando di Antonelli, se ne esce così: “Non dovete rompergli le scatole, ma dobbiamo tutti fare il tifo per lui! Mi fa piacere poi aver usato il casco dedicato a Zanardi qui, era un messaggio importante per me e per tutti gli italiani. Salire sul podio, vedere tutta quella gente con la bandiera italiana è stato assurdo. Mi sono sentito una superstar, ma anche uno di loro, perché non molti anni fa ero lì con loro. Ma volete la verità vera? Sembra come se già non mi ricordo più niente di quello che ho fatto, sono momenti incredibili".
“Mi sono sentito una superstar, ma anche uno di loro, perché non molti anni fa ero lì con loro. Prima sognavo di esserci. Poi ho sognato di vincere”. Eccolo, il Bez sta tutto in questa frase qui in cui ammette che “collocare” è un verbo di cui gli frega meno di niente. Figuriamoci quanto può fregargli il collocarsi, soprattutto quando è così consapevole che il posto in cui ha piacere vero di stare è il cuore delle persone. Quelle normali. Quelle che sono come tutti e però sognano pure. Di vincere il GP d'Italia al Mugello l’aveva sognato – più come prospettiva concreta che come desiderio astratto – anche appena prima del weekend stesso. Trovando in quella prospettiva una gran forza, ma scoprendo pure qualcosa con cui non aveva mai fatto i conti fino in fondo: la pressione.
“Da giovedì – racconta ancora il pilota – ci ho pensato a questa vittoria, ma non volevo pianistici troppo perché è un qualcosa che ti può far ossessionare. La pressione questo weekend è stata forte, perché i tifosi della MotoGP sono fantastici e sentivo la responsabilità. Tutti mi dicevano che avrei vinto o che avrei dovuto vincere e per la prima volta ho sentito questa pressione. Ma per me è stata anche una carica extra perché è bellissimo avere questo supporto da tutti questi tifosi. Ho lavorato duro per vincere e oggi il sogno si è realizzato. All’inizio ho fatto un bel duello con Jorge Martín: volevo stare davanti perché sapevo che la mia gomma anteriore sarebbe durata di più senza avere nessuno davanti. Pecco Bagnaia però è stato un missile ed è stato velocissimo quando mi ha passato. Lì mi sono detto di non perdere la calma e di tenermi comunque a distanza per evitare problemi con la gomma e quando ho visto Jorge che perdeva terreno ho avuto la tranquillità per aspettare. Poi, però, si è avvicinato di nuovo e ho deciso di andare davanti e fare il mio ritmo anche perché ho visto Pecco iniziare a soffrire un pochino. Le sensazioni con la moto erano incredibili oggi”.
Incredibili come le sensazioni che, alla fine, ha regalato a tutti, compresi i due avversari battuti che, nonostante la paga, sembravano contenti quanto lui che a vincere qui in Toscana fosse stato proprio Marco Bezzecchi ebbasta. Uno che sulla griglia di partenza, in quel momento in cui devi restare solo coi pensieri, ha voluto vicine, proprio per oggi, le sue sorelle. “Questo è il sogno che ho sempre avuto – dice ancora – Ci ho pensato ogni volta che ho visto vincere qualcuno al Mugello e a me non riusciva: sembrava una maledizione. Ho lavorato tanto ogni giorno per riuscirci e sono contento che sia successo oggi che c’erano anche le mie sorelle. Le vorrei con me sempre: Laura vive a Milano, Silvia a Roma. Non siamo spesso assieme, ma averle qui oggi è stato speciale. Hanno detto che è sembrato il Mugello di Valentino Rossi? Lo spero. È una pista bellissima e il posto è magnifico: vedere i tifosi qui è come un quadro bellissimo. Se stiamo tornando al periodo migliore del Mugello, ai vecchi fasti, questo può rendermi solo felice”.
Felice come un Marco Bezzecchi ebbasta. Lo stesso di sempre anche adesso che è leader del mondiale MotoGP e ha come amico il talento della Formula 1, Kimi Antonelli. “Mi piacerebbe tanto ovviamente guidare una Formula 1 – scherza rispondendo alla domanda se guiderà la macchina di Antonelli - ma penso di essere abbastanza scarso. Comunque sarebbe fantastico poter un giorno anche portare Kimi sulla biposto. Anche io preferirei salire in auto con lui che guida, però, per capire veramente cosa si prova. In un futuro sarebbe fantastico certo”. Il Bez ha questa semplicità qui: ammettere che forse fare il passeggero potrebbe, adesso, garbargli più di guidare una monoposto. Perché Marco Bezzecchi ebbasta, a proposito di auto e campioni, è uno che si sente addosso la responsabilità anche di un “semplice” tributo. “Questa vittoria – conclude – è arrivata con il casco con le grafiche di Alex Zanardi ed è un’altra delle cose che mi rende più contento perché era in un certo senso una responsabilità. Alex per gli italiani è stato un'icona, non solo nello sport, ma in generale nella vita e la sua scomparsa ha lasciato un segno molto grande in tutto il mondo: è incredibile aver visto che cosa ha smosso. Avere il suo casco tributo non è stato facile, quindi, però è stata una bellissima soddisfazione, sono molto contento e spero che abbia fatto piacere, prima di tutto ovviamente alla sua famiglia”.