Marc Marquez chiude al sesto posto le prequalifiche del venerdì al Mugello. Lo fa con un giro a vite persa e con qualche errore, però lo fa. Èd un riassunto perfetto della sua carriera: provarci sempre, farlo il prima possibile e non pensare troppo alle conseguenze. Dal rientro affrettato nel 2020 è passata un’epoca e lui è un uomo diverso, più saggio anche, eppure (a dirlo è lui stesso) col casco in testa diventa tutto più difficile. Così lo vediamo in pista a due settimane dalla doppia operazione fatta in seguito alla caduta di Le Mans, con una spalla che ancora non funziona come dovrebbe e nessuna grossa idea di quando andrà meglio: “La cosa più importante oggi era capire come lavorava il nervo”, ha cominciato a spiegare lui a fine giornata. “Era importante che non mi desse fastidio alle mani, nelle dita e al gomito. Al momento si sta comportando bene e sono contento, chiaramente ora che il nervo ha cominciato a lavorare bene sto usando altri muscoli. E quindi ho un passo diverso, un altro feeling sulla moto… vediamo se si riuscirà a migliorare, non dico questo weekend però. Adesso in teoria andrà sempre peggio perché sarò sempre più stanco. Per questo sono stato molto calmo durante le prove, ho spinto solo per un giro per finire in Q2”.
Le aspettative, racconta Marc, erano piuttosto diverse, anche se nel paddock si comincia a pensare a un altro rientro affrettato: se un pilota come lui non è in condizioni di spingere come vorrebbe e non è nemmeno il tipo in grado di accontentarsi (i piloti non lo sono mai), il rischio che le cose possano andare male diventa piuttosto elevato. Un po’ come fu per Jorge Martín in Qatar. Oltretutto questa cosa lo spagnolo sembra averla ben chiara in testa: “Quando non ho il casco sono paziente e pronto, col casco è più difficile: sapete come sono fatto, se ho qualcuno davanti provo a passarlo. Ma al momento devo lavorare mentalmente e cercare di essere paziente, chiaramente ho preso un rischio in quel giro lì ma non sono pronto per lottare neanche per la top 5. Non ho obiettivi per i tempi o le posizioni, solo per un miglioramento. Non mi sento pronto per spingere, il nervo lavora bene ma non ho feeling. Onestamente pensavo che mi sarei sentito meglio, perdo molto nelle curve a destra e nei cambi di direzione. È vero che per un giro riesco, poi prendo mezzo secondo dai piloti che stanno davanti. Non mi sento ancora abbastanza bene”.
Quando gli chiediamo a che percentuale del recupero pensa di essere, lui ci restituisce una risposta lapalissiana che, tuttavia, racconta bene la sua determinazione e lo stato mentale con cui sta affrontando questo ennesimo rientro: “Tornerò un po’ a quando abbiamo parlato prima dell’inizio dell’anno: non so quale sia il mio 100%. Vediamo, la cosa più importante è che mentalmente sono pronto e voglio provare a raggiungere quel 100% di nuovo, perché se non sei pronto mentalmente è meglio mollare. Però sono pronto e proverò, magari sarà possibile e magari no. Per capirlo ci potrebbe volerci un mese, due settimane o due mesi. Ma proverò ad andare avanti, la cosa più importante ora non è capire se mi sento al 60% o all’80’%, è raggiungere quei livelli giorno per giorno. Sono qui per ricostruire il mio braccio destro per capire meglio il mio futuro, non ho altri obiettivi”.
Se fosse un altro pilota diremmo che le possibilità di un ritiro tra il sabato e la domenica sono piuttosto elevate. Lui però è Marc Marquez e così ha affrontato tutta la propria carriera.