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29 maggio 2026

Nel venerdì del Mugello bandiere rosse e impero romano: Di Giannantonio detta legge, Marquez c’è (nonostante tutto) e solo Acosta è fuori dalla Q2

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

29 maggio 2026

Dietro al pilota romano della VR46, Pecco Bagnaia con la Ducati del Team Lenovo un velocissimo (e feroce) Enea Bastianini con la KTM di Tech3. Quarta piazza per l’altro “romano de Roma”, Franco Morbidelli. Marc Marquez? Zoppica, ha un tutore al piede, ma serve ben altro per pensarlo fuori dai giochi…
Nel venerdì del Mugello bandiere rosse e impero romano: Di Giannantonio detta legge, Marquez c’è (nonostante tutto) e solo Acosta è fuori dalla Q2

La pioggia della notte, il semibagnato del mattino e il sole che pela del pomeriggio. Il Mugello è in Toscana, ma oggi è sembrato più un’arena per gladiatori. Roba, insomma, per antichi romani. O per romani di adesso che, alla fine, si sono ritrovati come a casa. A dettare il ritmo è un Fabio Di Giannantonio in stato di grazia, che ha abbassato il pollice verso tutti, nonostante un mignolo fasciato dopo l’assurdo incidente di domenica scorsa a Barcellona. Il pilota romano della VR46 ha rotto il muro dell'1:45 già al primo giro e poi si è preso il miglior tempo assoluto in 1'44.808. Una prestazione solida, che bissa quella d'autorità del mattino, quasi a voler ricordare a tutti che quando c'è da conquistare un territorio con la forza, l'indole della Capitale viene fuori.

Alle sue spalle la pattuglia italiana risponde comunque presente, a partire da Pecco Bagnaia. Il due volte campione del mondo, dopo un lungo alla San Donato al mattino, ha mantenuto la calma nel momento decisivo e si è fermato a soli 91 millesimi dal connazionale. Terzo è Enea Bastianini, che ha portato la KTM del team Tech3 a ridosso dei primi con un gran finale da 1'44.911, precedendo l’altro romano della MotoGP, Franco Morbidelli, quarto. Quinto Fermín Aldeguer.

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In mezzo a questo monologo tricolore e rosso Ducati si è inserito sornione Marc Márquez. Lo spagnolo ha giocato a nascondersi per gran parte del turno, navigando intorno all'undicesima posizione per studiare il passo gara e valutare la tenuta fisica nelle violente staccate del circuito. Poi, nel finale, ha piazzato la zampata (nonostante il piede fasciato) da 1:45.010 chiudendo sesto. Un piazzamento cruciale che gli garantisce la Q2 diretta e dimostra che, nonostante le fatiche del rientro, lui c'è. C’è sempre e comunque. E chi si dimentica di Marc Marquez è un povero illuso. Dietro di lui ha agguantato i primi dieci le Aprilia di Marco Bezzecchi e di Jorge Martín, ottavo e rallentato dal traffico nell'ultimo settore. Le ultime due piazze per la qualifica blindata sono andate invece ad Alex Rins con la Yamaha e alla vera sorpresa del giorno: il debuttante Diogo Moreira, decimo e miglior pilota Honda in pista.

La sessione del pomeriggio, comunque, è stata tutt'altro che tranquilla, spezzata da due bandiere rosse che hanno mandato in fumo i piani di molti team. La prima interruzione è arrivata per la brutta scivolata di Fabio Quartararo alla curva Materazzi, con la Yamaha rimasta in pista e il casco del francese sfiorato dalla moto. Pochi minuti dopo la ripartenza, si è fermata anche la KTM di Brad Binder sul rettilineo d'arrivo per un guasto tecnico, costringendo la direzione gara a un nuovo stop per ragioni di sicurezza. Tra cadute minori, come quella di Jack Miller, e continui stravolgimenti, chi ha pagato il prezzo più alto, anche dei suoi stessi errori, è stato Pedro Acosta. Lo spagnolo ha vissuto una sessione frustrante, ritrovandosi fuori dai dieci perché nell'ultimo disperato tentativo ha perso l'anteriore finendo – senza cadere -nella ghiaia della seconda dell'Arrabbiata. Risultato? Tredicesimo e unico dei big costretto alla Q1. A chiuder la classifica, infine, è toccato al veterano Cal Crutchlow, chiamato a sostituire l'infortunato Zarco, dietro a Michele Pirro, in pista al posto di Alex Márquez.

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