Il Dio delle corse mescola e intreccia storie potenti. E’ così da sempre e è stato così anche oggi, quando sul podio della Sprint del Mugello si sono ritrovati due che di storie di rinascita ne sanno qualcosa ai lati di uno che, invece, una storia di rinascita ha cominciato a scriverla esattamente oggi. Raul Fernandez sul gradino più alto nel momento dell’umore più basso e, a fianco a lui, quel Jorge Martìn con cui la scorsa settimana aveva anche avuto un incidente e quel Fabio Di Giannantonio (terzo) che è, tra tutti i piloti della MotoGP, quello che più di tutti ha la storia a cui Fernandez dovrà ispirarsi. La cronaca della corsa? Fernandez ha vinto di tigna, dominando dall’inizio alla fine, e mettendosi alle spalle l’Aprilia ufficiale di Martìn e la Ducati di Diggia, con Marco Bezzecchi e Marc Marquez appena giù dal podio.
Ci sono volte, infatti, che per la cronaca può bastare il minimo indispensabile, perché la vera roba potente da raccontare non è ni giri di una Sprint, ma nei pensieri di un pilota e nelle parole che ha affidato ai media dopo i doverosi festeggiamenti. Raul Fernandez al Mugello c’è arrivato con la peggiore delle consapevolezze in tasca per uno che fa il pilota: essere senza sella per l’anno prossimo. Non l’ha detto esplicitamente, ma sembra che Aprilia e Trackhouse gli abbiano fatto già capire che dovrà cercarsi una moto (che non c’è) per restare in MotoGP. Le corse sono così. Oggi ci sei, domani no. E per provare a esserci ancora si ha solo una cosa da fare: rispondere alla fame e vincere. Raul Fernandez l’ha fatto in questo sabato.
“Sono molto felice – ha detto nel media scrum – Penso di essere nel momento più difficile della mia carriera sportiva e meno male che c’è la mia famiglia. Con tutto quello che si legge e si vede è difficile gestire i pensieri. Anche se dietro di me ho un ottimo team umano che si occupa di tutto, dall'allenamento al lavoro psicologico, e ho chi si occupa di comunicazione, alla fine leggi cose e vedi che la situazione non è facile. Lo ripeto, ho passato tutto l'ultimo giro dopo la bandiera a scacchi a piangere, perché credo che senza la mia famiglia e mio fratello non potrei essere qui. Credo che questa sia la cosa più importante, no? Alla fine, se avrò o non avrò una moto non dipenderà da me. Io faccio il massimo, il meglio che posso ogni volta”. Poche parole che bastano a spiegare che il momento è quello che è, che questa vittoria è una risposta e pure che c’è la consapevolezza che questa risposta potrebbe non bastare. Anche se sul podio, di qua e di là, c’erano due che hanno rischiato grosso: Martìn per gli infortuni Di Giannantonio perché nel 2023 era nella stessa situazione di Raul. Ecco, proprio la storia di Diggia, oggi, è quella che Raul Fernandez dovrà tenere in mente per tutto il 2026. Magari anche ascoltando l’istinto e assecondando scelte che potrebbero sembrare azzardate.
“La decisione della gomma media posteriore è stata presa subito dopo le qualifiche – racconta - non mi sentivo bene con la morbida, non mi trovo del tutto bene con la morbida. Anche se riesco a fare il tempo, non mi sento del tutto a mio agio e quindi stata una decisione mia. Mia e pure difficile perché nella situazione in cui ci troviamo, che è quella che è visto che al momento non ho nulla per l'anno prossimo, vedere che hai i primi 10 intorno a te con le morbide e tu sei con la media non è facile. Ma è qui che entra in gioco l'ottimo gruppo umano che abbiamo, che mi ha fatto credere in quella decisione. Anche se per me era giusta, in quei momenti ti vengono i dubbi”.
Il futuro? “Devo dare il massimo, fino alla fine dell'anno sarò un pilota Trackhouse. Devo essere professionale e lottare. Alla fine le cose possono andare meglio o peggio, ma senza lottare non si va da nessuna parte. Quindi credo che l'importante sarà lottare, godercela e, qualunque cosa accadrà l'anno prossimo, avrò comunque la mia famiglia”. Poco spazio, quindi, per troppe analisi della gara, con Fernandez che, però, ci tiene anche a spiegare il chiarimento avuto con Jorge Martìn e Aprilia dopo l’incidente provocato a Barcellona. “Bisogna avere rispetto tra i piloti – dice ancora - Abbiamo avuto un incontro con Aprilia e sono d’accordo sull’avere rispetto tra ragazzi che corrono a più di 350 km/h. Bisogna avere rispetto per tutti e significa anche stare attenti per lottiamo per la stessa cosa”.