È tornato a parlare di calcio Fabrizio Corona nella nuova puntata di Falsissimo. Lo fa dopo aver fatto esplodere, nel 2023, il caso di scommesse che ha portato alle squalifiche di Nicolò Fagioli e Sandro Tonali. Nel frattempo l'Italia ha perso un altro Mondiale, il nostro calcio è in caduta libera e la colpa? Secondo Fabrizio Corona sarebbe dei veri padroni del calcio italiano. Non la Figc, non i calciatori o gli allenatori: i procuratori.
La storia parte da Luciano Moggi: "l'uomo che si è preso tutte le colpe del calcio italiano". Secondo Corona, Moggi era un personaggio capace e scaltro, un vero intenditore di calcio, capace di premiare il merito e soprattutto di usare i procuratori come strumenti, senza mai farsi usare da loro. Poi Calciopoli è arrivata come uno tsunami e si è portata via tutto, Moggi in testa. Se ne sono andati i grandi presidenti, Moratti, Berlusconi, sono arrivati i fondi stranieri e nel calcio italiano si è creato un vuoto di potere. Il calcio italiano ha cambiato pelle, non sono più i club a dettare le condizioni: quel vuoto è stato colmato dai procuratori.
Vincenzo Raiola: "Volevo autodenunciarmi"
Il fulcro della puntata sono le dichiarazioni di Vincenzo Raiola, cugino di Mino — morto nel 2022 — ed erede del suo impero sportivo, che avrebbe sentito il bisogno di autodenunciarsi. Il motivo è semplice: il sistema che descrive è profondamente corrotto. I procuratori controllano il calcio, spostano i giocatori pagando i direttori sportivi e, per accaparrarsi un giocatore, arrivano a pagare le famiglie attraverso soldi, macchine e regali di ogni tipo.
La stima lanciata è pesante: secondo quanto riportato nella puntata, il 70-80% dei direttori sportivi "mangia" dai procuratori. Direttori sportivi e agenti sono spesso legati da accordi informali, con i procuratori che intestano agenzie di comunicazione o agenzie immobiliari direttamente ai DS per giustificare i pagamenti, "perché ci sono troppi soldi da girare".
Lucci e la Fiorentina: tre attaccanti, una sola procura
Il caso di Alessandro Lucci, proprietario dell'agenzia World Soccer Agency, è emblematico del conflitto di interessi che domina il mercato. L'agente avrebbe portato alla Fiorentina tre attaccanti — Moise Kean, Dzeko e Piccoli. Tre giocatori, stesso ruolo, tutti gestiti dallo stesso procuratore, a conferma di quanto un singolo agente riesca a condizionare le scelte tecniche di una società.
Il caso Kean è il più dettagliato. Per ottenerne la procura, soffiandola allo stesso Raiola, Lucci avrebbe prima ingaggiato il fratello del calciatore, comprandosi così la fiducia della famiglia. Poi lo avrebbe portato alla Fiorentina e, approfittando del vuoto creato dalla morte di Joe Barone, avrebbe ottenuto che lo stipendio venisse portato da 2 a 4 milioni di euro, a condizione di alzare la clausola rescissoria di circa 10 milioni — una contropartita apparentemente tecnica, ma che di fatto gonfiava il contratto a vantaggio del giocatore e, di riflesso, del suo procuratore. Sullo sfondo emerge quello che Corona descrive come una "stecca" — una tangente in pratica — tra Lucci e Pradè, direttore sportivo della Fiorentina.
Beppe Riso: la rete che collega le big
Ma il deus ex machina del calcio italiano, secondo Corona, si chiama Beppe Riso. È lui il procuratore al centro della ragnatela più articolata della puntata. Il racconto di Corona ricostruisce un sistema che parte da relazioni sentimentali strategiche e arriva a condizionare i mercati di alcuni dei club più importanti d'Italia.
Tutto comincia all'Olympiakos. Riso aggancia Modesto — ex calciatore passato al ruolo di dirigente — mentre questi lavora in Grecia ed è fidanzato con Lina Souloukou, dirigente del club. Riso sfrutta il legame per portare Pirola all'Olympiakos, poi usa i suoi rapporti storici con Galliani per piazzare Modesto al Monza.
La Souloukou intanto approda alla Roma come CEO: da quel momento, sostiene Corona, le decisioni di mercato sembrano orientarsi sistematicamente verso i giocatori di Riso. Viene esonerato De Rossi, arriva Juric (allenatore assistito da Riso). Sul mercato arriva Baldanzi, vengono rinnovati Mancini e Cristante, poi arrivano Abraham e Soulè, sotto la regia di Riso.
Riso avrebbe poi fatto una società in compartecipazione con Marianna Mecacci — ex moglie del calciatore Gianluca Comotto e procuratrice di Camarda, Tonali e del figlio Christian Comotto. La Mecacci si fidanza con Modesto, che viene poi nominato direttore sportivo della Juventus. In questo modo Riso avrebbe il suo uomo ai vertici del club bianconero. La grande operazione è l'acquisto di Jonathan David a parametro zero, con commissioni stimate intorno ai 30 milioni. Il trasferimento viene orchestrato insieme a Canales e al manager del giocatore, Mauro Maras: a dividersi la torta sarebbero Riso, Canales, Modesto, Maras e Mecacci.
Lo schema si ripete. Frattesi e Carlos Augusto al Monza di Galliani vengono agganciati da Riso, per poi essere ceduti all'Inter sotto la direzione del procuratore. Stessa logica per Lucca: comprato dal Napoli, finirebbe al Nottingham Forest grazie all'intreccio tra Riso e la Souloukou — quest'ultima vicina al presidente dell'Olympiakos, che è lo stesso del Nottingham.
Gli intermediari: Giuffrida e Busardò
Corona entra poi nel mondo degli intermediari, figure che operano nell'ombra mettendo in contatto procuratori e presidenti di club. Il caso Giuffrida ci da un esempio delle cifre in gioco: una società estera avrebbe contattato la sua agenzia offrendo 40 milioni per mediare un'operazione. Ma come può una società di intermediazione rientrare di questa cifra se non con questo tipo di operazioni?
Ma il vero padrone delle trattative, secondo Raiola, è Paolo Busardò: "Tante operazioni con Cairo, col Verona, con la Roma, con Furlani al Milan, le ha fatte Busardò". Tra le operazioni attribuitegli ci sarebbero i trasferimenti di Muharemovic all'Inter (tra l'altro non ancora ufficiale), Bremer alla Juventus e Buongiorno al Napoli. Cairo, presidente del Torino, gli avrebbe versato decine di milioni di euro nel tempo.
Pastorello: il "cane sciolto"
Chiude il quadro Federico Pastorello, definito il "cane sciolto del calcio". Le accuse di Corona per lui sono pesanti, e si concentrano su presunte irregolarità fiscali: 8 operazioni sarebbero state condotte attraverso la società del fratello, ma le operazioni finanziariamente più rilevanti — 18 in totale — sarebbero passate da Offside Ltd, una società straniera, con un'aliquota fiscale del 7%.
Secondo quanto riportato nella puntata, le norme della FIGC permettono a un procuratore straniero di operare su un numero molto limitato di trasferimenti (massimo 3). Fare 18 operazioni attraverso un soggetto estero configurerebbe, secondo l'accusa, un'evasione fiscale.
Insomma, secondo Raiola il calcio italiano: "È diventata un'agenzia immobiliare, comprare e vendere giocatori". Un sistema in cui i club non sono più soggetti autonomi ma pedine su una scacchiera gestita da pochi agenti potenti, capaci di piazzare i propri uomini come dirigenti, orientare le scelte tecniche, moltiplicare le commissioni e far girare decine di milioni lontano dai riflettori. Tutto con un unico faro, i soldi. Ci guadagnano tutti: agenti, calciatori, direttori sportivi. Gli unici a rimetterci, come sempre, sono i tifosi.