La pioggia della notte, il semibagnato del mattino e il sole che pela del pomeriggio. Il Mugello è in Toscana, ma oggi è sembrato più un’arena per gladiatori. Roba, insomma, per antichi romani. O per romani di adesso che, alla fine, si sono ritrovati come a casa. A dettare il ritmo è un Fabio Di Giannantonio in stato di grazia, che ha abbassato il pollice verso tutti, nonostante un mignolo fasciato dopo l’assurdo incidente di domenica scorsa a Barcellona. Il pilota romano della VR46 ha rotto il muro dell'1:45 già al primo giro e poi si è preso il miglior tempo assoluto in 1'44.808. Una prestazione solida, che bissa quella d'autorità del mattino, quasi a voler ricordare a tutti che quando c'è da conquistare un territorio con la forza, l'indole della Capitale viene fuori.
Alle sue spalle la pattuglia italiana risponde comunque presente, a partire da Pecco Bagnaia. Il due volte campione del mondo, dopo un lungo alla San Donato al mattino, ha mantenuto la calma nel momento decisivo e si è fermato a soli 91 millesimi dal connazionale. Terzo è Enea Bastianini, che ha portato la KTM del team Tech3 a ridosso dei primi con un gran finale da 1'44.911, precedendo l’altro romano della MotoGP, Franco Morbidelli, quarto. Quinto Fermín Aldeguer.
In mezzo a questo monologo tricolore e rosso Ducati si è inserito sornione Marc Márquez. Lo spagnolo ha giocato a nascondersi per gran parte del turno, navigando intorno all'undicesima posizione per studiare il passo gara e valutare la tenuta fisica nelle violente staccate del circuito. Poi, nel finale, ha piazzato la zampata (nonostante il piede fasciato) da 1:45.010 chiudendo sesto. Un piazzamento cruciale che gli garantisce la Q2 diretta e dimostra che, nonostante le fatiche del rientro, lui c'è. C’è sempre e comunque. E chi si dimentica di Marc Marquez è un povero illuso. Dietro di lui ha agguantato i primi dieci le Aprilia di Marco Bezzecchi e di Jorge Martín, ottavo e rallentato dal traffico nell'ultimo settore. Le ultime due piazze per la qualifica blindata sono andate invece ad Alex Rins con la Yamaha e alla vera sorpresa del giorno: il debuttante Diogo Moreira, decimo e miglior pilota Honda in pista.
La sessione del pomeriggio, comunque, è stata tutt'altro che tranquilla, spezzata da due bandiere rosse che hanno mandato in fumo i piani di molti team. La prima interruzione è arrivata per la brutta scivolata di Fabio Quartararo alla curva Materazzi, con la Yamaha rimasta in pista e il casco del francese sfiorato dalla moto. Pochi minuti dopo la ripartenza, si è fermata anche la KTM di Brad Binder sul rettilineo d'arrivo per un guasto tecnico, costringendo la direzione gara a un nuovo stop per ragioni di sicurezza. Tra cadute minori, come quella di Jack Miller, e continui stravolgimenti, chi ha pagato il prezzo più alto, anche dei suoi stessi errori, è stato Pedro Acosta. Lo spagnolo ha vissuto una sessione frustrante, ritrovandosi fuori dai dieci perché nell'ultimo disperato tentativo ha perso l'anteriore finendo – senza cadere -nella ghiaia della seconda dell'Arrabbiata. Risultato? Tredicesimo e unico dei big costretto alla Q1. A chiuder la classifica, infine, è toccato al veterano Cal Crutchlow, chiamato a sostituire l'infortunato Zarco, dietro a Michele Pirro, in pista al posto di Alex Márquez.